Capitolo 5
Steven tirò fuori carta e penna e pianificò con scrupolo i preparativi per il mese successivo.
Per quanto di solito fosse pigro, la voglia di sopravvivere bastava a far emergere il potenziale di chiunque e, inevitabilmente, tutte quelle incombenze richiedevano denaro.
Molti si tenevano stretti montagne di soldi che poi, alla fine, si trasformavano in carta straccia.
Non a tutti era concessa la possibilità di spendere il proprio denaro.
«C’è ancora un sacco di cose che richiedono soldi. Devo trovare un modo per averne abbastanza.»
Lo sguardo di Steven scivolò sulla sua casa.
Era nel centro di Starlight City, misurava centoventi metri quadrati, e si trovava in un complesso costruito dieci anni prima.
Ai prezzi di mercato attuali, un metro quadrato superava i cinquemila dollari.
Il che significava che quella casa valeva ormai almeno seicentomila dollari.
«Ho capito. Posso fare un’ipoteca sulla casa. Così avrò soldi.» Steven sorrise, elettrizzato. La parte migliore era che non avrebbe dovuto restituire il prestito. Era una prospettiva deliziosa.
Uscì di casa senza perdere tempo, salì in macchina e guidò fino alla banca per richiedere il finanziamento.
Per strada gli arrivò un messaggio di Alice.
Alice: [Steven, questo fine settimana mi annoio da morire. Vorrei che qualcuno mi portasse fuori.]
Steven lo guardò di sfuggita, poi gettò il telefono da parte.
Arrivò in banca per sbrigare la pratica del prestito.
Visto l’importo elevato, la documentazione completa di Steven e il fatto che la casa non avesse ipoteche in corso, l’approvazione fu rapida. La banca, però, gli concesse soltanto cinquecentocinquantamila dollari.
Steven non chiese di più: in fondo non avrebbe restituito quei soldi, e non aveva tempo da perdere a trattare con la banca.
Dopo la firma, la banca trasferì il denaro sul suo conto.
«Ora… dopo aver speso più di centomila dollari in generi alimentari, dovrei averne ancora circa settecentomila.»
«Dovrebbero bastare per ristrutturare casa. Però devo ancora comprare un sacco di medicine e armi. Potrebbero non essere sufficienti.»
All’ingresso della banca Steven si accarezzò il mento, rimuginando su come procurarsi altro denaro.
Proprio allora, un teppista tatuato che bighellonava sul bordo della strada lo notò, lì impalato a pensare. Gli si illuminarono gli occhi e gli si avvicinò in fretta. «Ehi… ti servono soldi?» chiese a voce bassa.
Steven alzò lo sguardo sul tizio. «Tu chi sei?»
Quello sorrise ancora di più e abbassò la voce. «Sto solo chiedendo… ti servono soldi con urgenza e la banca non te ne presta?»
A quelle parole, Steven capì subito che razza di gioco stesse facendo.
Uno strozzino.
Nella mente di Steven cominciò a prendere forma un’idea.
Sospirò, si finse in difficoltà e disse: «Hai ragione… l’attività di famiglia ha bisogno di liquidità con urgenza, ma la banca…»
E qui Steven sfoderò apposta un’espressione afflitta.
Anche il gangster recitò la parte di quello pronto a dare una mano.
Chi poteva prendere soldi per vie normali, passando dalla banca, non andava certo da uno strozzino.
Così disse a Steven: «In questi tempi, sì… le condizioni delle banche sono davvero dure. Di solito fanno mille storie e poi ci mettono un’eternità a tirare fuori i soldi.»
«Ma, fratello, se ne hai bisogno subito, io posso aiutarti», propose.
Steven lo guardò con cautela. «Tu? Davvero? Mi serve un sacco di denaro!»
Saputo che si trattava di un affare grosso, gli occhi del gangster si accesero visibilmente d’entusiasmo.
Si infilò una mano in tasca, tirò fuori un biglietto da visita e lo porse a Steven.
«La nostra azienda è specializzata nell’aiutare chi ha difficoltà economiche. Se ti serve denaro, vieni da noi!»
Steven abbassò lo sguardo sul cartoncino: “Super Loan Financial Services Co., Ltd.”
Sotto, la qualifica del gangster: Business Manager, Robert Lewis.
Steven disse, eccitato: «Davvero potete prestarmi dei soldi? Mi servono 700.000 dollari. Se mi aiutate, vi garantisco che al massimo in tre mesi riesco a restituire tutto!»
Robert sorrise. «Nessun problema. La nostra società ha mezzi solidi ed è specializzata nell’aiutare persone come te, che hanno bisogno di capitale.»
«Vieni, andiamo in ufficio e parliamo dei dettagli», disse Robert.
Steven annuì, con un’espressione piena di aspettativa, e seguì Robert fino alla loro azienda.
La cosiddetta azienda stava in un palazzo di uffici in una zona isolata.
Appena entrati, Robert accompagnò Steven nell’ufficio del capo.
Il capo di quella società di prestiti aveva una faccia dura, da tipo tosto, ma indossava un completo Benetton di alta gamma.
Era evidente che stesse cercando di darsi l’aria di un’impresa rispettabile.
Eppure, negli occhi gli guizzava un’ombra di ferocia.
Se quel capo non avesse bazzicato la malavita da anni, non avrebbe avuto quello sguardo.
Robert presentò al capo la situazione essenziale di Steven. «Manager, questo è un cliente che vuole prendere un prestito da noi.»
Il capo si chiamava Vincent Edwards. Vedendo Steven, sorrise e gli indicò di sedersi.
«Mr. Rogers, quanto desidera prendere in prestito?» chiese Vincent.
Da vera società di strozzini, andarono dritti al punto.
D’altronde quel genere di posto non era legittimo fin dall’inizio, e le formalità erano poche.
In più avevano mille modi per farti pagare, quindi non temevano che qualcuno scappasse con i soldi.
Steven disse: «Voglio prendere in prestito 700.000 dollari.»
Vincent aggrottò la fronte. «Non è una cifra da poco. Ma, Mr. Rogers, glielo dico subito con chiarezza: i nostri tassi sono molto alti. Deve essere pronto psicologicamente.»
Robert si inserì: «L’attività di Mr. Rogers ha un bisogno urgente di liquidità. Appena gli affari ripartono, i soldi rientrano in fretta, giusto?»
I due si muovevano in perfetta sintonia, e Steven lo vedeva benissimo.
Continuando a fingere di avere un bisogno disperato di denaro, Steven disse: «Sì, posso restituire in fretta. Gli interessi alti non mi interessano! Basta che mi prestiate i soldi.»
Vincent sorrise.
«Bene. Il nostro interesse è del quaranta per cento. Lei prende in prestito 700.000 dollari, deve restituirne 980.000. Quindi, prima mi deve firmare una cambiale da 980.000», disse. «E inoltre serve una garanzia di valore sufficiente: casa, fabbrica, auto… va bene qualunque cosa.»
Steven finse di esitare per un attimo, poi si decise e tirò fuori dalla tasca l’atto di proprietà della sua casa.
Lo aveva usato per il prestito in banca, quindi lo aveva addosso per caso.
«La mia casa vale più di 700.000 dollari. Come garanzia dovrebbe bastare, no? Ho anche una Mercedes che vale 40.000 dollari. Se non riesco a restituire, potete prendervi anche quella», disse Steven.
