CAPITOLO 2: IL DIVERTIMENTO È PROIBITO
LUCA
Mi sveglio al suono simultaneo di qualcuno che bussa con forza alla mia porta e della sensazione di qualcun altro che mi succhia un capezzolo.
Mugugno, sbattendo le palpebre intontito, mentre la ragazza accanto a me ridacchia e inizia a leccarmi il petto.
«Luca!» Una voce potente accompagna i colpi. «Apri questa porta subito!»
Emetto un gemito, ben contento di ignorare quella richiesta così fragorosa di aprire la porta, mentre la mano dell'uomo dall'altro lato scivola sotto le coperte e mi afferra l'erezione mattutina.
«Sono impegnato, Gio!»
«Vaffanculo!»
Sorrido tra me e me. È sempre divertente spingere il compassato e impeccabile Giovanni al punto di fargli dire parolacce.
Un istante dopo, sento un breve bip e la porta della mia camera d'albergo si spalanca.
«Che cavolo, Luca!» esclama Gio, fulminandomi con lo sguardo.
Gli rivolgo un sorriso assonnato, immaginando il disastro che devo sembrare, sdraiato tra Sonya ed Erikson, due nuovi amici che ho rimorchiato al bar ieri sera.
Giovanni si muove, raccogliendo i vestiti sparsi per la stanza dalla sera prima. Ce li lancia addosso. «Voi due, fuori. Subito.»
Erikson scuote la testa mentre la sua mano accelera il ritmo sul mio cazzo. «Non credo che Luca sia d'accordo, vero?»
Gemo quando Sonya mi succhia il collo, lasciando senza dubbio una scia di succhiotti. «Ha ragione, Gio.»
«Fuori» sibila Giovanni a denti stretti. «O torno con la sicurezza e vi faccio sbattere fuori.»
Percependo che il mio assistente personale è arrivato al limite della sopportazione, sospiro e scosto la mano di Erikson. «Forse è meglio se ve ne andate.»
Sonya alza lo sguardo verso di me e mette il broncio. «Dai, davvero?»
Annuisco e mi metto a sedere, costringendo anche loro a fare lo stesso.
Lanciando occhiatacce a Giovanni, iniziano a rivestirsi e io li osservo, ammirando i loro corpi, fisiologicamente diversi ma ugualmente sexy.
«Una notte» dice Giovanni appena la porta si chiude alle loro spalle. «Sei in Svezia da una sola notte e stai già facendo tutto quello che tua madre ti aveva detto di non fare.»
Mi stiro sul letto, sentendomi pienamente soddisfatto e per niente in vena di prediche. Ma Giovanni sembra proprio dell'umore giusto per farmene una; chi sono io per negargli questo piacere?
«E cosa mi aveva detto di non fare, la mamma?»
«Questo» sbotta Gio, indicando la stanza.
La camera d'albergo è un disastro, merito del divertimento che mi sono concesso ieri sera con Sonya ed Erikson. A dire il vero, ho avuto un vuoto e non ricordo quasi niente, ma lo sportello del minibar pende aperto, rivelandone il contenuto azzerato, e diverse bottiglie vuote sono sparse ovunque. Il tavolo da pranzo è rovesciato su un fianco, e ricordo vagamente di aver fatto dei body shot su Sonya e che poi ci siamo messi a ballare tutti e tre sul suddetto tavolo.
In più, c'è una grossa macchia marroncina sul divano bianco che al momento del check-out ci costerà sicuramente cara.
«Mi sto solo divertendo un po', Gio» dico, scendendo dal letto.
«Divertirsi è bere un drink o due, andare a ballare. Quella che fai tu è dissolutezza pura e semplice. È il genere di cazzate che ti fa finire sulle copertine dei tabloid e delle riviste e che infanga il nome di tua madre. È nel bel mezzo del periodo più difficile della sua carriera. Ha avversari che le stanno addosso da destra e da sinistra, in cerca del minimo punto debole, e le tue attività extracurricolari sono già state un…»
«Okay, ho capito! Sono un peso, faccio schifo» sbotto, afferrando una bottiglietta d'acqua. «È troppo presto per 'ste cazzate, Gio.»
«Sono le quattro del pomeriggio» osserva lui, tagliente.
Faccio una smorfia. «Jet lag?»
Mi lancia un'occhiataccia e, prima che possa rimproverarmi ancora – senza dubbio ricordandomi che il volo da Roma a Stoccolma dura solo tre ore – dico: «Rilassati, amico; divertirsi è vietato, ricevuto».
Lui sospira, sprofondando in una poltrona, una di quelle non coperte di vomito.
«Sai bene di non essere venuto qui per divertirti, Luca. E mi dispiace fare la parte del guastafeste, ma...»
«Oh, ti prego, Gio, tu adori fare la parte del guastafeste.»
Lui sospira. «Vai a farti una doccia e vestiti, abbiamo da fare.»
Alzo un sopracciglio. «Ma il forum non è prima di dopodomani.»
«Tua madre ti vuole a una mostra d'arte a Södermalm.»
Sbuffo. «Perché?»
«Perché sei uno studente d'arte, è un'attività extracurricolare onesta e credibile. Perché la stampa verrà avvisata della tua presenza. Perché tua madre vuole che esca almeno un articolo su di te che non parli di alcol, nudità in pubblico o orge.»
«Ehi, come facevo a sapere che quella certa Andrea era pazza e mi avrebbe rubato i vestiti? E poi i ménage à trois non sono orge.»
Giovanni sospira di nuovo. Di solito è meno di cattivo umore e, anche se mi costa ammetterlo, è il mio più caro amico. Nonostante tutta la gente con cui faccio festa e tutti i miei compagni di università, è l'unico che mi conosce davvero e mi sta vicino. Mi dico che è perché mi è sinceramente amico, e non perché è il suo lavoro.
«D'accordo» cedo, dirigendomi verso il bagno. «Farò il bravo e la smetterò di renderti difficile il lavoro di babysitter.»
«Luca...»
«Ho già detto che farò il bravo, Gio. Sentiti libero di toglierti quel palo che hai nel culo mentre sono in bagno.» Gli faccio l'occhiolino prima di chiudere la porta.
Mi spoglio ed entro sotto la doccia, lasciando che l'acqua lavi via la nottata precedente e l'essenza combinata di Sonya ed Erikson.
Mentre l'acqua calda mi scorre sul corpo, mi sento... stanco. E non è per via dell'alcol, delle "orge" o del jet lag inesistente.
A essere sincero, non so da cosa dipenda. Forse sono i sentimenti che gli altri proiettano su di me. Giovanni non lo dirà mai apertamente, ma so che è stanco di me.
Mia madre non lo dirà mai apertamente, ma so che è stanca di me.
È questo il vero motivo per cui sono a Stoccolma, non per un qualche stupido forum giovanile sull'ambiente o per delle foto opportunity alle gallerie d'arte. È perché così sono fuori dai piedi e lei può concentrarsi sul suo lavoro di Presidente del Consiglio dei Ministri. È perché così i miei innumerevoli scandali e misfatti sono lontani da tutti gli occhi critici e giudicanti che le pesano sulle spalle.
Quindi sì, parteciperò al Forum Internazionale Giovanile sull'Ambiente, in rappresentanza della gioventù italiana, e farò del mio meglio per non infangare il nome di mia madre. Almeno, non quest'estate.
Andrò anche a quella stupida mostra d'arte. Potrebbe essere divertente.
E poi, ho sentito dire che a Södermalm ci sono dei locali pazzeschi.
