Capitolo 8 Chi ti ha dato l'autorità
Appena udì quelle parole, Joseph montò subito su tutte le furie.
«Ma chi diavolo credi di chiamare senza vergogna? Hai voglia di morire o cosa?»
Mentre parlava, alzò il pugno, pronto a colpire Luke.
«Joseph.» Evelyn lo afferrò in fretta. «Non essere impulsivo.»
Joseph?
Sia Luke sia Maggie si immobilizzarono, palesemente incapaci di capire che cosa avessero appena sentito.
Evelyn tirò Joseph dietro di sé, e non riuscì più a nascondere l’irritazione che le attraversava lo sguardo. «Questo è mio fratello, Joseph! Credete che tutti abbiano la mente sporca come voi due?»
Joseph?
Luke sapeva benissimo chi fosse Joseph.
Anni prima, quando Evelyn aveva insistito per sposarlo e aveva tagliato i ponti con la famiglia Thomas, Joseph aveva persino mandato della gente a minacciare i membri della famiglia Miller.
Ma Luke non l’aveva preso sul serio.
Al matrimonio, non si era presentato nemmeno un membro della famiglia Thomas.
Aveva dato per scontato che Evelyn non li avrebbe mai più contattati.
Anche Maggie era completamente sotto shock: la bocca socchiusa, incapace di dire una parola.
Dopo aver parlato, Evelyn non aveva più alcuna voglia di occuparsi di Luke e Maggie. Si voltò verso Joseph e disse: «Andiamo. Qui l’aria è irrespirabile.»
Joseph lanciò uno sguardo gelido ai due che se ne stavano lì, impietriti, poi le posò con delicatezza un braccio sulle spalle; anche la voce gli si addolcì. «Va bene, come vuoi tu. Però, prima di tornare a casa, devo dire una cosa.»
Fece un passo avanti e fissò Luke. «Mr. Miller, non c’è più bisogno che si preoccupi del laboratorio di mia sorella. Invece di perdere tempo a portarsi dietro la sua assistente per interrogare mia sorella, farebbe meglio a firmare presto quei documenti del divorzio. Così la gente non sparlerà del fatto che il Miller Group non sa essere riconoscente.»
Finito di parlare, lanciò un’occhiata a Maggie.
L’allusione era chiarissima.
«Tu…»
«Maggie.»
Maggie voleva ribattere, ma Luke la fermò.
Vedendo l’avvertimento nei suoi occhi, ebbe la saggezza di chiudere la bocca.
Joseph le rivolse un’ultima occhiata fredda, poi passò oltre Luke con Evelyn e uscì dalla sala ricevimenti senza voltarsi.
Luke rimase inchiodato dov’era.
Seguì con lo sguardo la figura di Evelyn che si allontanava. Non mostrava alcuna esitazione nel andarsene, e dentro di lui i sentimenti si aggrovigliarono in un modo impossibile da descrivere.
Se quello era Joseph, e lei stava ripagando un debito, eppure continuava a voler divorziare…
Possibile che volesse davvero chiudere questo matrimonio?
L’espressione di Maggie era ancora più cupa di quella di Luke.
Aveva cercato di infangare Evelyn con la storia di una relazione, per farla scendere ancora di più agli occhi di Luke, e invece le si era ritorto tutto contro.
«Mr. Miller.» Parlò con timidezza, tentando di rimediare. «Non sapevo che quello fosse il fratello di Evelyn. Io… ero solo preoccupata che la stessero truffando, con tutto quel denaro arrivato all’improvviso…»
«Zitta.»
Luke scattò, lo sguardo affilato che la attraversava. «Chi ti ha detto di venire qui di tua iniziativa? Ti avevo detto chiaramente di rimandare il ritiro dei finanziamenti. Chi ti ha dato l’autorità di rappresentare il Miller Group e consegnare notifiche?»
Maggie tremò sotto il rimprovero, e le lacrime le salirono subito agli occhi.
«Volevo solo aiutarti.»
Vederla piangere irritò Luke ancora di più. Però, quando pensò a come si era occupata di Andy ultimamente, la sua espressione si ammorbidì.
«Va bene. Non deve succedere più. Da adesso in poi, senza un mio ordine, non andare a cercare Evelyn.»
«…Sì.»
Maggie si asciugò le lacrime, ma negli occhi le guizzò un lampo cattivo.
Pensò: “Maledetta Evelyn. Anche se hai il Thomas Group alle spalle, non te la farò passare liscia.”
Intanto Evelyn era già salita sull’auto di Joseph.
«Tutto bene?» chiese Joseph mentre metteva in moto, osservandola dallo specchietto.
Evelyn scosse la testa e si lasciò andare contro il sedile. La tensione che si portava addosso da tutta la giornata finalmente si allentò, e la stanchezza le piombò addosso.
«Sto bene. Era un risultato prevedibile.»
Il giudizio di Joseph fu brutale. «Questo dice tutto sulla capacità di giudizio di Luke. Tenersi accanto un’assistente del genere per cinque anni, lasciarle fare quello che vuole e permetterle di metterti i piedi in testa… secondo me ha perso la testa.»
Evelyn non rispose.
Già, e lei l’aveva sopportato per cinque anni.
«Però meglio così: un taglio netto. Almeno non rischi di restare impigliata con loro più avanti.» Joseph continuò. «Non preoccuparti del laboratorio. Ci sono io. Fai quello che vuoi fare.»
«Grazie.» La voce di Evelyn fu un soffio.
«Sciocchina.» Joseph la fulminò dallo specchietto. «Con me fai la formale? Mamma e papà ti aspettano a casa. Quando hanno saputo che stavi divorziando, erano così felici che non hanno chiuso occhio tutta la notte.»
Quando Joseph nominò i loro genitori, Evelyn si sentì un po’ a disagio.
Erano quasi cinque anni che si sentivano appena, e l’ultima volta avevano finito per litigare.
L’auto imboccò un quartiere residenziale tranquillo ed elegante e si fermò davanti a una villa indipendente.
Evelyn seguì Joseph in giardino. Prima ancora che arrivassero alla porta, questa si aprì.
Sulla soglia c’era Sophia Brown, con addosso un grembiule; il viso curato non tradiva alcuna espressione particolare.
Squadrò Evelyn dalla testa ai piedi e sbuffò: «Ah, quindi ti ricordi ancora la strada di casa? Pensavo ti fossi dimenticata dov’era la porta.»
Dietro di lei comparve Aiden Thomas, con gli occhiali da lettura.
Alle parole di Sophia tossicchiò: «Basta così. È una bella cosa che Evelyn sia tornata.»
«Ho torto, forse?» ribatté Sophia, irritata. «Per un uomo ha abbandonato i suoi genitori, non ha fatto nemmeno una telefonata. Se tuo fratello non me lo avesse detto, non avrei neanche saputo che mia figlia là fuori veniva maltrattata in quel modo!»
Mentre parlava, gli occhi le si arrossarono appena.
Come se temesse che Evelyn se ne accorgesse, si voltò e rientrò. «Comunque… visto che sei qui, entra.»
Evelyn rimase immobile sulla soglia, con il naso che pizzicava e le lacrime che le salivano agli occhi.
«Che fai lì impalata? Entra.» Aiden le fece cenno con la mano, con un tono più dolce. «È un bene che tu sia tornata.»
Lei entrò. Il soggiorno era ampio e luminoso, arredato con calore, accogliente.
La cena era sontuosa, piena di tutti i piatti che a Evelyn piacevano un tempo.
Sophia continuò a riempirle il piatto, senza smettere di rimproverarla: «Mangia di più, guarda come sei magra. Alla Miller Manor non ti davano da mangiare? Te l’avevo detto che quello lì non era buono, tutto altezzoso solo perché la sua famiglia ha i soldi, ma tu non hai voluto ascoltarci.»
«Mamma,» la interruppe Joseph, «non tiriamo fuori il passato. Evelyn sa quello che fa.»
«Se lo sapesse davvero, si sarebbe fatta bullizzare per cinque anni?»
Sophia lo disse e poi guardò Evelyn con dolore. «Devi divorziare il prima possibile da un uomo del genere! Mia figlia è così meravigliosa… hai paura di non trovare qualcuno di buono?»
Anche Aiden annuì: «Divorziare è la scelta giusta. Prima ero arrabbiato perché non ci ascoltavi, ma lo ero ancora di più perché non sapevi proteggerti. Ora che hai capito e vuoi chiudere quella relazione tossica, questa casa sarà sempre casa tua.»
Evelyn tenne la testa bassa, rigirando il cibo nella ciotola. Non riuscì più a trattenersi: le lacrime caddero, grosse, dentro il riso.
«Perché piangi?» Sophia le porse dei fazzoletti, asciugandosi anche lei gli occhi. «Non ne vale la pena.»
«Va bene.» Evelyn annuì tra i singhiozzi.
L’atmosfera si distese.
Sophia guardò Evelyn, poi Joseph seduto accanto a lei.
All’improvviso cambiò argomento: «E tu, invece, che razza di fratello sei? L’ultima volta non avevi detto che avresti tenuto gli occhi aperti per qualcuno adatto a tua sorella? È passato un sacco di tempo e non si è mosso niente.»
Joseph per poco non si strozzò con la minestra e posò il cucchiaio, sconsolato.
«Mamma, e io che c’entro? Evelyn non è nemmeno divorziata. Se adesso le organizzassi degli appuntamenti al buio, ti sembrerebbe il caso?»
«Quando avrai trovato qualcuno, a tua sorella saranno già venuti i capelli bianchi!» lo rimproverò Sophia.
«Non mi interessa. Hai un sacco di partner d’affari, vorrai conoscere anche qualche ragazzo giovane e bello, no? Comincia a guardarti intorno. Appena saranno pronti i documenti di Evelyn, glieli fai incontrare subito! Mia figlia è bella e capace, non può restare da sola!»
Evelyn si sentì un po’ in imbarazzo. «Mamma, non ho fretta…»
«Tu non hai fretta, ma io sì.» Sophia la fulminò con lo sguardo. «Finché sei giovane, prenditi il tempo di scegliere. Stavolta devi trovare qualcuno premuroso, che sappia rispettarti. La famiglia da cui viene conta fino a un certo punto; il carattere è la cosa più importante.»
Joseph alzò le mani, arrendendosi: «Va bene, va bene, terrò gli occhi aperti, d’accordo?»
«Ecco, così mi piaci.»
Soddisfatta, Sophia mise un altro pezzo di bistecca nel piatto di Evelyn. «Mangia di più, rimettiti in forze. D’ora in poi vivi a casa. Resta quanto vuoi. Quando sei impegnata in laboratorio, che tuo fratello ti accompagni e stia a disposizione ogni volta che ti serve.»
Joseph rimase senza parole.
Così adesso sarei diventato un autista personale?
Evelyn guardò l’espressione sconfitta di Joseph, poi i volti premurosi dei suoi genitori. In quel tepore, il gelo che le aveva gravato sul cuore per così tanto tempo cominciò finalmente a sciogliersi.
«Va bene.» Rispose docile, e un sorriso felice le si allargò sul viso.
