Troppo tardi per supplicare: L'ex moglie geniale

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Capitolo 6 Rinuncia alla custodia

Era arrivata persino a spingersi fino a usare la salute di suo figlio a proprio vantaggio.

Senza cuore?

Quella, con ogni probabilità, era stata la sentenza definitiva di Luke su di lei.

Evelyn rimase lì, colta all’improvviso da un lieve senso di nausea.

In quell’istante, l’ultima traccia di esitazione che ancora le restava dentro svanì del tutto.

Fece un lieve cenno del capo, come se finalmente stesse confermando qualcosa.

«Hai ragione.» La voce piatta, priva di emozione. «Hai perfettamente ragione.»

Indietreggiò di un passo, allargando la distanza fra loro.

«Quanto alle carte del divorzio, il mio avvocato le preparerà e te le farà avere al più presto. Rinuncio all’affidamento del bambino. Da oggi Andy è soltanto tuo figlio, Luke. Non ha più niente a che fare con me, con Evelyn.»

Detto questo, non guardò nessun altro. Si voltò, spalancò la porta della stanza d’ospedale e uscì senza esitazione.

Non si voltò nemmeno una volta.

Nella stanza, Luke fissò la porta che si richiudeva piano; l’ira sul suo volto si dissolse a poco a poco, sostituita da un vuoto che non conosceva.

Quell’ultimo sguardo negli occhi di Evelyn era stato troppo calmo, troppo risoluto. Non somigliava alla reazione di chi agisce per rabbia.

Somigliava piuttosto a un addio.

Maggie osservò in silenzio l’espressione di lui e lasciò sfuggire un singhiozzo sommesso al momento giusto, riuscendo a riportare l’attenzione di Luke su di sé.

Luke si tirò con impazienza il colletto e si avvicinò al letto; guardò gli occhi smarriti di Andy, ma quella sensazione inquieta nel petto non voleva saperne di attenuarsi.

In fondo al corridoio, le porte dell’ascensore si chiusero lentamente, riflettendo il volto pallido di Evelyn.

Tornata in laboratorio, Evelyn chiamò subito il suo avvocato.

«Mr. Johnson, rediga l’accordo di divorzio come le ho detto. Rinuncio a tutti i beni coniugali e Luke ottiene l’affidamento del bambino.»

«Sì, non voglio niente. Me lo mandi il prima possibile.»

Riattaccò e rimase seduta al buio, immobile.

Quando la chiamata finì, restò sola nella penombra, come un mare morto dopo la tempesta.

Due giorni dopo, Evelyn fissò un incontro con Luke in un bar sotto il palazzo del Miller Group.

Arrivò in anticipo e scelse un posto vicino alla finestra.

Luke arrivò con dieci minuti di ritardo.

Quando entrò, indossava ancora un completo scuro tagliato su misura; il volto era impassibile, a parte una lieve piega tra le sopracciglia che tradiva un’ombra d’impazienza.

Si sedette di fronte a Evelyn, e lo sguardo gli scivolò sul viso di lei.

Evelyn portava un semplice maglione beige e jeans; i capelli lunghi raccolti alla buona, nessun trucco, gli occhi indifferenti, come se stesse guardando un estraneo.

«Che cosa non potevi discutere al telefono?» esordì Luke, gelido. «Andy è ancora in ospedale. Ho molto da fare.»

«Non ti ruberà molto tempo.»

Evelyn tirò fuori dalla borsa una busta di documenti e la spinse con delicatezza al centro del tavolo.

«Queste sono le carte del divorzio. Dai un’occhiata e, se non ci sono problemi, firmale.»

Lo sguardo di Luke cadde sulla busta, ma non la prese subito.

Invece fissò Evelyn, come se fosse qualcosa che non riusciva a comprendere.

«Evelyn, che cosa stai cercando di fare, esattamente?»

«Divorziare.» rispose lei, semplice. «È tutto chiarissimo nell’accordo. Non voglio un centesimo dei beni della famiglia Miller.»

«E anche l’affidamento di Andy va a te. Io ci rinuncio. Quanto alle visite…» si interruppe un istante, «se tu e Andy pensate che sia necessario, organizzatele come vi pare. Non ho obiezioni. Se invece no, va bene lo stesso.»

La fronte di Luke si corrugò ancora di più.

Prese la busta, estrasse le poche pagine sottili e le scorse in fretta.

Più leggeva, più l’espressione gli si scuriva.

Rinunciare a tutti i beni coniugali?

Cedere completamente l’affidamento?

Perfino le visite erano messe nero su bianco con una leggerezza sconcertante?

Posò l’accordo, si appoggiò allo schienale della sedia; gli occhi pieni di sospetto e di sarcasmo.

«Evelyn, che nuova trovata sarebbe questa? Hai finito con le ritirate strategiche? Adesso passi alla sceneggiata sentimentale? Pensi che così mi sentirò in colpa, che ti supplicherò di tornare?»

Evelyn prese il caffè e ne bevve un sorso.

L’amaro le si sparse sulla lingua, tagliente eppure stranamente rinfrescante.

Posò la tazza e guardò Luke; nei suoi occhi c’era perfino un’ombra di pietà.

«Luke, pensi davvero che tutto il mondo debba ruotare intorno a te e che ogni cosa debba andare secondo le tue aspettative?»

Luke rimase per un attimo stordito dalla sua domanda.

«Non sono così calcolatrice, e non ho tempo da perdere a fare giochetti mentali con te.» Il tono di Evelyn era piatto. «Semplicemente non voglio più avere niente a che fare con te.»

«E poi Andy adesso vuole molto bene a Maggie. Appena firmi, voi tre potrete finalmente essere una vera famiglia senza che io vi intralci. Non è una bella cosa?»

«Una famiglia di tre?»

Quelle parole colpirono Luke in modo visibile; la voce gli salì di colpo. «Evelyn, misura quello che dici. Maggie sta solo dando una mano a occuparsi di Andy.»

«Come vuoi.» Evelyn scrollò le spalle, indifferente. «Che cosa sia non mi riguarda più.»

«Riprenditi l’accordo e rileggilo con calma. Se vuoi, fallo controllare dal tuo avvocato.»

Si alzò e afferrò la borsa.

Non dimenticò di aggiungere: «Quando l’avrai firmato, contatta direttamente il mio avvocato. L’indirizzo e il numero di telefono sono lì.»

«Evelyn!» Anche Luke si alzò e le afferrò il polso.

La stretta era ferma, quasi brutale; le fece dolere lievemente le ossa.

«Per quanto ancora vuoi tirarla avanti? Non è già abbastanza incasinato così?»

Incassinato?

Evelyn si lasciò sfuggire dentro di sé una risata muta, gelida. Quindi si rendeva conto che era diventato un disastro.

L’amante si era trasferita, e suo figlio aveva cominciato a respingerla. Certo che era un disastro.

Peccato per lui: lei stava chiudendo quella relazione tossica.

«Lasciami.» La voce di Evelyn si fece fredda.

Luke non la lasciò.

Evelyn abbassò gli occhi sulla mano che le serrava il polso, poi rialzò lo sguardo su di lui, le labbra che si incurvavano in un sorriso appena accennato.

«Mr. Miller, tirarsi e strattonarsi in pubblico è imbarazzante. A te magari non importa, ma non fa bene a Maggie né al prezzo delle azioni del Miller Group.»

Luke lasciò la presa di colpo.

L’espressione gli diventò durissima, sgradevole; il petto si alzava e si abbassava appena, mentre lottava per soffocare la rabbia.

Evelyn si massaggiò il polso arrossato, senza più guardarlo, e uscì dalla caffetteria.

Luke rimase lì in piedi, a guardare la sua figura scomparire oltre la porta a vetri, poi abbassò gli occhi sull’accordo di divorzio sul tavolo.

Rinunciare a tutti i beni coniugali? Era davvero disposta a lasciarli?

Irritato, afferrò i fogli, li appallottolò e stava per buttarli nel cestino. Aveva già la mano a metà strada quando si fermò.

Alla fine infilò comunque la pallina di carta stropicciata nella tasca della giacca.

Uscita dalla caffetteria, Evelyn andò dritta in aeroporto e tornò a Starlight City.

L’aereo decollò, squarciò le nuvole e lasciò molto indietro quella città piena di ricordi insopportabili.

In ospedale, Andy si svegliò.

Alla ferita sulla testa pulsava un dolore sordo. Fece il broncio, quasi sul punto di piangere, e si guardò intorno, ma non vide quella figura familiare.

«Papà, dov’è la mamma?» chiese con la voce roca, gli occhi ancora arrossati.

Luke era seduto accanto al letto, con il portatile sulle ginocchia, impegnato con le email. Alla domanda le dita si arrestarono, ma non alzò lo sguardo. «Aveva da fare. È andata via.»

«È andata via?» La voce di Andy tremò, con un singhiozzo trattenuto. «Vuol dire che non mi vuole più davvero?»

Luke si irrigidì, incapace di rispondere.

Maggie si affrettò ad avvicinarsi, con un sorriso così dolce da sciogliere chiunque. «La mamma è impegnata con il lavoro, Andy. Tu sei un maschietto, devi essere comprensivo.»

«Quando starai meglio, ti porto al parco divertimenti, va bene? Saliremo sulla ruota panoramica gigante e mangeremo lo zucchero filato. Sarà molto più divertente che restare a casa con la mamma!»

Gli occhi di Andy si illuminarono subito e lui annuì con entusiasmo. «Va bene, ascolterò Maggie.»

Qualche giorno dopo, Evelyn ricevette un’email anonima.

Nella foto, Andy teneva la mano di Luke con una mano e quella di Maggie con l’altra; in volto aveva un sorriso luminoso, felice.

Alle loro spalle c’era un parco divertimenti animato, pieno di colori e allegria.

Il sole era splendido. Luke indossava una polo grigio chiaro, più informale del solito completo con cravatta.

Stringeva la mano di Andy e, anche se non rideva apertamente, l’angolo della bocca era disteso.

Maggie sorrideva calda e graziosa, con in mano uno dei giochi di Andy.

Andy, inutile dirlo, era raggiante.

Che felice famiglia di tre persone.

Evelyn lo fissò a lungo.

Poi spense lo schermo e posò il telefono a faccia in giù sul tavolo.

Dalle sue labbra sfuggì una risatina lieve, sarcastica.

Bene.

Davanti a tutti si apriva un futuro luminoso.

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