SPOSATA A UN SIGNORE DEL CRIMINE

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Capitolo 5 TALIA

Non parlammo durante il tragitto fino a casa sua. Io me ne stavo schiacciata contro il finestrino, nervosa e tesa. Da quando avevamo lasciato l’atrio era rimasto incollato al telefono. Sembrava una persona di grande importanza. Riuscivo a intravedere lo schermo e stava lavorando. Non era il tipo che, per ammazzare il tempo, si mette a scorrere siti porno e a fissare tette. Per lui il tempo era denaro. Non lo sprecava in cose inutili come la maggior parte degli uomini che avevo conosciuto.

Trenta minuti dopo arrivammo. Era una villa enorme, con un cancello nero gigantesco e mura alte che circondavano tutta la proprietà. La sommità dei muri era irta di spuntoni di cemento, grandi e affilati. Era impossibile che un ladro riuscisse a entrare. Accanto al cancello stazionavano almeno dieci uomini robusti, armati. Avevano tutti un’aria pericolosa, del genere che ammazza un intruso in un battito di ciglia.

«Hai una residenza meravigliosa.»

«Felice che la mia residenza ti impressioni.»

In sala da ballo era sembrato gentile, ma capivo che non era un tipo romantico. Non mi porse la mano per aiutarmi a scendere dalla limousine. Scese e basta, poi mi aspettò accanto allo sportello.

«Vivi con qualcuno qui?»

«Se mi stai chiedendo se vivo con una moglie e dei figli, la risposta è no. Però qui con me vivono diverse persone. Jeff. È il mio cuoco. Marina è la governante. E quegli uomini armati che hai visto prima, loro abitano nell’edificio dietro questa villa.»

«Non sarei qui se avessi moglie e figli. Sono qui solo perché sono sicura che tu sia libero. O sei libero?»

Era stato stupido da parte mia non chiederlo prima. Magari non aveva moglie e figli, ma poteva avere una fidanzata. E se ce l’aveva, non avrei mai potuto farlo diventare mio marito.

«Niente fidanzata. Non sono il tipo che si lega a una donna per molto tempo.»

Le sue parole furono come una secchiata d’acqua gelida in piena faccia. Aveva appena chiarito che gli servivo solo per una notte. Non gli interessava una relazione, figuriamoci un matrimonio. Come avrei potuto chiedergli di diventare mio marito se non voleva nulla che durasse?

«Basta domande e risposte, piccola. È ora del gioco vero.»

Non mi lasciò neppure il tempo di parlare: le sue labbra sigillarono le mie non appena entrammo nella sala più grande e più sfarzosa che avessi mai visto. Le mie gambe gli si avvinghiarono ai fianchi da sole, mentre lui mi sollevava tra le braccia. Io gli scivolai al collo con le braccia. Le sue labbra esplorarono le mie come quelle di un uomo affamato. Non interrompemmo il contatto nemmeno per un istante mentre mi portava su per la scala a chiocciola dalla ringhiera dorata.

La sua casa era un dannato palazzo. Mi sentivo una regina, e lui il re più desiderabile del mondo. Gli sguardi di tutte le donne che avevo visto in sala da ballo dicevano chiaramente che non avrebbero avuto nulla in contrario a essere le sue concubine.

«Che cosa hai fatto per meritarti un posto così, guardie armate e un’auto di lusso?»

«Faccio un sacco di cose. Te lo dirò più tardi.»

Mi strizzò l’occhio e mi condusse nella stanza più grande che avessi mai visto. Perfino la suite migliore del Grand Hudson non era così ampia.

Era enorme, con un letto gigantesco e intimidatorio. Le gambe affondavano solide sul pavimento di marmo lucido. Probabilmente ci sarebbero state cinque persone, tutte insieme.

Mi tuffai sul letto dalle lenzuola nere, rimbalzando come una palla.

«Il mio letto non è nemmeno lontanamente così morbido. Come fai a svegliarti ogni mattina senza sentirti troppo appesantito per alzarti?»

«Mi sveglio e basta.» Si strinse nelle spalle, indifferente.

I palmi mi accarezzarono le lenzuola incredibilmente soffici. Era come stare sdraiata su una nuvola.

Mi girai su un fianco e lo guardai spogliarsi, strato dopo strato. Era terribilmente attraente. I muscoli, prigionieri sotto gli abiti aderenti, cominciavano a mostrarsi. Era più bello di come l’avevo immaginato. La pelle abbronzata gli brillava nella penombra della stanza. Le spalle erano ampie e forti, coperte di muscoli su ogni centimetro. Pettorali e addominali mi tolsero il fiato. Mi venne voglia di affondare i denti in uno di quei pettorali invitanti.

«Stai sbavando, eh?»

«Cosa?»

La mia mano mi andò istintivamente alle labbra.

Lui ridacchiò piano della mia stupidità.

«Mai visto un uomo nudo davanti a te?»

«Non ho mai visto niente di bello come te. Scommetto che anche altre donne farebbero lo stesso.»

«Non ti ho ancora mostrato la parte migliore.» La sua voce era una provocazione.

Mi leccai il labbro inferiore, fissando il paio di boxer tesi sui suoi fianchi. Il tessuto copriva a malapena il rigonfiamento pieno sotto.

«Non hai intenzione di toglierli?»

«Non adesso. Mi interessa di più sfilarti il vestito e tutto quello che nasconde.»

«Non ho molto da nascondere.»

«E invece stai nascondendo la parte migliore.»

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