Capitolo 5 Non si tirerà mai indietro
«Che c’è che non va?»
Alla domanda di Nicole, Seraphine la lasciò andare in fretta e abbassò lo sguardo sul telefono.
Le bastò un’occhiata perché dal viso le sparisse ogni colore.
[Moglie invidiosa di una designer famosa?]
[Seraphine denuncia Vivian per plagio. Che segreto si nasconde dietro?]
[La geniale designer Vivian, in lotta contro il cancro, risponde alle polemiche in diretta!]
Erano notifiche di notizie comparse sui social di Nicole.
«Seraphine, non guardarle. Appena verrà fuori la verità, quelli in rete capiranno chi tra te e Vivian è davvero un demone schifoso.»
Vedendo che Seraphine aveva notato il telefono, Nicole arretrò di qualche passo, lo afferrò e aprì a caso uno degli articoli.
Poco dopo, il volto di Vivian apparve davanti a loro.
«Io e Mr. Stuart siamo davvero innocenti. Se è gentile con me è solo perché sa che mi resta poco da vivere e gli faccio pena.»
«Ah… e poi, a dirla tutta, io e Mr. Stuart eravamo destinati a incontrarci, non a restare insieme. All’epoca stavamo benissimo, ma Seraphine lo ha drogato e si è infilata nel suo letto, e così ci siamo lasciati…»
«Lasciamo perdere. Sono cose passate. Non tiriamole fuori.»
«Oggi faccio questa diretta per dirvi che ogni singolo mio progetto l’ho creato io, con le mie mani. Per favore, non fatevi influenzare dalle voci.»
Nella diretta Vivian aveva un trucco curato e piangeva in modo straziante.
A vederla così, i fan ebbero una pena tremenda e si misero subito a consolarla nella chat.
[Ho visto le foto di Seraphine. È davvero bellissima, ma purtroppo ha un cuore velenoso.]
[A cosa serve essere belle? Vivian sa disegnare gioielli. Lei no.]
[Come talento non può neanche lontanamente competere con Vivian. Altrimenti non sarebbe ricorsa a un’accusa falsa solo per farsi notare.]
[Io Seraphine la conosco. Ai tempi dell’università adorava rubare le cose degli altri. Chi l’avrebbe detto che sarebbe arrivata a rubare sia gli uomini che i progetti?]
[Tirate fuori i contatti di Seraphine. Chiamiamola tutti e riempiamola di insulti.]
«Questi stanno esagerando. Diffondere online i dati privati di qualcuno è illegale. Vado subito a cercare un avvocato!»
Nicole era accanto a Seraphine e vedeva i commenti riversarsi a ondate nella diretta di Vivian. Impetuosa com’era, le venne subito voglia di passare alle vie legali.
«Lascia perdere. Troppa gente in rete è stata raggirata da Vivian. Non abbiamo né le energie né i soldi per far causa a uno per uno.»
Seraphine le strinse la mano, abbassando il capo con un sorriso amaro.
«E poi non dicevi che, una volta che la commissione del concorso avrà verificato tutto, quelle voci che mi maledicono spariranno piano piano?»
«Sì, ma quello che dicono è così orribile.»
Nicole la guardò con compassione.
«Va bene così. Quella gente sa solo sfogarsi online. Non può davvero influire sulla mia vita. Al massimo, per un po’ smetto di guardare il telefono. Anzi, meglio così: devo concentrarmi a sistemare i materiali per denunciare Vivian, comunque.»
Seraphine le diede una pacca rassicurante sul dorso della mano.
«Allora va bene.»
Vedendola così determinata, Nicole non poté far altro che rinunciare, almeno per il momento, all’idea di trascinare in tribunale Vivian e quegli internauti esaltati.
Seraphine pensò che, ignorando le notizie negative, la polemica si sarebbe spenta in fretta.
Ma la realtà dimostrò che aveva sottovalutato sia la tenacia degli utenti della rete, sia la sfacciataggine di Vivian.
Quella stessa sera, il linciaggio online contro di lei si intensificò in silenzio.
Le sue foto del college finirono su internet. Quelli che la odiavano le ritoccavano le immagini trasformandole in ritratti funebri, e mettevano in giro voci senza il minimo freno.
E non era nemmeno la cosa peggiore. Il peggio fu che qualcuno aveva diffuso il suo numero di telefono.
«Vuoi scopare?»
«Piccola stronza. Vieni a farmi compagnia stanotte.»
«Rovinafamiglie. Perché non muori e basta?»
Nei giorni successivi, chiamate e messaggi la travolsero, tormentando Seraphine senza tregua. Ogni volta che controllava il telefono, c’erano centinaia di nuovi messaggi osceni.
Quella persecuzione incessante la portò quasi alla follia. Anche se Nicole le rimase accanto per tutto il tempo, ogni notte Seraphine faceva incubi.
Fu allora che arrivò la chiamata di Charles.
«Pronto, Charles...»
Per quanto sapesse che il suo cuore era sempre appartenuto a Vivian, loro erano stati marito e moglie per sette anni.
Così, quando vide il suo nome sullo schermo, un barlume di speranza le si accese nel petto.
Forse la stava chiamando per confortarla?
Ma nel momento stesso in cui la chiamata si collegò, le sue parole la colpirono come un pugno.
«Hai paura adesso? Seraphine, se non vuoi continuare a farti riempire di insulti, ritira subito la denuncia alla commissione e vai in ospedale a chiedere scusa a Vivian.»
Ma si sentiva?
Lei veniva massacrata online e lui non mostrava neppure un briciolo di preoccupazione. Anzi, le ordinava di scusarsi.
Ora capiva.
Il suo nome era in tendenza da giorni. Lui doveva c’entrare.
Per quanto Vivian fosse capace, restava pur sempre una designer emergente. Come avrebbe potuto organizzare da sola una campagna di quelle dimensioni?
Solo qualcuno come Charles, amministratore delegato di una società quotata, poteva controllare una macchina del genere.
Un gelo le risalì lungo la schiena, come se tutto il sangue le si fosse raggrumato nelle vene.
«Charles, tu e Vivian potete anche manipolare l’opinione pubblica, ma non potete cambiare i fatti,» disse. «Io non mi tiro indietro. Un giorno farò vedere a tutti la vera faccia di Vivian.»
Dopo un lungo momento, Seraphine riuscì finalmente a ritrovare la voce.
E con quella dichiarazione roca, riattaccò senza esitazione.
Aveva appena gettato il telefono sul divano quando quello ricominciò a vibrare.
«Charles, hai finito? Mi sono già spiegata. Non cederò.»
Proseguì: «Se hai tempo per minacciarmi, faresti meglio ad aiutare la tua preziosa Vivian a raccogliere prove che non ha copiato il mio lavoro...»
Seraphine non voleva rispondere, ma il telefono continuava a squillare.
Non avendo scelta, chiuse gli occhi, lo afferrò e rispose, con la voce tagliente di rabbia.
«Lei è la madre di Sean? Non sono suo marito. Sono Marlowe Bell, l’insegnante dell’asilo di Sean.»
Dall’altra parte ci fu un attimo di silenzio, poi lei continuò con un sospiro lieve: «Sean ha litigato con un compagno a scuola. Può venire in ospedale?»
