Capitolo 4 Il plagio di Vivian
«Va bene, signorina. Può portare un documento d’identità e le prove correlate all’ufficio del comitato organizzatore, così potrà parlarne con noi.»
Lo staff del concorso di design rispose con prontezza alla segnalazione di Seraphine.
«Posso venire subito.»
Seraphine abbassò lo sguardo. Detto questo, riattaccò e, insieme a Nicole, si diresse verso la sede del comitato organizzatore del concorso.
......
«Mr. Stuart, Sean sta assumendo la medicina da diversi giorni ormai.»
«È molto importante per la sua salute. Se smette di prenderla per molto tempo, la malattia potrebbe tornare.»
Nel frattempo Charles non aveva la minima idea di ciò che Seraphine aveva fatto. Lui e Sean avevano concentrato ogni attenzione su Vivian. Erano rimasti con Vivian in ospedale tutta la notte e adesso trascinavano a casa i loro corpi stanchi.
Appena entrarono, la governante di casa, Lila, andò loro incontro.
«La medicina?»
Charles si fermò mentre si allentava la cravatta. Dopo un attimo, ricordò che Sean, un tempo, prendeva una medicina ogni mattina.
«Se è così importante, allora preparagliela subito.»
Detto questo, Charles stava già per voltarsi e rientrare in camera.
«Però quella medicina l’ha ottenuta Mrs. Stuart da un medico famoso, con grande fatica. Era lei a dargliela di persona, e io non conosco il dosaggio.»
Lila seguì Charles con un sorriso amaro.
Quando Seraphine era in casa, era lei a dare ogni giorno la medicina a Sean, con le sue mani.
Il corpo di Charles si irrigidì di nuovo; nella mente gli guizzò un lampo di sorpresa.
«Mamma ha sempre la mania di fare cose inutili del genere.»
Prima che potesse replicare ancora a Lila, Sean si lasciò cadere sul divano con le braccia conserte, sbuffando, contrariato.
«Sono anni che prendo quella roba, e la mia salute non è migliorata per niente.»
«Quella che Vivian ha fatto comprare al suo amico funziona meglio. Ne ho presa solo qualche dose e mi sento già più forte.»
Seraphine era fatta così: le piaceva perdere tempo dietro a cose senza senso. E le piaceva usare quegli sforzi inutili per far sentire in colpa lui e Sean.
Il senso di colpa che per un istante era affiorato nel petto di Charles svanì, lasciando spazio soltanto all’irritazione.
«Lila, se Sean non vuole prenderla, allora smetti di dargli quella che preparava Seraphine. Va bene? È tardi: vai a prepararci qualcosa da mangiare.»
«Mr. Stuart, quella medicina non si può interrompere...»
Lila si morse il labbro inferiore, come se volesse aggiungere altro.
Ma proprio in quell’istante il telefono di Charles squillò all’improvviso.
«Charles, Seraphine ha segnalato al comitato organizzatore che il mio lavoro in gara è un plagio, e l’ha fatto con il suo vero nome. Adesso il comitato vuole indagare su di me. Che cosa devo fare?»
«Perché Seraphine è così gelosa? Io non ho copiato, ma ho paura che, se continua a fare scenate così, finirà per avere ripercussioni su te e su Sean.»
«È tua moglie: non le importa proprio niente di te?»
Non appena la chiamata si collegò, dall’altro capo arrivò la voce di Vivian, in lacrime.
Ogni parola era per Charles, come se la persona presa di mira da Seraphine non fosse lei, ma Charles.
«Vivian, non preoccuparti. Contatterò Seraphine subito: la farò ritirare la segnalazione e ti farò chiedere scusa pubblicamente.»
L’espressione di Charles si rabbuiò. Dopo aver rassicurato Vivian con noncuranza, con poche parole, chiuse la chiamata e aprì la scheda dei contatti di Seraphine.
«Charles, mi cercavi?»
Quando Seraphine ricevette la telefonata di Charles, si era alzata da poco ed era in cucina a preparare la colazione per sé e per Nicole.
Nel vedere all’improvviso il nome sullo schermo, il cuore le fece un salto, e un attimo dopo il dito le finì per sbaglio contro il bordo rovente della pentola.
Il dolore acuto la fece ansimare senza riuscire a trattenersi e, insieme, la riportò alla realtà.
Si morse il labbro inferiore, infilò il dito sotto l’acqua fredda che scorreva e, con l’altra mano, premette il tasto per rispondere.
«Vai a dire al responsabile del comitato organizzatore del concorso di design che Vivian non ha plagiato il tuo lavoro. L’hai denunciata perché sei gelosa del suo talento.»
«Seraphine, la salute di Vivian non è buona. Spero che tu possa capire.»
La voce di Charles arrivò nell’istante successivo.
Il suo tono era gelido. Chi non conosceva la situazione avrebbe potuto pensare che Seraphine avesse fatto qualcosa di imperdonabile.
E invece lei stava solo cercando di difendere i propri diritti.
Seraphine tolse il dito dall’acqua fredda e ci soffiò sopra.
Non c’era alcun segno dell’ustione, eppure la mano le faceva così male che le lacrime le salivano agli occhi.
«Non ritirerò la denuncia. Vivian non ha forse detto che non ha rubato il mio design e che la plagiatrice sono io? Allora porti le prove e dimostri la sua innocenza.»
Dopo un lungo istante, Seraphine si sentì pronunciare quelle parole a Charles con una voce fredda e distante.
«Seraphine, come puoi essere così egoista…»
Charles probabilmente non si aspettava che lei, sempre obbediente e composta, potesse essere tanto risoluta.
Dall’altra parte del telefono sbuffò con disprezzo, come faceva di riflesso, pronto a rimproverarla.
Solo che, stavolta, Seraphine non avrebbe più ceduto a Vivian solo per compiacerlo.
Prima che Charles finisse la frase, Seraphine riattaccò e rimise il dito sotto l’acqua fredda.
«Ah… fa malissimo.»
Si lamentò piano, e le lacrime che le si erano raccolte negli occhi scivolarono finalmente giù.
«Va bene, basta piangere, Seraphine. Ci sono io con te.»
In quel momento qualcuno le afferrò il braccio.
Nicole le strinse il polso con una mano e, con l’altra, come una vecchietta, le accarezzò piano la testa.
«Ho già stampato tutte le tue bozze, ognuna con l’orario e la data.»
«E ho anche recuperato i video e i progetti delle gare a cui hai partecipato prima. Quelle prove bastano a dimostrare che il lavoro premiato di Vivian è identico al tuo stile.»
«Seraphine, gliela faremo pagare per quello che ha fatto.»
Non avrebbe pianto.
In un momento così duro aveva ancora amici che la sostenevano e la incoraggiavano. Che senso aveva piangere?
Seraphine sorrise tra le lacrime e si voltò per stringere Nicole in un abbraccio.
«Nicole, grazie!»
Nicole le diede qualche pacca gentile, pronta a consolarla ancora, ma proprio allora il suo telefono vibrò all’improvviso.
Lo prese e guardò lo schermo; la sua espressione cambiò all’istante.
«Vivian è un animale!»
