Se n’è Andata da Casalinga. È Tornata da Leggenda.

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Capitolo 3 Il mio cuore è lacerato

Quando Seraphine apparve nel loro campo visivo, Charles si immobilizzò per un istante, poi la fronte gli si corrugò di colpo.

Gli occhi di Sean si illuminarono. «Mamma, mangi qui anche tu?»

A Seraphine si strinse la gola, mentre si sforzava di abbozzare un sorriso.

«Allora mangia con noi! Papà ha perfino ordinato una torta per Vivian!»

Vivian la guardò: negli occhi le passò un lampo di gelosia e odio.

Seraphine era alta, con lineamenti sorprendenti, luminosi. Anche in un semplice abito bianco era così bella che era impossibile distogliere lo sguardo. Ogni volta che le capitava di stare accanto a lei, Vivian si sentiva inferiore.

«Sean, basta. Tua madre sta cenando con degli amici.»

Vivian nascose l’ombra che le attraversava gli occhi e si avvicinò a Seraphine.

«Seraphine, che coincidenza.»

Seraphine la fissò senza rispondere.

Vivian disse, con una certa fatica: «Per favore, non fraintendere. Charles e Sean sono venuti solo per festeggiare con me. Ho detto che non ce n’era bisogno, ma Charles ha insistito...»

«A pensarci bene, lui è davvero uno che tiene ai rituali. Quando stavo con lui, preparava regali e sorprese per ogni festa.»

«Seraphine, non la pensi anche tu così? Dopotutto siete sposati da anni. Charles farà lo stesso anche per te.»

A Seraphine venne da ridere. L’amore e la sua assenza erano fin troppo evidenti. Charles non le aveva mai preparato una sorpresa.

La sua decisione di andarsene non poteva essere più giusta.

Si tirò appena l’angolo della bocca. «Quanti anni fa era? Continui a tirar fuori il passato... è perché adesso, a parte essere malata, non c’è nient’altro che lo faccia preoccupare per te?»

Vivian non si aspettava una risposta del genere e in un attimo assunse l’aria di chi ha subito un’enorme ingiustizia.

«Seraphine, come puoi dire una cosa simile... Sei ancora arrabbiata perché ho vinto il premio d’oro?»

A quelle parole, Seraphine strinse i pugni con forza.

Mason Fisher, lì vicino, aggrottò la fronte con disapprovazione. «Oh, andiamo, Mrs. Stuart, Vivian non sta bene. È giusto che Charles si prenda cura di lei. E il fatto che Vivian abbia vinto il premio dimostra le sue capacità. Tu sei solo una casalinga...»

Non fece in tempo a finire che Nicole non riuscì a trattenersi.

«Che cosa vuol dire “solo una casalinga”? Sai chi era Seraphine prima di sposarsi?»

Seraphine la fermò, scuotendo la testa.

Non aveva senso spiegare nulla a quella gente.

«Se devo dirla tutta, Mason ha ragione.»

Un’amica di Vivian si unì alle prese in giro. «Quando una donna diventa una moglie che sta a casa, perde il contatto con la società. Passa le giornate a girare intorno alla famiglia: quale conoscenza, quale capacità potrebbe mai avere?»

«Vivian è diversa. Anche malata, ha continuato a creare e ha vinto un premio così importante. È questo che dovrebbe essere una donna indipendente.»

Mentre parlava, guardò apposta Charles, con un tono vagamente adulatore. «Mr. Stuart, non è d’accordo? Una donna con talento e tenacia come Vivian è davvero degna di ammirazione.»

«Quanto a quelle che sanno solo restare a casa e dipendere dai mariti... sono soltanto fortunate. Altrimenti, con le loro sole forze, probabilmente non riuscirebbero nemmeno a varcare la porta di questo ristorante, giusto?»

Sul tavolo calò il silenzio.

Seraphine guardò Charles.

Aspettava: aspettava che obiettasse, anche solo con un’espressione scura, un minimo segno di dissenso.

Ma non ci fu niente.

Charles si limitò a tagliare in silenzio la bistecca nel suo piatto e a posarla davanti a Vivian.

Certo. Non gli importava affatto che la stessero umiliando.

Lei rise, fredda. «Signorina, mi pare che la sua idea di valore e di capacità sia estremamente ristretta.»

Lei disse, parola per parola: «Pensi che mandare avanti una casa e permettere a un marito che lavora sodo di non avere pensieri non conti come contributo? O credi che solo salire su un palco a ritirare un premio, stringendo in mano il progetto di qualcun altro e incassando applausi, significhi essere una donna indipendente?»

«Ma che sciocchezze dici?» Vivian andò nel panico. «L’ho progettato io.»

«Che siano sciocchezze o no, nel profondo lo sai anche tu.»

Seraphine non si degnò neppure di guardarla e si avvicinò.

«Charles, Sean ha già mangiato un granchio intero. Il suo fisico non regge tutta quella roba. Se ti importa ancora di lui, smettila di assecondarlo.»

Charles già non aveva approvato ciò che Seraphine aveva appena detto. L’espressione gli si raggelò e, proprio mentre stava per parlare, Sean si ribellò: «Non voglio! Voglio mangiare il granchio!»

«Mamma, sei insopportabile! Papà si ammazza di lavoro per guadagnare, Vivian ha vinto un premio enorme, siamo qui fuori a fare una cena felice e tu devi proibire questo e quello! Non sai fare niente, non capisci niente, rovini sempre tutto!»

Gli occhi di Sean, così simili a quelli di Charles, erano pieni di disgusto.

Il cuore di Seraphine ebbe la sensazione di essere stritolato da una mano.

Lo guardò e, all’improvviso, le tornò in mente quando era appena nato: minuscolo, morbido, un micetto rannicchiato fra le sue braccia.

Notte dopo notte non osava dormire, per paura che gli venisse la febbre, per paura che stesse male.

Poi, quando gli diagnosticarono una cardiopatia congenita, pianse per tutta la notte.

Da quel giorno in poi, la sua vita girò intorno a due sole cose:

prendersi cura di lui e pregare perché stesse bene.

E adesso lui le diceva che non sapeva fare niente e che rovinava soltanto tutto.

Nicole capì finalmente perché Seraphine voleva il divorzio.

Se non se ne andava adesso, stava aspettando di farsi ammazzare a poco a poco?

Proprio mentre stava per parlare, Vivian si avvicinò con un calice di vino in mano.

«Seraphine, non arrabbiarti. Sean è piccolo e non capisce.» La sua voce era dolce.

Ma un attimo dopo, all’improvviso, si lasciò cadere all’indietro di proposito.

Il bicchiere si frantumò sul pavimento.

Cadendo, Vivian piantò il palmo proprio sui cocci.

«Vivian!» Il volto di Charles cambiò e lui le si precipitò accanto.

Vivian alzò lo sguardo con gli occhi pieni di lacrime. «Seraphine, come hai potuto spingermi?»

«Vivian, nel ristorante ci sono le telecamere. Usare un trucco così grossolano per incastrarmi… non ti sembra ridicolo?»

Seraphine aggrottò la fronte, d’istinto pronta a ribattere a Vivian, ma prima che riuscisse a finire Charles la interruppe.

«Seraphine.»

Charles sollevò lo sguardo; quegli occhi di solito freddi vorticavano di una rabbia che Seraphine non gli aveva mai visto addosso.

«Pensavo fossi soltanto capricciosa, invece non mi aspettavo che fossi così cattiva. Te lo dico chiaramente: se a Vivian succede qualcosa, tra me e te non è finita.»

Detto questo, sollevò Vivian fra le braccia e si diresse fuori a grandi passi.

Seraphine guardò la sua figura che si allontanava, vide l’espressione trionfante di Vivian e sentì calarle addosso una delusione totale.

Non avrebbe nemmeno controllato le riprese: aveva dato per scontato che fosse colpevole.

Era questo l’uomo che aveva amato per sette anni, che aveva aspettato per sette anni.

Sean corse dietro a loro e, passando accanto a Seraphine, la spinse con forza.

«Mamma, sei cattiva! Spero che muori! Non ti voglio più bene!»

E scappò via anche lui.

Seraphine rimase lì, come se non riuscisse più a sentire niente.

Chiuse gli occhi e, quando li riaprì, erano limpidi, senza ombra.

Tirò fuori il telefono e compose un numero.

«Pronto, parlo con la produzione del concorso di design? Voglio presentare una denuncia formale: Vivian è coinvolta in un plagio!»

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