Capitolo 5 Cosa rende un patto
BEATRICE
Da Riaghaire venne uno sbuffo che somigliava più a un colpo di tosse consumato. Una piccola parte di Beatrice si preoccupò per la sua salute, ma era riuscito a sopravvivere fino a quel momento; era difficile che fosse uno sbuffo a ucciderlo.
O almeno, sperava di no.
«Credi ancora che riuscirai a scappare da questo posto?»
Beatrice scrollò le spalle. «Sono abbastanza testarda da continuare a provarci.»
«Che cosa molto interessante…»
«Ti sei dimenticato il pezzo “per un’umana”,» gli ricordò.
«Ah, le mie scuse. Che cosa molto interessante, per un’umana.»
«Grazie. Lo prendo come un complimento.»
«Come impedirai al tuo compagno di suggellare il legame?»
«Aspetta. Stai dicendo che non è già scolpito nella pietra?»
«Be’…» tergiversò lui, tornando a tamburellarsi il mento con un dito. «Il legame è completo quando la coppia si marca a vicenda. Un morso, vicino alla base del collo.» Mentre parlava, Riaghaire indicò il punto in cui il collo incontrava la spalla.
«Quindi… adesso sono vampiri?»
Lui ricominciò a tossire, come per coprire una risata. «Assolutamente no. Non sono, in alcun senso della parola, in parte vampiri.»
«Però… i vampiri esistono, immagino?»
Quei suoi occhi scintillanti fissarono Beatrice mentre lei cercava di evitare di guardarli dritto. «Sì. I vampiri esistono.»
«Volevo solo esserne sicura,» disse, mantenendo un tono leggero. «Allora. Un morso al collo, eh?»
«Sì.» Annuì. «Lascia un segno unico — un marchio — che dice al mondo che sono compagni.»
«Fantastico. Quindi è una cosa possessiva.»
«C’è di mezzo la magia, però io non ne so altro.»
«E questo li rende maghi? O streghe?»
«Li paragonerai a qualsiasi creatura ti venga in mente, anche solo per verificare che esista?»
«Solo se è pertinente all’argomento. Altrimenti interromperei soltanto il filo della conversazione.»
Riaghaire scosse la testa, ma Beatrice ebbe la sensazione che la trovasse comunque divertente, più che fastidiosa. «Se ti marcano, c’è la possibilità che il legame cominci ad agire su di te. Qualunque immunità tu sembri possedere non ci sarà più.»
Ogni osso del suo corpo voleva contraddirlo. Voleva dire che non c’era modo, all’inferno, che avrebbe permesso a un legame magico di decidere come si sentiva riguardo a qualsiasi cosa; ma la verità era che non aveva alcun modo di sapere se opporsi fosse anche solo possibile.
Prendere una cotta per qualcuno non aveva niente di magico, eppure non potevi cambiare ciò che provavi dall’oggi al domani.
«Be’, visto che qualunque magia dovrebbe avere questo legame non mi sta influenzando adesso, posso continuare a dire di no, giusto? Se fanno qualcosa senza il mio consenso, sono più che felice di trasformare il resto della loro vita in un inferno, in ogni modo possibile e immaginabile.»
Riaghaire inclinò la testa a sinistra, poi a destra, con un’espressione pensierosa. «Non ho mai sentito parlare di un lupo che avesse un’umana come compagna, anche se io sono più il tipo da ucciderli che da farci conversazione. Purtroppo, su questa faccenda ho soltanto un’ultima cosa da dirti. Bisogna sempre muoversi con cautela quando c’entra la Dea della Luna. Non sono indulgenti con chi rifiuta i Suoi doni.»
«Me lo terrò a mente.» Anche se non le sarebbe servito. Beatrice non era mai stata il tipo da prendere le cose alla leggera, nemmeno quando la vita dipendeva da quello. Diceva la sua a prescindere dalla situazione e spesso finiva per urtare la gente nel modo sbagliato. Aveva la lingua tagliente e non era il tipo da arrovellarsi sul fatto di aver offeso qualcuno.
«A proposito: dal legame dei compagni ci guadagni qualcosa, oltre al fatto che ti fa innamorare di qualcuno?»
Passò un minuto prima che Riaghaire rispondesse. «Credo… che ci sia uno scambio di… non di potere, ma di qualcos’altro. Intreccia i due in modo tale che, se uno muore, l’altro subirà un duro colpo allo spirito, diventando più debole di quanto fosse prima del legame. I lupi raramente sopravvivono alla perdita del compagno, e quelli che ci riescono sono il guscio di ciò che erano.»
«Uccidere il loro compagno li indebolisce,» riassunse lei, annuendo lentamente. «E io sono umana. Perché diavolo qualcuno dovrebbe volere un’umana come compagna? Chiunque si arrabbi con loro se la prenderebbe con me e non è che io possa tener testa a un licantropo.»
«È vero… tuttavia è vero anche il contrario. Trovare il proprio compagno e completare il legame rafforza la coppia.»
Beatrice aggrottò la fronte. «…Non è che all’improvviso divento una licantropa, vero? Non è possibile, giusto?»
Riaghaire si strinse nelle spalle. «Come ho detto, non ho mai sentito di un lupo che trovasse un’umana come compagna. Quello che il legame completo farà a te è, in larga misura, un mistero.»
«Fan-fottutamente-fantastico», brontolò, per niente contenta. L’idea di potersi trasformare in un lupo aveva anche qualcosa di affascinante, ma non era ciò che Beatrice desiderava per sé. Era felice di essere umana, grazie tante. Era il momento di cambiare argomento. «Riaghaire… tu, esattamente, che cosa sei?»
«Importa davvero?»
Beatrice esitò un istante. Importava davvero? «Sinceramente? Non molto. Sono più curiosa di qualsiasi altra cosa. Però mi chiedo anche di che cosa saresti capace, se le circostanze fossero… diverse.»
Lui lasciò uscire un sospiro basso. «Saprai che cosa sono abbastanza presto.» Quel poco di emozione che aveva in volto svanì, sostituito da uno sguardo lontano. «Non manca molto ormai…» Il tono sinistro della sua voce fece scorrere un brivido lungo la schiena di Beatrice.
Non era la prima volta che Riaghaire la metteva a disagio, ed era certa che non sarebbe stata l’ultima. Forse c’era qualcosa di cui preoccuparsi ma, per come stavano le cose, non era che rappresentasse una minaccia fisica.
«Va bene», concluse trascinando le parole, con un sospiro. «Sarò paziente. Credo.» Per “paziente” intendeva che avrebbe passato quel tempo a combattere l’impulso di tormentarlo con un’infinità di domande sull’argomento.
«Brava ragazza.»
Beatrice fece una smorfia, infastidita da quelle parole. Invece di rinfacciarglielo, si trattenne dal dare la risposta sarcastica che le era balzata alla mente.
«C’è un modo per fare in modo che il legame di compagno non possa… completarsi? O per annullarlo, per così dire?», chiese invece.
«Potresti chiedere di essere marchiata da un altro, dato che può esistere un solo legame alla volta.»
«… mi stai dicendo sul serio di trovare in qualche modo un secondo licantropo che pensi che io sia la sua compagna e lasciarmi marchiare da lui?»
Riaghaire scosse la testa, con l’ombra di un sorriso sulle labbra. «Se non è di tuo gusto, esistono altri legami in grado di impedire che quello da compagno si compia.»
«Ecco, così va meglio. E quali sarebbero?»
«C’è una condizione», spiegò, inchiodando Beatrice con lo sguardo e facendola agitare sotto quella scrutata. «Chiunque tu scelga per creare un legame diverso con te — no… “patto” è un termine più appropriato — deve essere più forte di colui con cui condividi il legame di compagno. Date le tue circostanze attuali, questo sarebbe… difficile da ottenere.»
La curiosità, ormai, si era accesa; ricambiò lo sguardo di Riaghaire con tale intensità che lui finì per distogliere gli occhi. Solo quando ebbe abbassato lo sguardo, lei fece la domanda successiva. «Di che tipo di patto stiamo parlando?»
«Un patto che sovrastarebbe senza alcun dubbio il legame di compagno sarebbe quello stretto con un demone.»
«Neanche per sogno.» Non le servì nemmeno un secondo per scartare quell’opzione. «Magari non so molto di… tutto questo, ma so abbastanza da stare lontana, molto lontana, da qualsiasi cosa demoniaca.»
«Come è giusto che sia», annuì lui. «Ce ne sono diversi altri ma, al momento, nessuno ti sarebbe utile.»
«E tu?» azzardò Beatrice, esitante, ma quale altra alternativa c’era?
«Vuoi entrare in un patto con me?»
Lei scosse la testa, poi chiarì. «No. Intendevo: tu sei qualcosa che può fare un patto abbastanza forte da sovrastare il legame di compagno?»
Per un lungo momento Riaghaire non disse nulla; girò appena la testa quel tanto che bastava per guardarla di sottecchi. «…Sì, lo sono, anche se ciò che devi pagare per formare un patto del genere con me non vale il prezzo.»
Ah. Quella sì che era una risposta interessante. Aveva deliberatamente taciuto il fatto che poteva aiutarla e, quando glielo aveva chiesto in modo diretto, la prima cosa che le aveva detto era che non ne sarebbe valsa la pena, per ciò che avrebbe dovuto pagare. Il che portava inevitabilmente a una domanda: qual era il prezzo? E non avrebbe dovuto essere Beatrice a decidere se ne valeva la pena o no?
Stava cercando di manipolarla, tentando di guadagnarsi la sua fiducia fingendo di preoccuparsene, oppure semplicemente non voleva aiutarla a risolvere il suo problema?
Oppure… poteva essere contrario a stringere un patto con lei per una ragione semplicissima: perché non ne aveva alcuna voglia. Sarebbe stato legato per sempre a un’umana, o almeno così supponeva, e non pareva avere una grande considerazione della sua specie.
E se fosse stato perché, nel suo stato attuale, era troppo debole per farlo e non voleva ammetterlo? C’erano troppe possibilità, e nessuna aiutava Beatrice in quel momento.
Osava fare l’unica domanda che continuava a tornarle in mente?
«Che tipo di patto puoi fare?» A quanto pare, sì: osava.
