Capitolo 8 Breaking
Sono stanca, ma provo una specie di sollievo, adesso che Amelia almeno sa che c’è qualcosa che non va e che potrei andare da lei. Mi girano un po’ per Ben, per come è sparito così. E proprio dopo che avevo deciso di chiuderla con qualunque cosa stia succedendo con un tizio che nemmeno conosco.
Sono una traditrice. Ben non mi farebbe mai una cosa del genere.
È il ragazzo perfetto, e io non lo merito.
Il mio corpo mi urla di provare a stanare Black dopo che me ne vado via presto dall’afterparty. Voglio sapere che sensazione sarebbe farmi scopare da uno come lui anche solo una volta, soprattutto dopo che mi ha fatto venire con quel tiro ruvido delle dita.
Ho qualcosa che non va nella testa. È l’unica spiegazione che riesco a darmi, perciò faccio l’opposto di ciò che desidero davvero. Porto il culo a casa.
Le immagini di noi accanto all’ascensore mi attraversano la mente mentre aspetto di salire nel mio appartamento, e scuoto la testa contro me stessa. Deve finire. Adesso.
Inserisco il codice per entrare e mi blocco di colpo quando metto piede in salotto.
Qualcosa non va.
Le luci del soggiorno sono impostate perché si accendano appena qualcuno entra, ma l’appartamento resta nel buio. Provo ad accenderle a mano, ma non funziona comunque.
«Proprio quello che ci voleva.» Tiro fuori il telefono dalla borsa per chiamare la manutenzione, ma poi sento un rumore provenire dalla cucina.
Mi immobilizzo, l’istinto che impazzisce.
C’è qualcuno nel mio appartamento. Quella notte non mi sono fidata del mio istinto quando quel tizio mi ha aggredita, e ho finito per invitare a forza nella mia vita uno sconosciuto che mi scopa con le dita e poi mi lascia in bianco.
E allora, mi allontano dal pericolo e cerco di uscire prima che mi facciano a pezzi?
No.
Invece cammino verso la cucina, il più in silenzio possibile. Appena giro l’angolo, una mano mi si serra sulla bocca e vengo tirata contro un corpo duro.
Stavolta lotto con tutto quello che ho, l’adrenalina che mi rimbomba nelle orecchie mentre mi dimeno e cerco di mordere le dita che mi coprono la bocca.
Perché quella persona non indossa guanti neri.
Stavolta non ne esco illesa, ma di sicuro morirò provandoci. Gli schiaccio il piede con il tacco dello stivale, piantandolo sul collo del piede, ma i suoi stivali sono duri e non so nemmeno se gli sto facendo davvero male.
Come diavolo ha fatto a entrare in questo palazzo, per cominciare? Questo posto ha una sicurezza altissima, la tecnologia migliore.
Se questo tizio riuscirà a uccidermi, sarà abbastanza stupido da lasciare le impronte dappertutto. Mio zio lo troverà, e sarà certo che verrà a raggiungermi nell’aldilà.
Mi divincolo contro di lui, prendendolo a calci agli stinchi dove riesco ad arrivare, ma sembra fatto d’acciaio mentre mi spinge finché le cosce non urtano il bracciolo di uno dei divani.
Poi qualcosa di affilato mi si posa contro la gola, e io mi immobilizzo, lo sguardo che scende a cogliere un lampo di metallo.
Aspetta.
Inspiro a fondo.
Ambra e muschio.
È lui.
Black.
Non l’ho capito perché non indossa i suoi caratteristici guanti neri.
Il cuore mi martella contro le costole. Stavolta è diverso.
Non si sta nascondendo come faceva prima. Non indossa guanti né casco, perché sento la sua mascella sfiorarmi la nuca.
Mi taglierà se giro appena la testa per riuscire a intravedere?
Il mio appartamento è sommerso nel buio, ma gli occhi si sono abituati e distinguo delle sagome.
Perché è qui senza il suo solito travestimento?
È venuto a uccidermi? La lama contro la gola è la stessa che ha spezzato la vita di qualcun altro?
Inspiro quando la punta della lama affilata scivola dalla mia gola lungo il davanti del vestito.
«Togliti il cappotto.» mi sussurra cupo all’orecchio.
La sua voce mi manda un brivido lungo la schiena. È bassa e pericolosa e, anche se la temperatura è regolata, mi si rizza la pelle mentre faccio scivolare dalle spalle il cappottino leggero che indossavo.
Il vestito che porto è castigato ed elegante, eppure dal petto di Black esce un gemito, come se stessi indossando quell’abito nero scandaloso che mi ha strappato di dosso.
Deglutisco, nervosa, quando la punta del coltello sparisce piano nella scollatura, graffiandomi la pelle del seno sinistro.
Proprio quando avevo creduto che, stavolta, sarebbe stato diverso, più controllato, taglia il pizzo del vestito di netto, come se stesse incidendo burro morbido.
La lama è più affilata di qualunque cosa abbia mai provato e, se volesse finirmi qui, adesso, potrebbe farlo con un semplice colpo di polso.
Poi viene il reggiseno e il respiro mi esce a sbuffi corti mentre il metallo lucente disegna un cerchio intorno al capezzolo. Resto immobile come una statua mentre la mano di Black mi lascia la bocca e mi cinge la vita.
Avevo ragione.
Il palmo della sua mano è tutto tranne che liscio. Sento i bordi ruvidi dei calli quando mi accartoccia le mutandine nel pugno e me le strappa via, lasciando il mio davanti completamente esposto ai suoi occhi.
«Per favore, non farmi del male.» Stavolta la paura si sente chiara nella mia voce; del coraggio delle altre notti non c’è traccia.
Non avrei dovuto giocare con quest’uomo; avrei dovuto andare da mio zio e da T.J. appena ne avevo la possibilità. È più pericoloso di quanto gli abbia concesso. Il vicolo era una cosa, ma adesso è davvero dentro il mio appartamento.
«Apri le gambe.» ordina, e io obbedisco all’istante. «Che brava ragazza con me, vero?»
La sua lingua segue il bordo del mio orecchio e io chiudo gli occhi con forza, la mia fica che sembra gradire il pericolo anche se mi sento sul punto di svenire.
Un dito traccia lentamente le labbra tra le mie gambe; spesso, fa scorrere la punta lungo la fessura prima di entrare in me, piano.
«Mmm.» I denti mi sfiorano il lobo. «Piangi per me… ti bagni così anche per il tuo ragazzo?»
Sa di Ben. Certo che lo sa. Probabilmente sa tutto di me, e le uniche cose che io so di lui sono che può uccidere qualcuno con un taglio pulito alla gola, che va in moto e che il mio corpo reagisce a lui come se fossi un burattino nelle sue mani.
Anche adesso, con un coltello che mi sfiora la pelle e un dito che mi scopa appena dentro, sento le mie gambe forti da ballerina cedere per il desiderio mentre il cuore mi galoppa nel petto dalla paura.
Urlo quando mi spinge, piegandomi in avanti con la testa giù sopra il bracciolo del divano, il culo puntato in aria. Poi, nel silenzio della notte, sento il suono di una cerniera.
«Volevi farti scopare, vero?»
