POSSEDUTA DAI RIFLETTORI

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Capitolo 6 CAPITOLO 6

Punto di vista di Aria:

Fissai la soglia da cui era appena passato Cassian e mi resi conto che, se uno come lui non riusciva a liberarsi della propria famiglia, allora chi ero io?

Il rumore della sua auto vibrò nella notte e, quando se ne andò, nelle orecchie mi rimase solo silenzio.

«Gli passerà.» disse il signor Vale versandosi da bere, come se in quella stanza, pochi minuti prima, non fosse successo niente.

Lo guardai e mi asciugai le lacrime sul viso. «Lo avete minacciato di diseredarlo» dissi, furiosa.

I suoi occhi calmi e impassibili si spostarono su di me con lentezza. «Ma gli ho dato una scelta» rispose.

«Questo è un ricatto, non una scelta!» urlai, con la voce che mi tremava.

«Aria, modera il tono.» disse mia madre con durezza, stringendo di più la coppa di vino.

«No, non lo farò!» L’aria nella stanza si irrigidì all’istante.

La signora Vale si sforzò di sorridere appena. «Siete ancora giovani, Aria, è normale che reagiate così, con queste emozioni.»

«Normale? Annunciate un matrimonio combinato e volete che ne siamo felici. Vi aspettate anche un applauso?» dissi.

«Elena, lasciaci.» chiamò il signor Vale, senza nemmeno alzare lo sguardo.

La sorella di Cassian si alzò e uscì. Restammo soltanto noi quattro.

Tre adulti che sembravano perfettamente composti e io, l’unica che si stava sbriciolando.

Mia madre si voltò verso di me con dolcezza. «Aria, questa alleanza è stata discussa per anni» disse.

Scattai verso di lei. «Anni? Ero solo una bambina, per l’amor del cielo!» urlai.

«Adesso non lo sei più» rispose.

«Quindi aspettavate questo momento? Mi avete plasmata e preparata per questa merda?» dissi, con il dolore che mi si sentiva addosso.

«Aria, controlla il linguaggio.» mi riprese, irritata.

«No, controlla tu il tuo! Non me l’avete nemmeno chiesto!» dissi.

«Perché avresti detto di no» replicò lei.

«Esatto. I sentimenti sono temporanei, il potere no.» intervenne il signor Vale.

Lo fissai con disgusto. «È così che trattate anche vostro figlio? È così che si tratta un bambino?»

La sua espressione non cambiò. «Capirà presto il suo dovere» disse.

«E se non lo capisce?» chiesi.

I suoi occhi incrociarono i miei, dritti. «Lo capirà» rispose, gelido.

Mia madre si alzò. «Ce ne andiamo» disse.

Appena uscimmo, l’aria notturna mi colpì il corpo come una sferzata.

Inspirai a fondo, come se fossi rimasta sott’acqua per ore.

«Mi avresti lasciata entrare in quel buco» dissi.

«Era necessario» rispose.

«Per chi?»

«Per il nostro futuro.» Inspirò bruscamente.

Mi voltai lentamente verso di lei. «Vuoi dire per i tuoi affari o per il tuo tornaconto politico?»

Mia madre è una politica oltre che una donna d’affari. Da quattro anni siede come commissaria alle finanze e sta cercando di candidarsi per un secondo mandato.

Non lo negò. «Un giorno me ne sarai grata» disse.

«Cassian è potente, e il nome Vale apre porte.»

«Io non voglio porte aperte. Voglio una scelta» dissi.

Quando arrivammo a casa non l’aspettai. Andai dritta in camera mia.

«Aria,» mi chiamò.

Non mi fermai e non mi voltai.

«Aria.» mi chiamò di nuovo.

Mi girai in cima alle scale. «Mi hai mai voluto bene o per te sono solo parte di un accordo?»

«Non fare la drammatica.» disse freddamente, e quello mi fece più male di qualsiasi altra cosa.

La lasciai lì ed entrai nella mia stanza.

Mi sedetti a terra. «Non possono farmi questo» sussurrai tra me, mentre le lacrime mi rigavano il viso.

Qualche minuto dopo bussarono piano.

«Principessa» chiamò Matilda.

Mi alzai e le aprii. Entrò con cautela.

Matilda si prendeva cura di me da quando ero piccola.

Mi guardò in faccia e ansimò.

«Oh, mio Dio» disse.

Mi crollai addosso a lei e scoppiai a piangere, come una bambina.

«Mi stanno dando in sposa» singhiozzai contro il suo petto.

«Hanno già deciso, anni fa» dissi.

Lei mi strinse forte e mi accarezzò la schiena, dondolandomi. «Shhh… shhh… calma, principessa.»

Si scostò e mi prese il viso tra le mani con tenerezza. «Hai detto a Madam Kehlani che sei contraria?»

«Sì, ma mi ha zittita.» Matilda sospirò a fondo. «Sai com’è fatta. Pensa di proteggerti.»

«Proteggermi buttandomi in una gabbia?» La voce mi si spezzò.

Matilda mi asciugò le lacrime. «Vai a implorarla» mi persuase.

La guardai come se fosse impazzita. «Implorarla?»

«Sì, parlale da figlia, non da affare. Ricordale che sei carne della sua carne.»

Una speranza mi tremolò dentro, fioca, ma svanì subito.

«Non ascolterà. Quando mai ha ascoltato?» dissi.

«Prova almeno. Il cuore di una madre è sempre morbido con il proprio sangue.»

Inghiottii a fatica. E se avesse ragione?

E se nel suo cuore ci fosse ancora un punto tenero da raggiungere?

Mi alzai lentamente e andai verso la stanza di mia madre.

Quando arrivai, la porta era socchiusa.

La spinsi ed entrai.

Stava facendo i bagagli.

Una valigia era sul letto. Vestiti e documenti erano sistemati con cura al suo interno.

«Te ne vai?»

«Ho un volo tra meno di due ore», disse in fretta.

Mi si strinse il petto. «Già?»

«Sì», rispose.

Entrai del tutto nella stanza. «Quindi è questo?»

Lei chiuse la valigia con la zip, calma. «Che cosa vuoi, Aria? Sbrigati.»

«Ti prego, io non voglio questo… ripensaci», supplicai.

Finalmente mi guardò, con un lampo di irritazione sul viso. «Ne abbiamo già parlato, Aria.»

«No, l’hai annunciato! Non hai discusso niente con me», ribattei, secca.

«Questo matrimonio ti garantisce il futuro.»

«No, mi seppellisce!» urlai.

I suoi occhi si indurirono appena. «Abbassa la voce.»

«Mi scarichi addosso questa cosa e poi vuoi andartene? Ti sembra giusto?»

Alzò una mano di scatto e mi schiaffeggiò. «Basta!» gridò.

La sua voce vibrò nella stanza.

La fissai, sconvolta. Era la prima volta che alzava le mani su di me.

«Credi che abbia costruito tutto quello che abbiamo perché tu pianga per la scelta e la libertà? Credi che al mondo importi dei tuoi sentimenti?» urlò.

«A me importano i miei sentimenti! Sono tua figlia, dannazione!»

«E io mi assicuro che tu resti protetta!»

«Protetta da cosa, esattamente? Dalla mia felicità?» dissi.

La sua mano si abbatté sulla valigia con violenza. «Non metterai in discussione la mia decisione!»

«Lo sto già facendo! Lo sto facendo!» La mia voce uscì bassa.

Il suo respiro si fece più tagliente. «Ti stai comportando da bambina.»

«E tu ti stai comportando da persona senza cuore!» scoppiai.

Prese il telefono e la valigia. «Non ho tempo per tutte queste stronzate», disse, e mi passò accanto.

Poi la porta d’ingresso si chiuse. E lei se ne andò.

Non ricordo di essere entrata nella mia stanza. Ricordo solo di essermi seduta sul letto e di aver fissato il vuoto, senza un punto preciso.

Più tardi Matilda entrò piano. «Se n’è andata?» chiese con dolcezza.

Annuii e scoppii in lacrime, di nuovo. «Non ha ascoltato. Te l’avevo detto che non l’avrebbe fatto.»

Matilda mi si avvicinò e si sedette accanto a me sul letto. «Oh, figlia mia.» Mi strinse.

«Ha scelto ancora gli affari», sussurrai.

Matilda mi accarezzò i capelli. «Hai bisogno di riposare, tesoro», disse.

«Non riesco a respirare, Matilda.»

«Sei solo sopraffatta», disse.

«Non mi ama.»

«Non dirlo mai più», disse con fermezza. «Ti ama a modo suo.»

«Ma il suo modo fa male», dissi.

Matilda mi rimboccò le coperte e si sdraiò accanto a me. «Chiudi gli occhi, tesoro. Domani andrà meglio.»

Le sue dita continuarono ad accarezzarmi i capelli, leggere, finché non mi addormentai.

Arrivò il mattino… Sentii movimenti lontani in casa. Porte che si aprivano, passi che rimbombavano, il personale che parlava, ma io non riuscivo a muovermi e non riuscivo ad aprire gli occhi.

Il peso nel petto era più grave di quello del giorno prima, e respirare sembrava un lavoro.

A un certo punto tutto diventò sfocato, e la stanza mi parve calda e fredda allo stesso tempo.

«Aria, svegliati.» La voce sembrava arrivare da molto lontano.

Un’altra voce parlò. Era la voce di Mila, l’avrei riconosciuta sempre, in qualunque giorno.

Perché Mila era lì?

«Matilda, non risponde!» disse.

Dei passi si precipitarono vicino a me e delle mani mi toccarono il viso.

«Gesù… sta bruciando.» La voce di Matilda si spezzò.

«Bruciando? Di chi stanno parlando?» pensai.

Non riuscivo ad aprire gli occhi, e il corpo mi sembrava intorpidito.

«Non è uscita stamattina?» chiese Mila.

«No. Ho pensato fosse solo sconvolta per ieri… Qualcuno chiami subito l’autista!» urlò Matilda.

Sentii che mi sollevavano, e le voci si confusero.

«Non si sveglia! Aria, ti prego!» Mila andò nel panico, la voce già tremante.

Un’aria fredda mi colpì il viso. L’ultima cosa che sentii prima che tutto diventasse nero fu Mila che scoppiava a piangere chiamando il mio nome.

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