Capitolo 4 CAPITOLO 4
Punto di vista di Aria:
Girai la maniglia e mi bloccai. Per prima cosa mi colpì al naso l’odore tagliente di un profumo costoso, poi arrivò quello di qualcosa di più pesante. Sapeva di peccato.
Vivienne si reggeva al bordo del lavandino. I capelli le ricadevano sul viso in modo scomposto e sembrava l’opposto dell’immagine da regina della scuola che si sforzava con cura di mantenere.
Cassian se la stava scopando di brutto. «Sììì, papà… dammelo, tesoro… più forte, più forte… soffocami, papà… ti prego, soffocami, papà.» Continuava a gemere senza vergogna.
Vivienne mi vide attraverso lo specchio grande davanti a lei. All’inizio fu sorpresa, ma lo stupore nei suoi occhi si trasformò in qualcosa di crudele.
Continuò a gemere forte, ancora più forte di prima, mentre mi fissava nello specchio.
Cassian non si fermò. Continuò a trapassarla da dietro, a scoparla come la puttana che è.
Ma lo vidi: si spostò appena. Sapeva che qualcuno era entrato; semplicemente non gli importava di voltarsi.
La vista mi si appannò… «Schifosi—!» urlai.
Il suono echeggiò e lui inclinò la testa appena, come se quella voce avesse fatto scattare qualcosa nella sua mente.
Non aspettai. Scattai fuori prima che potesse voltarsi del tutto.
Sbattei la porta così forte che tremò, e tornai nel corridoio con il respiro irregolare.
Perché mi sembrava di essere entrata in qualcosa che non era destinato a me e, allo stesso tempo, lo era?
Quella scuola era marcia fino al midollo. Feci a malapena tre passi lungo il corridoio quando andai a sbattere contro qualcosa di solido. Anzi, contro due cose.
Erano Alex e David.
Mi rimisero in equilibrio con facilità e io mi scostai.
«Beh, se non è la rivoluzione.» disse Alex.
«Sembri spaventata, come se avessi visto un fantasma,» osservò David con calma. I suoi occhi si strinsero in modo giocoso.
«Spostatevi,» dissi secca, ma non lo fecero.
Anzi, continuarono ad avvicinarsi, chiudendomi in un angolo senza toccarmi. E all’improvviso, alle loro spalle, la porta del bagno si aprì.
Vivienne uscì per prima, sistemandosi il blazer, e Cassian la seguì, aggiustandosi i gemelli come se avesse appena finito una conversazione qualunque invece di quello che avevo visto poco prima.
Era fin troppo composto, imperturbabile.
Alzò gli occhi e mi trovò di nuovo; questa volta sembrò intenzionale. Mi venne incontro, e Alex e David si fecero da parte.
Si fermò a pochi centimetri da me e si chinò appena, in modo che i suoi occhi fossero all’altezza dei miei.
«Come ti chiami?» chiese.
Sostenni il suo sguardo. «Non ti serve saperlo,» dissi ostinata.
Vivienne fece un passo avanti. «Ma chi ti credi di essere!» mi ringhiò, ma io non la guardai nemmeno.
Mi concentrai sul dio greco davanti a me, visto che a quanto pare stavamo di nuovo facendo a gara a chi sostiene lo sguardo.
Vivienne alzò la mano di scatto per schiaffeggiarmi, ma Alex le afferrò il polso a mezz’aria.
«Calma,» mormorò.
David si mise tra noi. «Non imbrattiamo il corridoio, Vivienne.»
Vivienne li fissò incredula. «Mi state difendendo?»
«Stiamo evitando una scenata.» disse Alex, con un sorrisetto appena accennato.
Cassian non si era ancora mosso. E non aveva distolto lo sguardo.
Serrò la mascella e io feci un passo indietro.
Vivienne sembrava sul punto di esplodere da un momento all’altro.
Alex e David si scambiarono un’occhiata che diceva chiaramente: adesso si fa interessante. Cassian distolse gli occhi e, dopo un’ultima occhiata, si voltò e se ne andò.
I suoi amici lo seguirono. E Vivienne corse dietro di loro come un cagnolino e si agganciò al braccio di Cassian.
Rimasi lì per tipo tre minuti, poi sentii un altro caos esplodere lungo il corridoio. Tom e i suoi scagnozzi comparvero dalle scale, ridendo e spingendo avanti un altro ragazzo.
«Oh! Guardatelo, che prova a darsi delle arie all’Aurelius Crown?» schernì Tom.
Uno dei suoi ragazzi rise e spinse il ragazzo a terra con brutalità. Mi avvicinai. Le dita mi si arricciarono appena.
«Piantatela!» sbottai.
Tom si voltò, mi vide e il suo ghigno si allargò.
«Ma guarda un po’. La nuova trasferita ha davvero un po’ di fegato.»
«Sei troppo arrogante e pieno di te.» dissi.
Il ragazzo a terra trasalì alle mie parole, ma sembrò sollevato.
Tom fece una risata cupa. «Mi piace.»
Il ragazzo che Tom stava tormentando deglutì a fatica e provò a scappare, ma gli scagnozzi gli sbarrarono la strada come predatori.
«La sicurezza è carina, ma non ti salverà, novellina.» disse, avvicinandosi a me.
Inclinò la testa e il suo sguardo si fece pericoloso.
«Il fatto che prima ti abbia detto di non lasciare che qualcuno ti faccia sentire più piccola non significa che tu possa fare la furba con me.»
Non mi mossi. Strinsi la mascella.
«Sei nel posto sbagliato. E mi piace che tu pensi di avere scelta.»
Raddrizzai le spalle. «Sì, è una scelta. E tu che cosa hai intenzione di fare?» risposi, senza paura.
«Vedremo quanto ti dura.» ghignò.
Il ragazzo che avevo appena difeso colse l’occasione per scappare: corse giù per il corridoio, sollevato.
Gli occhi di Tom non mi lasciavano. Era chiaramente furioso, e sentivo la tensione crepitare nell’aria.
Dopo qualche minuto passato a fissarmi con occhi gelidi, se ne andò, e io mi ritirai in classe per raggiungere Mila.
Mila non si prese nemmeno la briga di chiedermi che cosa fosse successo: aveva sentito la voce in classe prima che tornassi e, con mia sorpresa, mi fece i complimenti per quello che avevo fatto. All’ora di uscita, i nostri autisti arrivarono davanti ai cancelli come un orologio.
«Oggi hai dato il via a qualcosa,» mormorò. «Assicurati solo di essere pronta a portarlo fino in fondo.»
Lo disse con serietà e mi strinse la mano prima di salire sulla sua macchina.
Io la liquidai con una scrollata di spalle e salii anche sulla mia.
