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Capitolo 8 Fratelli e figlie

«Sei la figlia dell’allenatore?» dico senza cambiare espressione.

Guardo Amy di profilo. Sembra felice, e sincera. Quindi mi ha cercata perché sono la sorella di Cole, oppure mi ha parlato per me? Mi sembrava una tipa in gamba.

«Lo so.» Mi sorride dall’alto in basso. «Ma per favore non dirlo a nessuno. Non voglio che la gente mi stia addosso, soprattutto qui.»

«In che senso?» mi acciglio.

«Nel senso che la gente vuole essermi amica solo perché sono sua figlia, capito? Io non ho amici, perché non so se vogliono essere miei amici o se vogliono avvicinarsi alla squadra.» Mi passa un braccio attorno alle spalle e io mi rilasso un po’. «Quindi immaginati la mia sorpresa quando ho scoperto che sei la sorella di Cole Smith. E tu mi piacevi davvero. Adesso so che sei mia amica per me.»

La sua storia suona stranamente simile alla mia.

«Quindi non ti sei avvicinata a me perché sono sua sorella?» voglio chiarirlo, perché se l’ha fatto continuerò a sentirmi come se mi avesse mentito.

«Non lo sapevo nemmeno!» esclama, con gli occhi marroni spalancati. «Finché non mi hai presentata a Luke, e ho pensato: quali sono le probabilità!»

«Però lui non sapeva chi eri.» Sono ancora confusa. L’allenatore è con questa squadra da cinque anni: com’è possibile che Luke non sapesse che lei è sua figlia?

«Meglio per me! Sai se è single?»

«Non ti metterai con Luke! Forse è meglio che tu stia alla larga dai giocatori.»

«Parli come mio padre.» Fa il broncio. «E sei ingiusta, perché tu invece ti sbaciucchi con James!»

«Non me lo sbaciucchio!» rido. «Stiamo solo parlando!»

«Nome in codice per: vuoi scopartelo!» Mi trascina giù per le scale fino al prato, dove tutti stanno ballando. «Devi mollarlo, e possiamo essere ragazze single per sempre!»

Butto la testa all’indietro e rido. «Ma a me piace! È così gentile e carino!»

Lei mi fa la linguaccia e alza le braccia in aria seguendo il ritmo della musica. Mi accorgo che probabilmente siamo le uniche due ragazze a non bere da un bicchiere rosso di plastica, ma io sorseggio la mia Coca-Cola con gratitudine. Ho sentito storie dell’orrore sulle feste delle confraternite e forse dovrei ascoltare il consiglio di Mom e lasciarmi andare, per una volta. Dovrei godermi il tempo al campus finché sono giovane, prima di dovermi trovare un lavoro.

Così alzo le braccia in aria anch’io e rido insieme ad Amy, la mia prima vera amica che non sia mio fratello.

Delle mani mi si posano sui fianchi e io giro la testa, ritrovandomi faccia a faccia con Luke.

«Che ci fai qui!» mi urla nell’orecchio. «Cole si arrabbierà tantissimo!»

«Cole non è il mio capo!» gli urlo di rimando. «E poi non stiamo nemmeno bevendo.»

«Allora vieni con me, prima che gli salti la vena se ti succede qualcosa qui.» Afferra le mani mie e di Amy e noi ridacchiamo, seguendolo di nuovo dentro la casa enorme.

Ci guida oltre la festa nell’atrio d’ingresso, verso il retro della casa, e qualcuno che si comporta come un buttafuori ci apre una porta.

Entriamo in un’enorme sala ricreativa, con divani e uno schermo gigantesco appeso alle pareti, dove alcuni ragazzi stanno giocando ai videogiochi.

Qui la musica non è così alta, ma è chiaramente una zona privata della festa, uno spazio che sembra esclusivo per i giocatori di football.

«Che ci fai qui!» Cole si alza dalla sedia su cui era seduto vicino al tavolo da biliardo; la bionda del bar quasi cade a terra, scivolando giù dalle sue ginocchia.

Mi bruciano le orecchie mentre ci viene incontro.

«Le ho trovate fuori, in mezzo alla folla.» Luke incrocia le braccia, con quel sorrisetto compiaciuto da “ho fatto una cosa buona”.

«Sono a una festa.» Incrocio le braccia anche io, facendo quasi spuntare il seno da sopra il corsetto. «È abbastanza evidente.»

«Chi ti ha fatta entrare?» pretende Cole, fermandosi proprio davanti a me; l’odore della sua colonia familiare mi brucia nelle narici.

Una volta amavo quel profumo; adesso mi lascia un retrogusto amaro in fondo alla gola, perché quello stronzo sta facendo una scenata e sta attirando addosso a noi tutta l’attenzione.

«Ci ho fatto entrare io!» Amy si piazza coraggiosamente al mio fianco, alzando il bicchiere. «E no, non stiamo bevendo, non ci droghiamo e non stiamo nemmeno facendo sesso. Quindi lasciaci divertire un po’, amico. Cristo!»

In questo momento la bacerei, per come mi sta difendendo.

«Tu non sei la figlia dell’allenatore Murray?» Cole sposta l’attenzione su di lei. «Potrei chiamarlo subito e dirgli dove sei.»

Lo afferro per il polso e lo trascino in un angolo, lontano dagli sguardi ficcanaso di tutti.

«Che diavolo ti prende!» sibilo, urlando a mezza voce. «Ci stai mettendo in imbarazzo e ti comporti come se io fossi una bambina!»

Lui pianta una mano contro il muro accanto al mio viso, intrappolandomi e schermandomi dagli sguardi degli altri. «Io non ti voglio qui.»

Il dolore mi fiorisce nel petto mentre alzo gli occhi nei suoi irati occhi blu. Non mi aveva mai detto quelle parole. Mi ero sempre trascinata dietro quando lui e Luke facevano qualunque cosa, e nemmeno una volta mi aveva fatto sentire di troppo.

«Sei davvero maleducato.» Nella mia voce si spegne un po’ di grinta. «Chi sei, e che cosa hai fatto a Cole?»

Abbassa il volto finché è quasi contro il mio, e mi uccide pensare che qualcuno di così bello, che un tempo era il mio migliore amico, si stia rivelando tanto crudele con me. È come se fossi finita in un’altra dimensione.

«Sto cercando di proteggerti.» ringhia.

Cole perdeva spesso la pazienza. A scuola, in campo, a volte a casa. Ma mai con me.

«Non ho bisogno della tua protezione, Cole.» Il dolore mi cola dentro le parole. «Io voglio soltanto indietro mio fratello.»

Gli scivolo accanto e torno da Amy.

James è lì, e mi rivolge un sorriso enorme quando mi vede.

«Ciao.» Lo abbraccio per un attimo, poi mi giro verso Amy. «Possiamo andare? Credo di averne abbastanza di questa festa.»

«Fa schifo comunque!» dice a voce alta, infilando il braccio nel mio. «Ci si vede in giro, Luke.»

Ed è così che ho capito di aver trovato una nuova migliore amica: perché mi sta trattando meglio della vecchia, senza fare domande.

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