Capitolo 6 Cena - Monet
James mi fa un cenno dalla sua tavolata e io sorrido mentre mi avvicino.
«Ehi.» Quel sorriso abbagliante rischia quasi di farmi cedere le ginocchia, e lo ricambio con un abbraccio quando si china per stringermi.
Potrò anche detestare certi giocatori di football, ma i corpi scolpiti hanno decisamente i loro vantaggi.
«Allora? La scuola ti sta prendendo a calci come sta facendo con me?» mi siedo, ma sento degli occhi bruciarmi sulla nuca, così mi guardo intorno e strizzo gli occhi quando individuo lo sguardo colpevole.
«La scuola va bene, per ora sto facendo un corso di laurea in studi generali, però gli allenamenti mi stanno massacrando.» Si siede accanto a me e si passa una mano tra i capelli biondi. «Crollo tipo alle otto di sera.»
Controllo l’ora sul mio fitness watch. «Per fortuna sono appena passate le sei, quindi hai ancora un po’ di tempo.»
«Sì, tempo da passare con te.» Raggiante, mi accarezza le dita sul tavolo, e mi si infiammano le orecchie. «L’altro giorno tuo fratello mi ha fatto una ramanzina.»
Alzo le sopracciglia, sorpresa. «Davvero? E che ti ha detto?»
«Mi ha solo chiesto quali fossero le mie intenzioni con te.» Gli occhi di James si fanno seri. «Gli ho detto che ci stiamo solo conoscendo, usciamo, passiamo del tempo insieme e basta. Che cosa volevi che gli dicessi?»
«No, va benissimo così. A volte sa essere uno stronzo, tutto qui. Per quello te lo chiedo.»
«Ha anche detto che mi spezza le gambe se ti faccio soffrire, e che così non potrò mai più giocare.» James ridacchia.
«Almeno non ti ha detto che non dovresti parlarmi proprio: è già una vittoria.» Mi alzo. «Vuoi qualcosa da bere? Un frullato proteico o roba del genere?»
«No, sono a posto, grazie.»
Mi alzo e scrivo ad Amy che il mio tipo è ancora “da paura” e che ho tutta l’intenzione di vedere come andrà a finire con lui. Lei mi rimanda delle faccine che vomitano e io scoppio a ridere. Quella ragazza è una delle cose migliori che mi siano capitate questa settimana. Perché al liceo non avevamo ragazze come lei?
«Kamila ha detto che devo assicurarmi che tu mangi qualcosa di nutriente e non solo schifezze zuccherate tutto il tempo.»
Per poco non salto fuori dalla pelle: Cole mi parla praticamente nell’orecchio. Devo stare più attenta; non l’ho nemmeno sentito arrivare.
«Be’, vorrei informarti che mi sono iscritta in palestra e ho iniziato una dieta antinfiammatoria.» Mi giro e lo squadro dalla testa ai piedi. È nel suo solito abbigliamento sportivo, i ricci quasi neri che gli ricadono sugli occhi. «Ti serve un taglio di capelli.»
«E a te serve cominciare a vestirti di più.»
Alzo gli occhi al cielo, decidendo di ignorare il commento mentre prendo dal frigo un frullato proteico.
«Sono serio, Monet.» Quello stronzo è di nuovo dietro di me mentre inizio a passare in rassegna le insalate. «Qui nel campus parlano tutti di te, e non è il tipo di attenzione che dovresti attirare.»
Per poco non gli spiaccico il frullato in faccia. Per poco.
«Non riesco nemmeno a credere che tu l’abbia detto.» Mi avvio verso la cassa e lui mi sta incollato alle calcagna. «È la cosa più sessista che ti sia mai uscita di bocca e, tanto per la cronaca, sono più coperta di metà delle ragazze con cui ti fai vedere.»
«È diverso.»
Lo guardo incredula, quel ragazzo per cui un tempo provavo il massimo rispetto. Tutto quello che sta dicendo e facendo è l’esatto contrario delle innumerevoli conversazioni che abbiamo avuto.
«Chi sei? E che cosa hai fatto di mio fratello?»
Serra la mascella con forza, gli occhi azzurri che guizzano di un’emozione che non riesco a decifrare.
«Dico solo che tu sei più intelligente di quelle ragazze.»
«Cole, piantala, per favore, perché davanti ai miei occhi ti stai trasformando in uno stronzo di prima categoria.»
Non mi segue mentre pago il mio frullato e l’insalata. Meno male, perché con le stronzate che sta sputando potrei anche pestargli i piedi apposta.
Non c’è assolutamente niente di sbagliato nel modo in cui mi vesto, e forse dovrei essere io a chiamare Kamila e dirle che il ragazzo che ha cresciuto sta diventando un bastardo patentato.
«È tutto a posto?» Gli occhi di James passano nervosi da me a Cole, che è tornato al suo tavolo con i giocatori e le ragazze con praticamente le tette di fuori. «Non ti ha detto che non valgo il tuo tempo, vero?»
Sorrido, ma sembra finto, perfino a me. «Non è lui a decidere con chi parlo e cosa faccio.»
«Buono a sapersi.» James accenna un sorriso più sicuro. «Allora, venerdì sera c’è questa festa in una confraternita che invita sempre i giocatori di football. Mi chiedevo se ti andrebbe di venire con me.»
«Oh.» Prendo un sorso del mio frullato. «In realtà sono già invitata a una festa con una mia amica. Rimandiamo?»
E poi non ho voglia di finire a una festa dove Cole, inevitabilmente, ci sarà.
«Che tipo di festa?» chiede James con noncuranza, ma non mi sfugge il modo in cui si irrigidisce appena.
«Sinceramente non lo so. Non vado pazza per le feste, però le ho promesso che ci sarei andata con lei, se la gente si comporta in modo decente.» Apro il contenitore dell’insalata, studiandolo da sotto le ciglia. «Tu sei uno da feste?»
«Mi invitano sempre.» Scrolla le spalle. «Mi piace stare con i miei compagni di squadra, ed è una cosa che di solito facciamo dopo una partita.»
«Sei emozionato per la stagione?» voglio sapere. «So che a molti giocatori non piace essere messi red shirt.»
«L’allenatore crede che il redshirting renda la squadra più forte, alla fine. Tuo fratello è stato red shirt.»
«Sì, e ha detto che per lui è stata la scelta migliore.»
«Lo sai che questo significa che ti laureerai prima di me.» Sorride di nuovo, e mi fa svolazzare quelle farfalle nello stomaco. «Allora non dovresti trasferirti troppo lontano, mi mancherai.»
Mi si infiammano le orecchie, perché questo qui sta parlando di un futuro.
E la cosa non mi dispiace affatto.
