Moglie Rinata È Un Genio Della Vendetta

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Capitolo 4

Capitolo 4: Ti troverò

«Te ne sei dimenticata? Henry Rowan è all’ospedale del distretto per via dell’incidente. Devi correre lì con i soldi per le spese. Hai già drogato Aiden?»

All’istante gli occhi di Elsie si spalancarono.

Le parole di Trixson Dale le riaccesero la memoria. Adesso ricordava perché era entrata in quella stanza. Trixson Dale l’aveva chiamata nel pomeriggio e le aveva detto dell’incidente in moto di Henry Rowan. Lei aveva passato la giornata a piangere e a pregare, a causa della sorveglianza serrata nella villa. Poi, più tardi in serata, era arrivato un pacco a suo nome: una boccetta bianca con dentro polvere bianca. Trix le aveva detto di assicurarsi che Aiden la prendesse, così sarebbe svenuto e lei avrebbe potuto violare la sua sicurezza dal telefono e scappare.

Solo che aveva confuso tutto e aveva finito per bere lei il vino destinato a lui. Aveva perso il controllo, e da lì era partita ogni cosa. Anche se lui l’aveva respinta, Elsie si era imposta su di lui finché non aveva ceduto.

Ripensandoci, si sentì andare in confusione. Le orecchie cominciarono a pizzicarle mentre nella mente le scorrevano le immagini di ciò che avevano fatto. Si era perfino dimenticata di essere al telefono, finché non sentì Trixson Dale chiedere: «Non è che si è imposto su di te, vero? Quel bastardo!»

«Perché mai il sedativo che mi hai fatto dargli dovrebbe imporsi su di me? Era un sedativo, giusto?» domandò, scettica.

Non le era nemmeno passato per la testa che Trix potesse aver drogato anche lei. Ecco perché, nella sua vita precedente, era rimasta stordita nel ritrovarsi poi nel letto di Aiden.

Invece di ammetterlo, Trix negò con un tono pieno di finta sincerità: «Niente. Chiedo solo perché l’ha già fatto a Capodanno e ti ha messa incinta. Spero che tu stia ancora prendendo la pillola, nel caso ti violenti di nuovo. Non vogliamo un altro errore.»

La mascella di Elsie ebbe un guizzo. Suo figlio non era un errore!

Qualcosa scattò nella mente di Elsie. Capì che Trixson doveva averla drogata anche a Capodanno. Ecco perché le era difficile ricordare cosa fosse successo. E lei, invece, si era lasciata convincere che fosse stato Aiden a drogarla e ad approfittare di lei mentre era incosciente. Le labbra le si serrarono, colme di colpa per tutti gli insulti e le parole orribili che gli aveva detto negli anni.

Questo mi ha fatto difenderlo dal vero mostro. «Non lo farà. Almeno, ogni volta chiede il mio permesso.»

«Ogni volta?» Dall’altra parte Trixson quasi soffocò per la gelosia. Le si fece verde la faccia, dall’invidia.

Finse delusione. «Cosa? Non dirmi che vai a letto con quello stupratore, con quella bestia! Ricorda: ti ha messa incinta, ha violato il vostro accordo e poi ti ha tenuta prigioniera in casa sua. Ti prego, non dargli le cose che appartengono a Henry Rowan. Henry Rowan è il tuo vero amore.»

A sentirla, Elsie ebbe voglia di rotolarsi per terra dalle risate. Si portò una mano alla bocca, soffocando il riso.

Henry Rowan? Il suo vero amore?

‘L’unico vero amore di quel mostro sono l’erba e il sadismo,’ pensò, fulminando il telefono con lo sguardo.

Dopo un po’ la rabbia si placò e rispose, ferma: «Non lo farò.»

«Allora sta dormendo?»

«Sì.» Lo confermò, e quando sbirciò di nuovo verso il letto le guance le si tinsero di rosa.

«Posso vedere?»

‘Perché sento desiderio nella sua voce?’ Cosa? Quella donna non aveva vergogna.

Elsie sorrise amaramente mentre si avvicinava a sistemare il disordine. «No. È a torso nudo.»

«Perché è a torso nudo?»

Stavolta nella voce c’era sofferenza. E a Elsie fece piacere.

Purtroppo, nella sua vita precedente, lei aveva fatto qualcosa di terribile che aveva messo in pericolo la vita di suo figlio, e tutto era stato orchestrato da Trixson. Questo aveva spinto Aiden a firmare le carte del divorzio. E, cosa sconvolgente, il giorno dopo lei aveva sentito la notizia che Trixson si era infilata con la forza nel letto di Aiden, ma lui l’aveva respinta e umiliata. Fu allora che Elsie capì quanto Trixson fosse innamorata di Aiden.

All’epoca, lei si ingelosiva ogni volta che il suo nome compariva in TV accanto a quello di una celebrità. Peccato che avesse creduto fosse sindrome di Stoccolma, e non amore.

«Non lo so. Gli piace dormire nudo», ribatté con noncuranza, sapendo benissimo che avrebbe fatto infuriare Trix.

«…»

Per un po’ ci fu silenzio. Elsie lo sapeva: Trix stava facendo il broncio in silenzio.

«Pronto?»

«Sì… cioè, vieni in ospedale con i soldi.» Parlò con la voce strozzata. Poi cominciò a tossire.

Questa e i suoi trucchetti da quattro soldi!

‘Non sono la tua stronza-bancomat che respira!’

Elsie aggrottò la fronte. «Perché io? Perché dovrei andare io a pagare le spese? È il tuo migliore amico; dovresti aiutarlo tu.»

Dire che Trix rimase scioccata sarebbe stato dire poco. Eppure finse di non notare il cambio improvviso di atteggiamento. «Lo farei, ma sono sul set di “An Eternal Sunshine”. L’hai scelto tu, ricordi?»

A quelle parole, Elsie rise tra sé e sé con disprezzo. Trixson non era soltanto un’attrice; era una grande attrice e aveva diversi contratti pubblicitari. Poteva permettersi qualche migliaio per Henry Rowan.

«Allora fammi un bonifico.» Fece un gesto della mano, liquidandola.

«Che razza di fidanzata sei? Sei sposata con un uomo che vale miliardi ed è erede di altri miliardi, e vieni a chiedere soldi a me, che a malapena arrivo a un patrimonio di cinque milioni di dollari?» La rabbia nella voce di Trix era evidente. In passato Elsie era talmente remissiva che avrebbe chiesto scusa subito. E tutto ciò che Trix diceva dopo veniva accettato senza discutere.

«E come dovrei farmeli dare da lui?»

Dall’altra parte si sentì un lungo sospiro. Trix serrò i denti. «Rubagli la carta nera o qualsiasi cosa. Basta che vieni con i soldi.»

Gli angoli delle labbra di Elsie si sollevarono, e nei suoi occhi comparve un lampo deciso. Si lasciò sfuggire una risata secca, quasi un latrato.

Per caso lo sguardo le cadde su una foto di Aiden ed Eldon, scattata a Natale dell’anno prima. Sullo sfondo c’era anche lei, con un bicchiere in mano, a bere come le piaceva, invece di fare la brava moglie e la brava madre.

Un dolore sordo le strinse il cuore. Sfiorò la cornice e fece una promessa: «In questa vita ti farò a pezzi la carriera e vi renderò l’esistenza un inferno. E tu, donna misteriosa, troverò anche te.»

Ora doveva lasciare la villa. Espirò, sussurrando: «La porta segreta». Elsie aveva scoperto quell’uscita il giorno in cui aveva provato a scappare con Henry durante la festa per il sesto compleanno di Eldon.

In un’ora arrivò in taxi all’ospedale del distretto. Entrando, diede un’occhiata al proprio aspetto: indossava un miniabito con uno spacco laterale. Era il capo meno indecente che fosse riuscita a trovare, e almeno non aveva una scollatura profonda.

«Io volevo davvero il divorzio.» Rise, senza un briciolo di ironia sul volto. Il trucco era eccessivo, tanto da farla sembrare una caricatura.

Davvero il grande Aiden Scott si era invaghito di una donna così?

No.

Si era innamorato della donna che aveva sposato e aveva continuato ad amare la moglie che lei era diventata.

Che sospiro.

Guardandosi intorno, cercò una boutique dove comprare dei vestiti. Abiti degni del clan Scott.

Per fortuna, dopo cinque minuti di ricerca sulla mappa dell’iPhone, la trovò. Il suo aspetto attirò l’attenzione sia dei clienti sia delle commesse. Alcuni ridevano, altri la guardavano con pietà.

«Ma quella è la sua faccia o quella di un clown?»

«Sembra una troia.»

«Una puttana.» Un uomo anziano, grasso e unto, fischiò.

«Poveretta, usa quel che ha per fare soldi.»

Senza curarsene minimamente, Elsie si avvicinò con passo lento al primo vestito che le cadde l’occhio. Era un prendisole bianco elegante, al ginocchio, decorato con fiori di gelsomino. Poi ne vide un altro ancora più bello e, in un attimo, lo shopping diventò la sua unica occupazione.

Che fretta c’era, poi?!

Più tardi arrivò alla cassa con circa quattro buste. La donna dietro il bancone la fulminò con uno sguardo infastidito. Sospirò: «Un’altra puttana. Sicuro si fa mantenere da un ricco.»

Eppure il sorriso di Elsie non vacillò.

Dopo un po’, la cassiera chiese: «Carta o contanti?»

«Carta.» Elsie infilò la mano nella borsa nera firmata. Quando appoggiò la carta sul bancone, le pupille della donna si dilatarono. Gestiva una piccola boutique e non aveva mai visto una carta nera.

Era vera? La passò nel lettore: era vera.

In un istante, la freddezza lasciò posto a un’accoglienza calorosa. La donna rise di gusto. «Grazie, signora, per aver acquistato da noi. Torni presto!»

Non serviva essere un genio per capire il motivo di quel cambiamento. Elsie lanciò un’occhiata svogliata al cartellino col nome. «Maureen?»

La donna sfoderò un sorriso, allungando la mano in cerca di mancia. «Sì, signora.»

A quelle parole, Elsie si impose un sorriso. «Non vado a letto con un semplice uomo ricco; vado a letto con l’amministratore delegato della Scott Industries.»

La bocca della donna si spalancò e, mentre guardava Elsie andarsene, balbettò: «È la signora Scott.»

In ufficio, Aiden stava davanti alle finestre alla francese, sorseggiando il caffè, quando il telefono emise un bip. Era un avviso di addebito in una boutique: centomila dollari. Gli occhi gli si assottigliarono, delusione e ferita ben visibili nello sguardo. «Quindi è per questo.»

«Quella è Mrs. Scott?» Al suo fianco, un giovane sulla trentina indicò fuori dalla finestra. Aveva gli occhi spalancati. Era Joseph Lawrence, il suo assistente personale.

Aiden si voltò, con un lieve sorriso che gli danzava sulle labbra. Sta venendo a vedere me?

Fuori, Elsie si guardò intorno con cautela prima di bussare al cancello dell’ospedale. Indossava una tuta bianca con schiena incrociata e aveva raccolto i capelli in una coda ordinata.

Sulla fronte di Aiden comparvero delle rughe di disappunto e chiese, gelido: «Ospedale? Chi è ricoverato lì?»

Joseph si leccò le labbra. Nervosamente, disse la verità: «Ehm… è Mr. Rowan.»

Rowan!

Aiden stritolò la tazzina tra le dita, furibondo. «Mi hai tradito di nuovo!»

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