Lo Sposo Sostituto del Boss della Mafia

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Capitolo 2

Il punto di vista di Liam

Sarebbe stato scortese interrompere due persone che si stavano baciando con foga, perciò pensai di tornare un’altra volta.

Mi ero allontanato dalla porta di un paio di passi, poi però mi fermai di colpo e mi voltai a guardarla.

No, quella cosa era sbagliata sotto così tanti aspetti.

Non c’era verso che quello che era lì dentro fosse l’uomo che Miranda avrebbe sposato domani. Ne ero certo, perché conoscevo fin troppo bene la mia famiglia.

Tornai alla porta e bussai tre volte, forte. Poi rimasi in ascolto, ma sentii soltanto bisbigli aspri e il fruscio di vestiti che venivano rimessi in fretta.

Poco dopo la porta si aprì e mi ritrovai faccia a faccia con un uomo che non avevo mai visto. Nel suo completo scuro era anche piuttosto attraente, con i baffi e gli occhi azzurri. Sudava parecchio e io guardai oltre la sua spalla: vidi mia sorella dentro, che allungava il collo per capire chi ci fosse sulla soglia.

Mi feci da parte e l’uomo si affrettò a uscire, quasi scappando.

«Tirati su la zip!» gli urlai dietro, e lui accelerò il passo, facendo come avevo detto.

«Liam?» chiamò la voce di Miranda e, quando mi voltai verso di lei, si illuminò in un sorriso e mi corse incontro per abbracciarmi.

«Ugh, puzzi di sesso», finsi di soffocare mentre mi passava le braccia intorno al collo.

Miranda mi diede uno schiaffetto giocoso dietro la testa, poi sciolse l’abbraccio. «Che bello vederti. Non mi aspettavo che venissi», disse tutto d’un fiato.

«E come avresti potuto?» chiesi, fingendo irritazione. «Abbiamo parlato letteralmente ieri sera e ogni giorno per tutto l’ultimo mese, e non hai mai accennato al fatto che ti sposavi.»

Lei sospirò, andò verso il letto, e notai come il suo viso si incupì.

La seguii e mi sedetti anche io sul letto, cercando di incrociare il suo sguardo anche se lei evitava il mio. «Che c’è?»

«Mi dispiace di non averti invitato», disse, continuando a fissare il pavimento. «È solo che questo… questo matrimonio è stato deciso tanto tempo fa, e io non ho voce in capitolo.»

Tanto tempo fa? Com’era possibile che non lo sapessi?

«Non vuoi sposarti?» chiesi piano, e Miranda alzò lo sguardo, i suoi occhi azzurri che incontravano i miei.

«Certo che voglio», disse con un sorriso che sembrava quasi forzato. «Magari sarà anche il capo dell’underground di New York, ma sono sicura che abbia un lato tenero.»

Parlava come se stesse cercando di convincere se stessa, e guardarla mi fece male al cuore.

«E chi sarebbe quest’uomo?» domandai, e il viso di Miranda impallidì quando pronunciò il suo nome.

«Donatello Moranno.»

Quel nome lo conoscevo. E un brivido mi scese lungo la schiena quando ricordai tutte le cose oscure che avevo sentito su di lui. Per come ne avevo sentito parlare negli anni, chiamare un uomo come Donatello un diavolo era persino gentile.

«Ma perché?» La mia voce uscì in un sussurro.

«Papà pensa che sia la cosa migliore…» Le si spezzò la voce.

«Non puoi sposare un uomo così», la interruppi.

«Lo voglio, Liam.» Miranda sorrise, stringendomi la mano nella sua.

Per quanto fossimo gemelli identici, a volte in Miranda rivedevo nostra madre. Era più grande di me di appena sette minuti, eppure spesso si comportava come se fossero sette anni.

«Se davvero volevi sposare questo Moranno, chi era quello?» indicai verso la porta, come se l’uomo di prima fosse ancora lì impalato.

«Non giudicarmi.» Miranda alzò gli occhi al cielo.

«Non lo sto facendo.» Risi, cercando di alleggerire l’aria. «Però da quando sei diventata così spericolata? Pa ti ammazzerebbe se lo venisse a sapere.»

«E allora chi darebbe in sposa a Donatello domani?» ribatté con un sorrisetto, e scoppiammo a ridere.

«Mi fa bene rivederti, Miranda» dissi, e lei si limitò a sorridere.

«Hai visto Pa?» chiese.

«Non ancora» risposi, guardando fuori dalla finestra e notando che stava già calando il buio. «Dovrei andarlo a cercare» aggiunsi, alzandomi.

«Sì, sì.» Mia sorella mi congedò con un gesto seccato. «Lo trovi di sicuro nella sua stanza segreta, a pianificare o a commettere un crimine.»

Ci ridemmo sopra anche a quello, poi mi scusai e uscii a cercare nostro padre.

Io e mia sorella condividevamo il disprezzo per gli affari di famiglia e, quando da piccoli lo rendevamo fin troppo evidente, nostra madre si limitava ad ammonirci di non dirlo davanti a nostro padre.

«Siate solo riconoscenti di non essere dei barboni per strada» ci diceva.

Ecco, riconoscenti lo eravamo. Ma crescere in una famiglia mafiosa portava con sé responsabilità da cui non ci si poteva sottrarre. Come nel mio caso: un giorno mi si aspettava che prendessi in mano gli affari.

E quanto a mia sorella, avevo sempre saputo che sarebbe stata data in sposa così. Solo, non credevo che nostro padre sarebbe stato abbastanza crudele da consegnarla a uno come Don Moranno.

«Liam?» La voce di Pa mi chiamò alle spalle proprio mentre stavo per entrare nel suo «ufficio».

Mi fermai e inspirai a fondo prima di voltarmi verso di lui. Non sapevo se, a guardarlo, provassi qualcosa; ma notai che Pa LaRosa era invecchiato parecchio in quegli ultimi cinque anni.

«Bene, bene, bene» borbottò, avanzando verso di me con il suo bastone di lusso Montblanc, che usava per sorreggersi.

Si diceva che anni prima avesse riportato una ferita da arma da fuoco all’osso dell’anca, e che da allora ne portasse addosso le conseguenze.

«Ciao, Pa» lo salutai, e un lato delle sue labbra si sollevò in un ghigno.

«Bentornato, figliolo» disse, assestandoci un pugno sulla spalla mentre mi passava accanto per entrare nel suo ufficio. «Ho delle cose da sbrigare. Parleremo più tardi.»

Lasciai uscire il fiato che non mi ero accorto di trattenere quando sentii la porta chiudersi alle mie spalle. «È andata bene» mormorai tra me e me, avvertendo l’ansia svanire.

Decisi di tornare nella stanza di Miranda per aggiornarla, ma quando entrai trovai mia sorella a terra, svenuta, distesa sul pavimento.

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