I dettagli contano.
Sage
La porta dell’appartamento sbatte alle mie spalle, il rumore schiocca nello spazio in penombra come un punto fermo alla fine di un’altra notte intrisa di adrenalina. Mi sfilo gli stivali con un calcio, mi libero della felpa schizzata di sangue e la lascio cadere sul pavimento, lì dove atterra. Non la guardo più. La notte mi resta addosso, fredda e appiccicosa, ma tutto ciò che voglio è un po’ di conforto.
Naomi è già rannicchiata sul divano, fa zapping tra i canali come se avesse qualche importanza. Non ne ha, non con lui ancora fisso nella mia testa. Mi lascio cadere sui cuscini e mi inclino di lato, appoggiando la testa sulle sue gambe.
«Beh, ciao anche a te», mormora, sorridendo mentre si sposta per farmi spazio. Le sue dita mi scivolano tra i capelli, sciogliendo i nodi come fa sempre. «Come sta il tuo fidanzatino oggi?»
Emetto un sospiro, lungo e pesante. «È perfetto», dico. «Mi ha guardata, stasera.»
Le sue dita si fermano. «Guardata nel senso che ti ha guardata?»
Mi sollevo quel tanto che basta per incrociare il suo sguardo. «Era dall’altra parte della stanza. Io ero nascosta nel buio con la maschera addosso, ma lo so.» Deglutisco. «I nostri occhi si sono agganciati, però, e l’ho sentito di nuovo.»
Lei inarca un sopracciglio e non ride di quanto io sembri stupida. «Quella sensazione della prima volta?»
«Sì.» Sollevo le mani e me le passo sul viso, trascinandole verso il basso come se l’attrito potesse bruciare via tutto. «Quella cosa stupida, quella spaccatura nell’anima che mi ha fatto cadere ancora prima di sapere il suo nome.»
Naomi sbuffa. «Ossessionata. Sei assolutamente una stalker.»
Non c’è cattiveria nel modo in cui lo dice. Ha visto troppo per giudicare, e io non mi preoccupo nemmeno di negarlo. Sono ossessionata. Potete biasimarmi?
«È semplicemente… giusto», dico a bassa voce. «Lui entra in una stanza e la gente tace. È autoritario, ma gentile e compassionevole, e quando mi ha guardata, anche con tutti quegli uomini intorno a lui, mi sono sentita vista.» La mia voce si incrina. «Non mi sentivo così da…»
Mi fermo perché non c’è bisogno di finire la frase. Yakov vive nel silenzio tra noi due. Naomi si muove sotto di me, la mascella si irrigidisce appena. Abbiamo lo stesso padrone, la stessa gabbia, le stesse cicatrici.
«Mi ha salvato la vita», dico dopo un momento. «E non lo sa nemmeno. È semplicemente entrato, ha ucciso l’uomo giusto e il mondo si è squarciato.» Fisso il soffitto. «Non riesco a smettere di rivivere quel momento. Non riesco a smettere di guardarlo. Non riesco a smettere di sognare di far parte della sua vita, di stare al suo fianco.»
Le sue dita si fermano di nuovo. «E hai intenzione di farlo irrompendo in casa sua e lasciando parti del corpo dentro delle scatole?»
La guardo inespressiva. «Sono regali.»
Lei sospira. «Certo che lo erano. Sono regali molto in stile “Sage”.»
«Un giorno», mormoro, abbandonandomi contro di lei. «Quando Yakov sarà morto e gli altri non ci saranno più. Quando sarà sicuro... lo avrò tutto per me. Esattamente come voglio.» La mia voce si abbassa. «Fino ad allora, lo proteggerò. Non ha ancora bisogno di saperlo.»
Resta in silenzio per un lungo istante, mentre le sue dita riprendono a muoversi, lente e costanti. «Finirai per rovinarlo», dice a bassa voce.
Un sorriso mi affiora sulle labbra prima che riesca a trattenerlo. «Solo se me lo permetterà.»
Quando Naomi entra finalmente in camera sua e la porta si chiude con uno scatto, il silenzio si insinua nella stanza, minacciando di farmi impazzire. Raggiungo il borsone accanto all’ingresso ed estraggo il contenitore nero. La pasta all’interno è ancora tiepida. Avevo sperato di avere il tempo di mangiarla tra i cespugli, da dove avrei potuto guardare Conner mangiare la sua. Purtroppo la vita mi odia e sono dovuta andare via. La riscaldo senza troppe cerimonie; il microonde ronza mentre appoggio il portatile sul tavolo graffiato della cucina.
Quattro schermi si illuminano nel giro di pochi secondi: il suo mondo si spalanca davanti ai miei occhi. Controllo ogni telecamera, ogni microfono, ogni respiro silenzioso che lui crede privato. Infilo gli auricolari e sincronizzo le cimici che ho piazzato a casa sua settimane fa, le dita che si muovono in automatico. La sua voce mi arriva attraverso il filtro audio, bassa e roca, proveniente dalla cucina.
Le nuove telecamere che ha installato non mi rallentano. Le ho mappate il giorno stesso in cui sono entrate in funzione. Lo osservo sedersi al tavolo, le maniche arrotolate, i capelli scompigliati come se ci si fosse passato la mano in mezzo troppe volte. La tensione gli grava sulle spalle, pesante ma contenuta. È al sicuro. Per ora. Sul tavolo davanti a lui c’è la cena che ho preparato e fatto recapitare.
«Bravo ragazzo», sussurro mentre ne prende un altro boccone e si pulisce la bocca con un tovagliolo che, a sua insaputa, ho scelto io. Mi piace sapere di potermi prendere cura di lui. Lavora così duramente e, nei giorni in cui non riesco a portargli da mangiare, fa scelte terribili. Cambio schermata.
Uno degli uomini di Yakov si è fatto vedere a tre isolati dal territorio di Conner stasera presto. È un dilettante. Contrassegno l’auto, reindirizzo un messaggio verso di lui e lo camuffo da offerta di lavoro proveniente da un rivale. Domani abboccherà all’amo, e a quel punto sistemerò la faccenda in silenzio. Sono l’unica autorizzata a osservare Conner, e lui non ha bisogno di quel sangue. È per questo che sono qui: per tenerlo al sicuro, ben nutrito e accudito. Torno a guardarlo attraverso lo schermo.
«Dormi presto», mormoro. «Domani ti tocca il porto, ma non preoccuparti, tesoro: ti ho sgombrato la strada.»
Lui prende un altro boccone e fa un altro respiro. Io mangio lentamente, non perché abbia fame, ma perché ne ha lui. Voglio essere in sintonia, tenere il suo stesso passo. Voglio essere un’ombra che si muove al ritmo del suo battito.
Dopo mezzanotte, chiudo il portatile. Lavo la forchetta e la ripongo nel cassetto, come faccio sempre. Mi soffermo alla finestra, dove le luci della città mi ricambiano lo sguardo intermittente. Lui non lo sa ancora, ma è già mio. E quando il sangue smetterà di scorrere, quando il passato sarà sepolto sotto i corpi degli uomini che hanno cercato di dividerci, gli permetterò di ricambiare il mio amore.
