La Selezione della Regina dei Draghi

Scarica <La Selezione della Regina dei ...> gratis!

SCARICA

7 - Le vipere

LIRA

Lady Lenora Hawthorne parlò, con una voce quieta ma venata d’acciaio.

«Quello che trovo davvero vergognoso sono le voci che circolano sul Principe ereditario» disse, appena abbastanza forte da smuovere l’aria. «È vero che passa giorni e notti nei bordelli?»

Qualche ragazza ridacchiò. Per lo più perché la cosa le divertiva. Altre perché non sapevano cos’altro fare. Io non risi. Mi limitai a osservare Lenora, domandandomi se si rendesse conto di quanto suonasse strana.

Non era certo una novità che il Principe ereditario andasse a letto con chiunque. C’era persino una voce secondo cui si fosse portato a letto quasi metà delle donne del regno, e anche di quello accanto.

«Non capisco perché stiate ridendo tutte» disse Lenora, aggrottando la fronte con decisione. «Non vi preoccupano le voci sul Principe ereditario? In molte dubitano che si decida mai a mettere la testa a posto.»

Perché nessuna qui era venuta per amore, pensai. Non davvero. Volevano solo diventare Regina.

Lady Amara Fenwick distese le gambe con indolenza e sollevò un sopracciglio.

«Non ha forse il diritto di vivere come gli pare?» chiese con un sorrisetto. «Perché ti preoccupa tanto che vada a letto in giro, Lady Lenora? Non tutte sono così impettite e irreprensibili come te.»

La osservai con attenzione. Amara faceva la buffona, ma dietro quel sorriso c’era una lama. Sapeva benissimo cosa stava facendo.

Poi Vivienne Trevanne si sporse in avanti, e quello sguardo selvatico le si accese negli occhi come fuoco sulla legna secca. «La verità» disse, forte e chiaro, «è che tutta questa Selezione della Regina è una farsa.»

Il polso mi accelerò. Questo sì che diventava interessante.

«Perché dovremmo contenderci un uomo solo perché è reale e sa cavalcare un maledetto drago?» proseguì. «Perché dovremmo preservare la nostra dignità mentre lui va in giro a portarsi a letto chi gli pare? Se chiedete a me, una corona non dovrebbe mai pretendere condizioni così… degradanti.»

Alle sue parole seguì un silenzio di tomba.

Non sapevo se ridere o applaudire. Ero d’accordo con lei, anche se non del tutto. E la rispettavo per aver detto ciò che le altre avevano paura di ammettere. Era audace.

La voce morbida di Lady Cassandra Evernight tagliò la tensione.

«Spero che starai più attenta a ciò che dici, Lady Vivienne. Il Re e la Regina non apprezzeranno certe… opinioni. Nonostante le mancanze del Principe ereditario, resta il futuro re di Aurelia. E non dimentichiamo che è l’unico ad aver stretto un legame con il drago leggendario, Taheer.»

Dunque era una lealista. O almeno abbastanza intelligente da restare dalla parte dei vincitori.

Lady Evadne parlò dopo, più prudente delle altre. «Se non sei d’accordo con la selezione, probabilmente non è qualcosa che dovresti ammettere a voce alta.»

Diverse ragazze annuirono, ma notai anche qualcun’altra lanciare a Vivienne uno sguardo che somigliava a una silenziosa ammirazione. Non l’avrebbero detto, ma erano d’accordo con lei.

In fondo era vero: la selezione era una tradizione vecchia di un secolo, e diventava più violenta e più volgare a ogni nuova edizione. Le ragazze che abbandonavano la selezione in anticipo si rovinavano le possibilità di un buon matrimonio, perché i nobili le consideravano indegne.

Lady Calista Harthwell rimase immobile, l’espressione indecifrabile, ma capivo che stava facendo calcoli.

Osservava. Valutava. Il tipo da stratega, senza dubbio. Si sarebbe ricordata di ogni parola detta quel giorno e l’avrebbe usata più avanti.

Poi Amara si sporse di nuovo, con gli occhi che brillavano. «Se sei così insoddisfatta del sistema» disse con dolcezza, ma il veleno era evidente, «perché non te ne vai? Dì alla Regina che hai finito. Il resto di noi avrebbe meno concorrenti, e non dovremmo starti a sentire frignare.»

Quella stoccata colpì nel segno. Per un istante il sorriso di Vivienne vacillò.

Poi sollevò il mento. «Forse dovresti preoccuparti meno di me e un po’ di più della tua posizione, Amara» disse, gelida. «È pur sempre una competizione. E da dove sono seduta io, non sembra proprio che tu stia per vincere.»

«Una gara che, tra l’altro, non ti interessa nemmeno. Dovresti farci un favore e ritirarti. Una ragazza in meno di cui preoccuparsi», mormorò Amara.

Le altre risero, e la tensione si fece più densa a ogni istante che passava. La rivalità tra Amara e Vivienne era evidente e, mentre alcune ragazze si scambiavano occhiate impacciate, altre sembravano divertirsi dello spettacolo.

Amara, nonostante i suoi straordinari poteri d’invisibilità, aveva un talento naturale nel mettersi sempre al centro dell’attenzione. Si appoggiò allo schienale con un ghigno compiaciuto.

Le era sempre piaciuto provocare gli altri, soprattutto chi si prendeva troppo sul serio.

Ma Vivienne, se ne rese conto, era una forza con cui fare i conti e non avrebbe lasciato ad Amara l’ultima risata.

«Ritirarmi dalla competizione perché tu abbia una possibilità? Scordatelo. Piuttosto, impiega le tue energie per lavorare su quell’atteggiamento. Non credo che il Principe apprezzerà una lingua tagliente come la tua.»

Vivienne scattò, furiosa. Le altre ragazze trattennero il fiato e poi risero a mezza bocca, mentre Amara rimase lì a ribollire.

Calista, che aveva osservato la scena con una precisione silenziosa, alla fine intervenne, con una voce bassa ma autorevole.

«È troppo presto per litigare, ragazze», rifletté, con lo sguardo che correva dall’una all’altra. «Una di noi diventerà la prossima Dragon Queen.»

«Credo che sarebbe opportuno, quantomeno, cominciare a comportarci come tale.»

Le sue parole furono nette e puntuali, e tagliarono il brusio come una lama. Dopo di che calò il silenzio: ognuna fissò il tè, il cibo, qualunque cosa pur di non guardare le altre. Io le osservai con attenzione, cercando di capire che cosa significasse ogni espressione. Paura. Orgoglio. Arroganza.

Disperazione. C’era tutto, steso davanti agli occhi come un libro aperto, se sapevi leggerlo.

Io non parlai. Non ancora. Il mio compito non era incantare o farmi alleate, almeno non quel giorno.

Mi alzai dal mio posto accanto alla fontana, facendo attenzione a non attirare l’attenzione. La tensione era insopportabile e, anche se sapevo che avrei dovuto restare, giocare la mia parte, sorridere al momento giusto… non ci riuscivo. Non ancora. Io non ero come loro. Non avevo la stessa lingua affilata né la maschera perfetta.

I piedi si mossero da soli, portandomi lontano dal gruppo. Più camminavo, più mi sentivo leggera. In lontananza il giardino era silenzioso; il profumo di rose e lavanda si aggrappava ancora all’aria tiepida della sera. Il sole scendeva oltre l’orizzonte, stendendo ombre lunghe, dorate, sul sentiero. Vagai sotto arcate di tralci, sfiorando con le dita i petali di un fiore bianco al mio passaggio.

Che si azzuffassero pure per il Principe. Io avevo puntato qualcosa di molto più grande.

Cassian Valemont.

Non perché lo desiderassi. Ma perché ne avevo bisogno. Dovevo avvicinarmi abbastanza da scoprirne le debolezze, studiarne i punti ciechi, capire come si muoveva, come pensava. Solo allora avrei potuto far crollare tutto dall’interno.

Un sorriso quieto mi scivolò sulle labbra mentre imboccavo un sentiero stretto che curvava dietro i giardini. Sapevo, grazie a planimetrie rubate e a sussurri raccolti nelle taverne, che da qualche parte lì dietro c’erano accessi nascosti, passaggi segreti di secoli prima, pensati per fuggire durante la guerra o per far entrare e uscire merci senza essere visti.

Entrai in un corridoio in ombra; i miei passi riecheggiavano appena contro la pietra antica. Arazzi scoloriti pendevano alle pareti come fantasmi stanchi, e l’aria era densa dell’odore di terra umida e polvere. La mia mano scivolò lungo il muro, i polpastrelli che cercavano il freddo della pietra, in cerca del minimo scarto, di un bordo, di un’interruzione. Doveva esserci qualcosa.

Un filo d’aria, forse. Un suono vuoto sotto le nocche.

Feci un altro passo avanti, stringendo gli occhi.

Poi lo sentii.

Una voce, bassa e vellutata, che arrivava dalle ombre alle mie spalle.

«Cerchi qualcosa?»

Mi immobilizzai.

Capitolo Precedente
Capitolo Successivo