La Selezione della Regina dei Draghi

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6 - Un raduno di vipere

LIRA

Legarsi a un drago. Quelle parole mi attorcigliarono lo stomaco.

Non appartenevo a quel posto. Non davvero. Non ero stata cresciuta per questo. Non avevo studiato lingue né etichetta né magia. Avevo passato la vita a nascondermi. E a sopravvivere.

Ma non potevo andarmene.

Non finché non avessi vendicato la morte di mio padre. Qualcuno doveva pagare almeno in parte per la distruzione della mia famiglia, in un modo o nell’altro.

«La selezione non sarà facile», proseguì Queen Seraphina. «Vi metterà alla prova in ogni modo: sul piano magico, diplomatico, sociale, intellettuale e personale. Non è un concorso di bellezza. È una prova di comando.»

Alcune ragazze accanto a me si agitarono. Qualcuna si scambiò perfino uno sguardo, come se fosse pronta alla sfida. Io rimasi immobile. Dovevo farlo. Un movimento sbagliato e mi avrebbero vista per quello che ero: un’impostora con un nome preso in prestito, addosso il destino di un’altra.

«Siete state scelte tra le famiglie fondatrici di tutta Aurelia. Gli Harthwells, i Dornes, i Trevannes, i Caelums, i Fenwicks, i Ravenshades, i Moorlands, i Crestfalls, gli Hawthornes, i Windmeres, i Vexleys, gli Evernights e i Vales», continuò la regina.

«Siete le sole ad avere accesso alla magia, ma non dimenticate: non è una formalità. Solo una di voi prenderà il mio posto. Sarà il Crown Prince a scegliere, ma saranno le vostre azioni e il vostro valore a decidere se arriverete alle prove con i draghi.»

Fissai davanti a me, ma quelle parole colpirono qualcosa di profondo. Non voglio essere regina. Non l’ho mai voluto. Però dovevo restare in gioco. Dovevo sopravvivere abbastanza a lungo da distruggere le persone che avevano distrutto mio padre.

Non era morto in modo misterioso, come avevano sostenuto; altrimenti non gli avrebbero strappato il titolo e portato via ogni cosa.

Era stato giustiziato.

Disonorato. Tradito. Lasciato a marcire nel freddo per colpa di una corona.

E adesso io ero lì, nel palazzo stesso che aveva mandato l’ordine.

Quello che aveva annientato la mia famiglia e causato la morte di mia madre.

Qualcuno doveva pagare.

«Ogni settimana una di voi verrà rimandata a casa», disse Queen Seraphina. «Fallite una prova, comportatevi senza onore o infrangete le regole, e sarete squalificate. Questo non è un posto per ragazze che vogliono solo essere belle. È un posto per regine.»

Le ragazze raddrizzarono le spalle.

Perfino io lo feci, anche se avevo la gola secca. Non potevo permettermi di essere la prima a tornare a casa. Avrebbe mandato tutto in rovina.

«Non sarà consentito usare la magia se non quando vi verrà richiesto. Niente trucchi. Niente bugie. Niente manipolazioni. Questo è il vostro unico avvertimento. Una vera regina non vince con l’inganno. Vince con la saggezza.»

Mi venne da ridere.

Niente inganno?

Tutto quel palazzo ci era costruito sopra. L’intera famiglia reale era menzognera, impastata di bugie e inganni.

Costruita sul sangue degli innocenti, come mio padre.

Intravidi di nuovo Cassian. I suoi occhi scivolarono svogliati sulle ragazze. Il volto non lasciava trapelare molto, ma non mi sfuggì la piccola piega tra le sopracciglia quando guardò me.

Si era accorto di me?

Mi voltai dall’altra parte.

Non importava.

Non ero lì per lui.

Ero lì per far pagare alla corona ciò che avevano fatto alla mia famiglia.

Queen Seraphina continuò a parlare, la voce ferma. «Da questo momento sarete messe alla prova. Prove di diplomazia, lingue, etichetta, combattimento, magia e comando. Alcune di voi si faranno strada. Altre cadranno.»

Poi arrivò la parte che mi annodò lo stomaco.

«Alla fine della tredicesima settimana ci sarà una festa di fidanzamento. Ne resteranno due. Poi verrà la prova finale del drago. Colei che si legherà al drago sarà la prossima Regina. L’altra se ne andrà.»

..................

Ci condussero nel giardino reale. Era ancora più bello di quanto mi aspettassi, perfetto fino all’irrealtà. Un paese delle meraviglie di siepi potate, fioriture accese e fontane di cristallo che scintillavano come se fossero state incantate.

Ma i luoghi più belli spesso nascondono le spine più affilate.

Oggi, il pericolo non si nascondeva nemmeno tra le rose.

Sedeva avvolto in abiti di seta, sorseggiava tè con sorrisi dipinti.

Mi sistemai vicino al margine del gruppo, gli occhi a passare in rassegna le altre.

In tutto, tredici ragazze, ognuna un possibile ostacolo. Alcune facevano le gentili, altre avevano già tracciato confini nella sabbia. Vedevo, dietro i loro sguardi, gli intrighi e le manipolazioni che stavano preparando. Molte si erano addestrate per tutta la vita per quel momento, istruite e plasmate per diventare Regina, per vincere.

La selezione non era uno scherzo; l’intero regno, in un modo o nell’altro, ne era coinvolto. Mentre le ragazze complottavano e tramavano, tutto il regno scommetteva su chi voleva veder trionfare.

Lady Calista Harthwell era quella su cui si puntava di più: metà del regno tifava già per lei.

Lady Saphira Caelum fu la prima a mostrare i denti. La osservai come un falco quando inclinò il capo verso la fontana, dove la povera Elora Dorne stringeva la tazza da tè come se potesse salvarla dall’annegare.

«Devo dire», fece le fusa Saphira, con una voce tagliente come il ghiaccio, «che è un peccato come alcune di noi siano così... prive di fiducia. Come potrà mai una così timida imparare a cavalcare un drago?»

Il tono mi fece serrare i denti. Non perché mi importasse di Elora. Non la conoscevo. Ma perché riconoscevo una mossa di potere quando la vedevo. Elora era molto timida, un bersaglio fin troppo facile per lei.

Saphira stava facendo sanguinare, e non batteva ciglio.

«Non vedevo l’ora di incontrare un membro della famiglia Dorne», aggiunse, gli angoli della bocca a contrarsi in un sorriso crudele. «Ho sentito tanto parlare dei vostri poteri e di quanto siete forti. Ma devo dire che sono un po’ delusa. Alla fine non sei una gran concorrente.»

Elora non rispose. Le guance le si imporporarono, e quasi sentivo l’umiliazione irradiarsi da lei a ondate. Nessuno corse in sua difesa. Nessuno voleva diventare il prossimo bersaglio di Saphira.

Tranne una.

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