Capitolo 3: Nelle mani del principe
Calista
«Così apriamo le prove della Caccia di Sangue. Che sia fruttuosa!» dichiarò il sacerdote, e il cuore mi fece un balzo.
«Buona caccia, Principe... Sembra deliziosa. Ti scalderà il letto, ma dubito che sopravviverà» sussurrò un vampiro che pareva fare gli onori di casa, Walter. Il principe si limitò a ringhiare, mi sollevò e mi portò nelle sue stanze. La camera era enorme, con una scrivania, delle sedie e un letto grande, bordato d’oro e vestito di lenzuola rosso cupo. Sapevo che per me era finita.
«Che prove sono?» chiesi, incapace di trattenermi. Morire per mano di un vampiro era una cosa; non sapere che cosa mi aspettasse era molto peggio. Avevo dato per scontato che la caccia avrebbe significato la mia morte, che il principe mi avrebbe assaggiata e uccisa, e invece il mio incubo non era ancora finito. Il principe avanzò lentamente verso di me, mentre io arretravo finché le ginocchia urtarono il letto e ci caddi sopra. Il suo volto era cambiato: ancora gelido, ma bellissimo.
«Mi piace vederti così... sul mio letto. Sei la mia schiava e farai esattamente ciò che ti dico, compreso tenere quella bocca chiusa. Chiaro? Con te farò quello che voglio» sussurrò, fissandomi negli occhi. Aveva il naso diritto, le labbra piene e quegli occhi azzurri, incredibilmente limpidi, che risvegliavano in me qualcosa che non osavo nominare. Il suo odore era antico, come un oceano mai esplorato. Si avvicinò ancora, appoggiando le mani sul letto come una statua impossibile da smuovere.
«Dillo, schiava» ripeté, ma la paura mi serrò la gola. «Non può essere...» borbottò tra sé.
All’improvviso la porta si spalancò, rivelando la donna più bella che avessi mai visto. La pelle scura, i capelli lunghi intrecciati in trecce, occhi color miele incastonati in un volto da dea. Una vampira, senza dubbio.
«Papà, mi chiedevo dove fossi finito...»
«Le buone maniere, Samara... E non sono tuo padre» rispose, senza distogliere gli occhi da me. Lei si avvicinò, e il suo abito dorato le aderiva magnificamente alle curve. Ne dedussi che doveva essere una sua creazione.
«Oh, una ragazza umana! Adoro giocare con loro... Credono ancora di avere il libero arbitrio. La mia preda, invece, ha già imparato a obbedire» disse. Notai due lupi grigi in attesa sulla soglia.
«Che sta succedendo?» chiese, poi d’un tratto si immobilizzò. «Non puoi incantarla...» sussurrò, portandosi una mano alla bocca. Il principe si limitò a ringhiare.
«Mi obbedirà, incantata o no.» Io non risposi. Mi guardò con rabbia, come se nessuno avesse mai osato sfidarlo. Samara parve sconvolta. «Il tuo sangue profuma di delizia» sibilò, predatorio.
Eppure, nel profondo, qualcosa si assestò dentro di me: non c’era via di fuga. Se non fosse stato lui, sarebbe stato Hans o qualche altro bastardo. Greyson... mi aveva lasciata nelle mani dei vampiri, e io volevo solo che finisse.
«Tanto mi ucciderai lo stesso» sogghignai. I loro volti si incupirono di furia, e io tremavo.
«Presto imparerai che i vampiri possono fare molto di più... e che è tutto terribilmente doloroso. Non passerà molto prima che tu sia in ginocchio ai miei piedi, a implorare pietà» disse; poi se ne andarono entrambi, come se avessero qualcosa di importante da discutere.
Non potevo fare nulla. Cercai del cibo, ma naturalmente non c’era. Mi distesi a terra e mi tirai addosso una coperta. Un corvo con un occhio solo stava sul davanzale e mi osservava. Le candele si consumavano lentamente.
Al mattino un colpo alla porta mi fece sobbalzare, e rimasi sorpresa nel vedere Cora.
«Sei sopravvissuta! Ma sei nelle mani del peggior vampiro... Appena l’ho saputo, sono venuta ad aiutarti» disse. La abbracciai, ascoltando i nostri cuori che battevano all’impazzata.
«Sai quali sono le prove?»
«Solo che sono diverse, e lo scopo è eliminare gli schiavi», rispose lei, impaurita. La mia situazione stava peggiorando.
«Hai un vestito nuovo, quello richiesto per la cerimonia», fece notare Cora, e io indietreggiai alla sua vista. Era l’abito di una cameriera, quasi trasparente. Cora mi strinse in vita un corto corsetto di cuoio, spingendomi il seno in alto fin quasi a farlo traboccare. Due spacchi ai lati lasciavano scoperte le cosce. Avrei dovuto uscire davanti a decine di vampiri ansiosi di mettermi addosso mani e zanne.
Il Principe mi aspettava fuori, e quella mattina pareva ancora più squisito. I suoi occhi scivolarono sulle parti nude del mio corpo, soffermandosi sul décolleté. A quanto pareva, il sole non l’aveva toccato.
«Dimmi che farai esattamente ciò che ti comando», sibilò.
Fece un passo avanti e mi inchiodò al muro. Sembrava di nuovo irritato per la sua incapacità di ammaliarmi. Non riusciva a capire perché tutti gli esseri umani fossero deboli davanti ai suoi incantesimi, tranne me.
«Là fuori ci sono decine di vampiri che vorrebbero approfittarsi di te, che avrebbero preso te al posto mio. L’unico modo per evitarli... è stare con me.»
«Dicono che tu sia il peggiore dei vampiri», ribattei, e fu evidente che non gli piacque.
«Vuoi metterlo alla prova? Devo lasciarti a loro? Il vampiro della foresta ti voleva», ringhiò, e lo sguardo gli calò sulle mie labbra. Nel petto gli vibrò un ringhio basso. I suoi abiti erano di velluto, raffinati e antichi. Era ricco e potente, il più forte di tutti. E io non ero assolutamente nulla. La punta delle sue dita sfiorò la pelle morbida del mio collo e del décolleté, appena appena, fin sopra l’inizio del seno. Quel contatto mi fece correre un brivido lungo la schiena e mi costrinse a pensare a tutto ciò che avrebbe potuto farmi.
«Solo io posso proteggerti, schiava. E presto capirai che cosa è meglio per te. Adesso muoviti.»
Non mi ero mai considerata particolarmente bella, ma capii in fretta che le donne, come schiave, avevano un valore altissimo. Quando entrammo nella Grande Sala, sentii addosso ogni sguardo.
«Sua Maestà ha fatto un’ottima scelta. Io devo sopportare un lupo disgustoso mentre lui si gode un paio di tette», borbottò qualcuno.
«È un miracolo che stamattina riesca a camminare», sussurrò un altro, e risero. La maggior parte di loro guardava il Principe con risentimento.
«Siediti», ringhiò lui, senza lasciarmi scelta, e io mi inginocchiai ai suoi piedi. Il proprietario della villa e capo del clan si avvicinò. Walter era un vampiro vecchio e depravato, e s’inchinò al Principe.
«Vostra Maestà, spero che abbiate gradito la caccia... e ancor di più i festeggiamenti imminenti», disse, lanciandomi un’occhiata di sbieco che indugiò sulle mie gambe scoperte.
«Caccia? È così che la chiamate, una caccia?» sogghignò un altro vampiro. «Il Principe ha preso solo la preda più piccola e più debole. Questo non dimostra certo il potere e la forza di mio zio, il re. Non siete d’accordo, Dante?» Era alto e biondo, e sorrideva con cattiveria.
«Vi rivolgerete a lui con “Vostra Maestà” o “Mio Principe”, cugino Duval», sibilò il Principe. «E le mie decisioni non vi riguardano.»
«Oh, invece credo proprio di sì. Perché scegliere una ragazza umana senza maniere? Non sapete che dovrebbe inchinarsi davanti a chi le è superiore?» urlò Duval, fissandomi. Negli occhi del Principe passò un lampo assassino. «Non china nemmeno la testa davanti al suo padrone», mi schernì Duval, afferrandomi per la nuca e spingendomi con brutalità a terra.
