La schiava vergine del Principe Vampiro

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Capitolo 2: La caccia al sangue

Calista

«Continua a correre e basta. Se riesci ad attraversare la foresta e arrivare al fiume, sarai al sicuro», insistette Cora. Sembrava dispiaciuta per me e voleva aiutarmi. Quella notte mi mostrò una mappa e mi parlò della Dark Forest. Io e mio fratello avevamo vissuto per un po’ nella foresta, e credevo di essere abbastanza sveglia da arrivarci; pensai che forse una possibilità ce l’avevo.

«Devi stare attenta. Sono arrivati a cacciare i vampiri più pericolosi. Si dice perfino che ci sia un principe vampiro. E circolano anche voci su un assassino in libertà», disse, e non erano buone notizie. Mi pentii di aver mangiato: lo stomaco mi si rivoltò.

«Preparatevi, subito!» urlò un vampiro il giorno dopo, mentre si avvicinava la sera. Cora mi portò il vestito, che sembrava strappato e consunto.

«Ho fatto quello che potevo per rammendarlo. Mettiti addosso questo mantello. Cercheranno di seguire il tuo odore. Qui sei una delle poche donne; devi passare inosservata», spiegò.

«Tributi, in posizione!» strillò il vampiro, e io corsi a mettermi in fila. Vidi che c’erano lupi mannari, vampiri di rango inferiore e altri esseri umani. Mi nascosi dietro tutti e notai quattro donne.

«I tributi moriranno!»

«Che vinca il vampiro migliore!» urlarono i vampiri, sputando oscenità.

«Comportatevi bene, signori. Tra noi c’è un principe», intervenne una voce, e calò un silenzio immediato. Un principe. Dunque le voci erano vere. Il Crimson Lion, direttamente dal castello del Vampire King, era lì. Avevo pensato che fosse una leggenda. Nel buio vidi un paio d’occhi azzurri.

Corri. Raggiungi il fiume. Scappa.

Quando il grande portone si aprì, vidi la foresta. Era buia e umida, e la neve si era già sciolta. In quell’istante capii che non sarei sopravvissuta. Se, per qualche miracolo, non mi avessero presa, come avrei fatto a vivere nella foresta? L’unico piano che avevo era trovare mio fratello nella sua capanna, ma prima sarei morta assiderata o sarei stata sbranata dai lupi. Ero perduta.

«Pronti, ai vostri posti… via!» gridò un vampiro, e la corsa cominciò. Gli altri prigionieri scattarono, mentre noi umani restammo indietro. I vampiri ci raggiunsero solo trenta minuti più tardi: giusto il tempo necessario per acchiapparci con calma.

«Credo di aver visto una piccola umana!»

«Se è mia, la condivido!» li sentii ridere. Avevo il sangue che mi martellava nelle orecchie mentre correvo. Dovevo spremere ogni briciola di forza. Finché continuavo a muovermi, avrei sentito meno il freddo. Presi un sentiero diverso dagli altri, puntando al fiume. Mi feci strada tra gli alberi e per poco non scivolai, ma mi aggrappai a un ramo. Strappai l’orlo del vestito, aprendolo in due fessure per muovermi più facilmente. Poi sentii un altro colpo e delle urla. I vampiri erano stati liberati e avevano già preso qualcuno. Corsi finché vidi il fiume. Finalmente! Dovevo attraversarlo.

Gli stivali scivolarono e per poco non caddi in acqua, ma andai avanti finché, alle mie spalle, non sentii dei passi che mi fecero accapponare la pelle.

«Be’, be’… pensavo sarebbe stato più facile. Devo dire che sei stata veloce, piccola umana», disse Hans. «Vieni, arrenditi. Mi basta toccarti la pelle per reclamarti, e ho intenzione di morderti proprio adesso.» Ma quando mi afferrò, mi strappò via il mantello e io sgusciai via; il vampiro finì in acqua.

«Maledetta puttana!» urlò mentre la corrente lo trascinava a valle. «Corri, corri, piccola umana! Sarà più divertente prenderti!»

Sentii il freddo diffondersi in tutto il corpo. Il vestito era ridotto a brandelli, ma continuai a correre. Sgusciai tra gli alberi finché un rumore non mi attirò l’attenzione. C’era un piccolo gruppo che pareva aspettarmi. Notai che gli mancava un occhio… e un senso di oscurità mi avvolse.

Era troppo tardi. Vidi un vampiro come non ne avevo mai visto uno. I suoi occhi azzurri brillavano al chiaro di luna, i capelli neri erano come la notte stessa, era forte e alto, e la sua voce mi gelò il sangue.

«Un’umana…» sibilò con voce roca, scandagliandomi il corpo.

La foresta parve ammutolire, salvo il fruscio di altri corvi che sbattevano le ali mentre arrivavano con lui. Era come se l’oscurità fosse il suo regno e, più si avvicinava, più la sua presenza diventava terrificante. Le zanne luccicarono, e il suo volto era una maschera di fame. I vampiri erano i predatori più violenti, e lui era il Principe, il Leone Cremisi, il Principe della Notte Eterna: il peggiore di tutti. Il suo completo scuro aveva piccoli dettagli dorati. Ero completamente in suo potere.

«La risposta che mi serviva…» disse, fissando ciocche dei miei capelli. «Questi capelli… Non sei una semplice umana», mormorò con quella voce profonda e roca, e io rabbrividii. Sentii il suo corpo premuto contro il mio, la mano che scivolava lungo la mia gamba nuda, e fui assalita dal terrore.

«Non sono nessuno», risposi. Mi inchiodò contro l’albero, e quando sentii la sua mano fredda sull’interno coscia trasalii.

«Ti eri già preparata per me? Quel vestito… Sono quasi certo che, tra le gambe, i tuoi capelli siano rossi, vero? Così caldi e morbidi…» disse, sfiorando piano con il dorso delle dita la mia biancheria, con la punta appena a lambire il bordo della parte più intima, e io andai nel panico. «Ma io ti vedo… una donna rossa.» Ritrasse la mano quando udimmo un rumore.

Non ebbi neppure il tempo di riprendermi da un contatto così intimo quando comparve Hans, fradicio d’acqua.

«È mia! L’ho vista per primo!»

«Allora avresti dovuto marchiarla come tua», ribatté il principe, e Hans sbiancò, inorridito.

«Maestà… non sapevo che fosse lei», disse, inginocchiandosi. Il principe lo scrutò con sospetto.

«Quindi anche tu cercavi l’umana… perché?»

«Cercavo solo un pasto caldo.»

«Il rito non ci permette di uccidere la preda… non ancora», disse il principe con noncuranza, e con un solo gesto mi sollevò e mi gettò sulla sua spalla.

«Tienti forte, schiava», ordinò, correndo così veloce che dovetti chiudere gli occhi. Tutto ciò che sentivo erano gli uccelli che volteggiavano intorno a noi.

Nella Grande Sala, il Principe mi rimise a terra e mi costrinse a inginocchiarmi ai suoi piedi, mentre lui si sedeva su ciò che pareva un trono. Mi coprii come potei, sentendomi esposta. Ero stata toccata, palpata: cos’altro mi aspettava?

Parlò un sacerdote, e io osservai l’ambiente. Gli altri vampiri venivano da regioni diverse. Alcuni avevano catturato dei lupi, altri vampiri feriti, e altri ancora avevano macchie di sangue sulle mani e sulla bocca. A quanto pare non tutti rispettavano le regole come il principe.

In lontananza vidi Hans: i suoi lunghi capelli castani e i suoi occhi piccoli mi fissavano con rancore. Dietro di me, il Principe mi accarezzò il collo, le dita che attorcigliavano ciocche dei miei capelli. Che cosa intendeva quando disse che non ero una semplice umana?

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