La Principessa dei Prigionieri (Libro 2)

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Capitolo 5 - Il prato

Punto di vista di Margot

Dall’altra parte della porta c’era un soldato alto, che mi sovrastava con una faccia da temporale.

Aveva la mascella serrata e gli occhi socchiusi, come se la mia sola esistenza lo irritasse.

«La prossima volta rispondi più in fretta», sibilò, tagliente. «Non ho tutto il cazzo di giorno da perdere ad aspettare.»

Trasalii appena al tono. «S-Scusa…» mormorai d’istinto, con una vocina mentre la confusione mi si attorcigliava dentro.

Che diavolo stava succedendo adesso? Perché era qui?

Ma prima ancora che potessi provare a capirci qualcosa, il soldato si spostò di lato—

E mi si mozzò il respiro.

«Cara?!» cantilenai quasi il suo nome, dall’entusiasmo.

Era lì dietro di lui, con lo chignon spettinato in qualche modo persino peggiore dell’ultima volta che l’avevo vista, gli occhi arrossati e un’aria sfinita.

Appena mi mise bene a fuoco, sbatté le palpebre e il sollievo le attraversò il viso.

«Oh, grazie a Dio!» sospirò, chiaramente senza capire perché quel tizio l’avesse marciata fin qui in primo luogo.

Poi mi venne incontro, veloce.

Feci appena in tempo a reagire prima che mi stringesse forte tra le braccia, quasi facendomi barcollare all’indietro contro lo stipite.

E, sinceramente? Non mi dispiacque affatto. La ricambiai con la stessa forza. Come se fossimo state separate da settimane invece che da poche ore.

Perché dopo la giornata che avevamo passato… quelle ore erano sembrate infinite.

«A quanto pare», borbottò secco il soldato alle sue spalle—costringendoci a scioglierci, «hai chiesto un pigiama party la tua prima notte qui?»

Il suo tono di scherno grondava disapprovazione, ma a malapena gli diedi attenzione. Ero troppo occupata a sentire la tensione scivolarmi via dal corpo.

Perché Cara era tornata… con me.

Le avevano davvero permesso di restare in questa casa con me, almeno per stanotte!

Laura ce l’aveva fatta!

Aveva davvero mantenuto la parola.

E, stranamente, quello mi sconvolse più di qualsiasi altra cosa. Non era obbligata ad aiutarmi, eppure l’aveva fatto?

«Oh, e giusto in tempo», aggiunse il soldato con sarcasmo. «Serata pizza per le ragazze.»

Cara si spostò lentamente per guardare oltre lui, aggrottando la fronte. «Serata pizza?» ripeté, vuota.

Anch’io guardai oltre il soldato e capii subito cosa intendeva…

Più giù per la strada si era fermato un altro camion militare, con i portelloni posteriori spalancati mentre due soldati scaricavano pile di scatole di pizza.

Scatole di pizza vere.

Socchiusi la bocca, incredula.

Questo posto mi stava facendo venire il colpo di frusta emotivo.

Un minuto prima ci ammanettavano e ci urlavano addosso come fossimo criminali… ci trascinavano e ci prendevano a pugni…

E quello dopo?

Ci consegnavano il cibo d’asporto davanti alle nostre perfette casette color pastello, come se fosse tutto una specie di strana festa di quartiere in periferia.

Mi si contorse lo stomaco.

Niente di tutto questo sembrava autentico o normale.

Niente.

«Tutti qui che fanno finta di niente, come se metà di voi ragazze non fosse comunque un branco di cazzo di serpenti…» sputò il soldato rabbioso, amaro, tra sé e sé.

Aggrottai subito la fronte.

Serpenti?

Che voleva dire?

Metà di noi erano serpenti?

Un brivido mi scivolò lentamente lungo la schiena: che cosa sapeva? Qual era il vero motivo per cui ci tenevano tutte qui?

Che cosa era successo davvero in prigione, per far finire tutto così all’improvviso…?

Prima che osassi chiedergli qualsiasi cosa, però, gli altri due soldati che portavano il cibo cominciarono a salire lungo il vialetto verso di noi.

Uno di loro ci guardò, alternando lo sguardo tra me e Cara.

«Stanotte restate in due qui?» chiese con nonchalance, con un tono molto più leggero rispetto alla prima guardia.

Cara si limitò ad annuire accanto a me, mentre restavamo sul piccolo portico a fissarli dall’alto.

Il soldato arrabbiato sbuffò forte, attirando di nuovo l’attenzione su di sé quando parlò.

«Questo qui s’è già guadagnato dei privilegi speciali», borbottò con evidente irritazione, puntandomi il pollice contro, e io mi sentii subito nel mirino.

Deglutii a fatica, all’improvviso a disagio sotto tutti quegli sguardi.

Per fortuna, i due che portavano il cibo sembrarono ignorarlo del tutto.

«Mezza pizza a testa», spiegò con calma il più alto dei due, sospirando rumorosamente. «Ci sono anche gusti diversi e altra roba, nel caso non vi piaccia la pizza.»

Fece un passo avanti e mi porse una scatola con sopra una busta, tenuta in equilibrio, mentre il suo compagno si spostava per dare l’altra a Cara.

Il calore della scatola filtrò subito nelle mie mani fredde, e quel profumo paradisiaco mi salì alle narici…

«Nelle buste c’è anche della soda e un po’ di altre cose», aggiunse il suo compagno.

Abbassai lo sguardo sulla busta appoggiata con cura sopra le scatole, confusa. Era tutto troppo gentile, troppo generoso… ma perché?

Finora eravamo passati da un estremo all’altro…

Era parte del loro gioco? Della loro tattica? Da criminali a… persone da accudire?

«Ehm… g-grazie», riuscii a dire impacciata, forzando un sorriso.

Il soldato arrabbiato sbuffò di nuovo, forte, non appena parlai, e le spalle mi si irrigidirono a quel suono tagliente.

Sul serio… che diavolo aveva questo qui?!

Cara doveva pensarla allo stesso modo, perché la sentii spostarsi di nuovo un po’ più vicino a me.

«Andiamo, Margot», sussurrò piano, quasi senza muovere le labbra. «Entriamo e basta…»

Sì, era una buona idea…

Perché non avevo nessuna voglia di restare qui fuori da sola con il signor Raggio di Sole assassino.

I due soldati, quelli un po’ “migliori”, avevano già iniziato a ridiscendere il sentiero verso il camion, mentre quello arrabbiato indugiò vicino al portico per qualche secondo ancora, con le braccia strette sul petto.

A guardarci…

A guardare me…

Come se si aspettasse che scappassi all’improvviso o che facessi qualsiasi cosa gli desse la scusa per ridurmi a una poltiglia.

Ma ignorai il suo sguardo e strinsi appena la presa sulla scatola della pizza, poi arretrai dentro casa, con Cara subito dietro di me.

E nel momento stesso in cui la porta si richiuse? Restammo entrambe in silenzio nel corridoio per un minuto.

Con della pizza d’asporto in una casa di lusso, mentre fuori c’erano soldati armati a far la guardia…

L’assurdità di tutto quanto mi investì di nuovo in pieno.

E a giudicare dall’espressione di Cara… l’aveva colpita anche lei.

«Ma che cazzo è questo posto?» sussurrò.

Scossi la testa, buttando fuori un respiro. «Io… io non ne ho idea…» Sbatté le palpebre, sentendo quella stessa tensione inquietante inghiottire lo spazio intorno a noi.

Alzai la mano libera e girai subito la serratura della porta d’ingresso verso destra, sentendola scattare. Il mio istinto non aveva nessuna intenzione di fidarsi dell’uomo rimasto sul prato più del necessario…

«Be’… andiamo a mangiarla, suppongo?» Mi costrinsi a muovermi, dirigendomi verso la cucina davanti a me, mentre i passi di Cara si allineavano dietro i miei.

Mi sentivo intorpidita. La mente e il corpo, completamente intorpiditi. Ma una cosa ormai era chiara: avevo decisamente fame.

Sopravvivi, Margot…

Dobbiamo solo sopravvivere a qualunque cosa venga dopo…

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