La Gamma Rifiutata 5 Volte E Il Re dei Lycan

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Capitolo 1

«Preferisce farlo lei, Altezza, o devo farlo io?» Lo guardò con indifferenza, e negli occhi lilla del Re dei Lycan, colmi d’affetto, si insinuò all’improvviso la confusione.

«C-cosa vuoi dire?» chiese lui, cercando di concentrarsi sulla voce bellissima della donna davanti a lui, la sua compagna. Era lì per una sessione di convenevoli che detestava.

La cosa peggiore era che quell’incontro tra Alpha, Luna e i loro Gamma di ogni branco esistente sarebbe durato tutta la notte!

‘Perché non possono semplicemente saltare questa serata e dare inizio ufficialmente alla collaborazione di un mese domani?’, pensò il Re, come ogni anno.

Lei sollevò un sopracciglio, studiandogli l’espressione. «Eh. Sembri davvero confuso sul serio.»

Le sopracciglia di lui si contrassero, ormai confuso e irritato. «Di nuovo: cosa vuoi dire? E come ti chiami?»

Gli Alpha, le Luna e il miglior guerriero di ogni branco, chiamato Gamma, erano appena arrivati e lui, in quanto loro Re benevolo, era lì per accoglierli.

Anche se, potendo scegliere, quel Re avrebbe preferito stare piegato sui rapporti degli attacchi dei randagi che continuavano ad accumularsi sulla sua scrivania. Non vedeva l’ora che la notte finisse. Se avesse sbrigato in fretta i suoi giri, sarebbe comunque rientrato in tempo per esaminare tre o quattro fascicoli prima di andare a letto.

Ma nel momento in cui varcò le porte della sala delle riunioni, la sua impazienza, la riluttanza e l’odio puro per i convenevoli svanirono in un istante.

«Mi chiamo Lucianne Freesia Paw, Altezza. Presumo che allora lo farà lei?» disse, con semplicità.

Per il Re, quel nome fu come la prima brezza di primavera dopo lunghi mesi di inverno crudele: la luce che filtra morbida tra nuvole grigie, il respiro della vita in un mondo freddo e buio.

«Fare cosa?» La confusione non si sarebbe potuta nascondere neppure volendo. Era come se la sua compagna fosse già dieci passi avanti quando lui aveva appena mosso il primo.

Quando entrò nella sala, ogni lupo e ogni Lycan presente si voltò verso di lui e qualcuno annuì, altri si inchinarono; lui, però, li sfiorò appena con lo sguardo.

La bestia in lui stava seguendo un profumo che non aveva mai avuto l’onore di respirare. Pisello farfalla e gelsomino.

‘Che combinazione unica’, pensò.

Accelerò il passo mentre l’aroma si faceva più intenso. Poi si fermò, proprio dietro una brunetta alta un metro e cinquantaquattro.

Aveva una schiena minuta, metà coperta da ricci scuri e lucenti che le cadevano senza sforzo. Nella sua mente c’era una sola parola: compagna.

La figura cominciò a voltarsi verso di lui e il suo cuore si fermò. Lei, sorpresa dalla sua presenza improvvisa, fece un passo indietro.

La bestia nella sua testa ringhiò: ‘Mia’.

Lucianne si voltò perché aveva notato le facce sbigottite del suo Alpha e della sua Luna, che si erano inchinati nella sua direzione.

Voltandosi, si ritrovò faccia a faccia con un abito bianco sotto un frac nero, e un profumo intenso di legno d’acacia e alberi di foresta le accarezzò le narici. Scossa da quella vicinanza, fece un passo indietro per vedere chi fosse.

Quando riconobbe che l’uomo dai capelli scuri, la pelle leggermente abbronzata e gli occhi lilla era il Re in persona, capì il gesto dei suoi capibranco. Anche lei piegò le ginocchia e chinò il capo in segno di rispetto verso il sovrano supremo di tutti i licantropi e i Lycan.

Un calore le risalì le spalle, poi arrivarono le scintille nel punto in cui le mani di lui sfiorarono la sua pelle. Con suo terrore, Lucianne capì che l’uomo davanti a lei era la sua compagna, quando lui, con voce limpida e profonda, disse: «Non devi farlo. Alzati, per favore. Non inchinarti davanti a me.» Negli occhi aveva dolore evidente e disapprovazione.

Pur sorpresa dalla reazione del Re, Lucianne non riuscì a sfuggire alla realtà di come sarebbe finito quel legame. ‘Eccoci di nuovo’, pensò, prima di chiedere se preferisse che fosse lei a farlo, oppure se volesse farlo lui stesso: respingerla.

«Fare cosa, Lucianne? Parla con me.» La voce era gentile ma perentoria. I suoi occhi erano disperati e smarriti.

Lei spiegò con calma: «Respingerci, Altezza. Preferisce che lo faccia io o vuole farlo lei?» La speranza e la vita che gli aveva dato poco prima sembravano sul punto di essergli strappate via quasi nello stesso istante in cui le aveva trovate.

Gli occhi lilla del Re si fecero d’onice mentre ringhiava con un fragore che spaventò tutti i presenti. La sala cadde in un silenzio di tomba. Dopo quell’esplosione di rabbia per ciò che aveva appena sentito, il Re domandò con un tono basso e terribile:

«Perché diavolo uno di noi due dovrebbe respingere l’altro?»

Lucianne si sorprese ancora, ma rimase calma. Si strinse nelle spalle e disse: «Non lo so. Forse perché non sono il suo tipo, non sono abbastanza per lei, non sono abbastanza carina, magari ha già una compagna scelta con cui fidanzarsi…»

Prima che finisse, la sua Luna sibilò: «Basta, Lucy!»

Gli occhi del Re incrociarono quelli della Luna, e lui ringhiò: «Non ho chiesto a te di parlare.»

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