Capitolo 6 La macchia di vino
«L’hai vista con Mr. Raymond? Scommetto che sta cercando di sedurlo», sussurrò una donna.
«Ms. Brooks dovrebbe rovesciarle addosso un bicchiere di vino rosso. Le darebbe una bella lezione», aggiunse un’altra.
«E poi perché Ms. Brooks è così gentile? Non avrebbe dovuto chiederle scusa per niente.»
Ella udì quei commenti velenosi rivolti a lei.
Ogni parola crudele le arrivò come uno schiaffo.
L’ironia era soffocante: era stata Judith a rovesciarle apposta il vino sul vestito, eppure, in qualche modo, agli occhi di tutti la cattiva era diventata Ella.
Abbassò lo sguardo sull’abito da sera color oro, adesso macchiato da un’orrenda chiazza di vino rosso.
Prima che potesse dire qualcosa, Judith si precipitò accanto ad Austin.
«Austin», disse Judith con voce tremante, perfetta incarnazione dello sconforto. «Ti prego, spiega a Ella che non l’ho fatto apposta! Sembra così arrabbiata con me!»
Judith si aggrappò al braccio di Austin, fragile e vulnerabile, premendosi contro di lui.
I suoi occhi, spalancati di una paura costruita, guizzarono nervosamente verso Ella.
La mascella di Austin si irrigidì. «Judith non l’ha fatto intenzionalmente. Smettila di prendertela con lei.»
A Ella si mozzò il respiro.
Quand’era che se l’era mai presa con Judith?
Com’era possibile che fosse diventata lei l’aggressore, quando non aveva ancora aperto bocca?
L’ingiustizia della scena le accese qualcosa dentro. «Se non sbaglio, eri a diversi passi di distanza quando, chissà come, il tuo vino è finito sul mio vestito.»
«Stai insinuando che l’abbia fatto apposta?» Gli occhi di Judith si riempirono subito di lacrime. «Come puoi pensare che io sia così perfida?»
Si coprì il viso, le spalle scosse da singhiozzi sommessi, recitando la parte della vittima con tale convinzione che chiunque, a guardarla, avrebbe creduto che fosse lei ad avere la serata rovinata.
L’espressione di Austin si incupì. «Ella, basta. Hai finito di fare una scenata?»
Vedendo Austin schierarsi con Judith contro di lei, Ella si sentì tradita fino in fondo.
Un’ondata di dolore la travolse, ma si rifiutò di lasciar cadere le lacrime.
Invece li fissò entrambi, e nei suoi occhi la delusione era evidente.
«Almeno paga il vestito», pretese Ella, la voce tesa per l’emozione trattenuta. «Che fosse intenzionale o no, l’hai rovinato.»
Tra la gente intorno cominciò un mormorio.
«Che faccia tosta, pretende soldi per un vestito da quattro soldi!»
«Sarà sicuramente un’imitazione. Probabilmente vale meno di quella bottiglia di vino.»
«Ms. Brooks è fin troppo buona. Guardate come quella donna se ne approfitta.»
«Che modi! Ms. Brooks si è già scusata. Cos’altro vuole?»
Gli spettatori, ignari, notando lo stile un po’ datato dell’abito, diedero per scontato che fosse una copia economica.
In realtà era un pezzo su misura, nato da una sfilata leggendaria che due anni prima aveva travolto il mondo della moda.
Austin aveva speso una fortuna per regalarlo a Ella per il suo compleanno.
Era stato il primo compleanno che aveva festeggiato con lei, e Ella custodiva quel vestito come la prova che, almeno una volta, Austin aveva tenuto a lei.
Ora le sue parole dure recisero l’ultima speranza.
«Ella, non tirarla troppo per le lunghe», la avvertì Austin, gli occhi freddi, senza indulgenza.
A quanto pareva, aveva dimenticato il significato di quel regalo.
Il cuore di Ella sprofondò. L’ultima luce di speranza che le restava negli occhi si spense del tutto.
«Ella! Che piacevole sorpresa vederti qui!»
Ella stava per andarsene quando una voce familiare la chiamò.
Si voltò e vide avvicinarsi un vecchio amico di suo nonno.
Ella era, in realtà, la figlia biologica della famiglia Brooks.
A tre anni si era persa ed era stata accolta da un uomo in pensione che viveva in una zona rurale.
Sua madre, Janice Clark, l’aveva cercata disperatamente finché il dolore non l’aveva fatta ammalare, e alla fine era morta.
Suo padre, John Brooks, aveva allora messo le mani sul patrimonio della famiglia di sua madre e si era trasferito con la sua amante e con Judith, che aveva due anni più di Ella.
Lo shock aveva provocato un ictus alla nonna materna di Ella, lasciandola costretta a letto.
Quando Ella compì dieci anni, suo nonno, Gerald Clark, riuscì finalmente a trovarla e la riportò a casa.
Chi avrebbe mai potuto immaginare che Judith, a poco a poco, sarebbe diventata una designer celebrata, trasformandosi nell’erede dei Brooks riconosciuta dal pubblico, mentre Ella rimaneva nell’ombra, sconosciuta a tutti?
Ormai, Austin e Judith erano diventati ciò che tutti chiamavano la coppia perfetta.
Ella non aveva mai reso pubbliche le sue vere origini, il fatto di essere lei l’erede dei Brooks.
Forse era per questo che chiunque si sentiva in diritto di criticarla.
Ella si limitò ad annuire in segno di saluto a Mr. Bales e Mr. Dobbins, senza aggiungere altro.
«Mr. Bales, Mr. Dobbins! Che coincidenza incontrarvi qui», intervenne subito Judith, facendosi avanti con un sorriso smagliante, ansiosa di ingraziarseli. «Ho sentito mio nonno parlare di voi, ogni tanto.»
I due uomini si scambiarono uno sguardo perplesso, poi accennarono un cenno cortese ma distaccato.
Daron Bales era il fondatore e amministratore delegato di Summit Technologies Group.
Valentin Dobbins era insieme ricercatore e investitore del Prometheus Project.
Entrambi erano pezzi grossi nel mondo della ricerca scientifica e degli investimenti.
Judith aveva incontrato Daron una volta, anni prima, quando John l’aveva portata a un evento di lavoro: giusto quel tanto che bastava per potersi spacciare per una conoscenza.
Quanto a Valentin, di lui aveva soltanto sentito voci, ma non vedeva l’ora di stabilire un contatto.
Era una manovra su due fronti: fare rete con persone potenti e, allo stesso tempo, umiliare Ella.
Nella sua testa, un piano perfetto.
Ella era abituata al modo di fare di Judith, al suo bisogno di metterla in ombra.
In pubblico Judith si mostrava magnanima con lei; a porte chiuse, invece, provava gusto a sabotararla e a crogiolarsi poi nell’attenzione che ne derivava.
Per Judith, Ella non era che un oggetto di scena, utile a far risaltare la propria superiorità.
«Quello è Mr. Bales, l’amministratore delegato di Summit Technologies Group», sussurrò qualcuno tra la gente.
«Ho sentito che lui e Mr. Dobbins stanno collaborando al Prometheus Project con l’investimento di Mr. Clark. Non c’è da stupirsi che Ms. Brooks sembri così in confidenza con loro.»
«Che invidia, Ms. Brooks ha un nonno che la vizia così.»
Il sorriso di Judith si allargò, soddisfatto, mentre lanciava a Ella un’occhiata trionfante.
Ella, dentro di sé, sogghignò.
La madre di Judith non era altro che un’amante, e Judith non aveva la minima parentela di sangue con suo nonno, Gerald.
Eppure eccola lì, a fingersi senza vergogna la nipote adorata di Gerald.
Smontando quella recita, Ella prese la parola: «Mr. Bales, Mr. Dobbins, mi stavate cercando per discutere del Prometheus Project?»
Daron passò in rassegna Judith con un’occhiata rapida, poi si rivolse a Ella con un rispetto autentico. «La salute di suo nonno non è stata delle migliori, quindi non ha potuto parlarne con noi. È preoccupato di trovare qualcuno di affidabile che prenda in mano il coordinamento.»
Ella vide l’occasione e la colse. «Sto seguendo da vicino il Prometheus Project e ho raccolto materiale di ricerca importante. Se vi fidate di me, posso provare a occuparmene io.»
«Il Prometheus Project riguarda lo sviluppo di un’IA all’avanguardia. Non crei problemi a Mr. Bales», intervenne Judith, con un’ansia studiata.
Qualcuno tra la folla approfittò subito per rincarare: «Ma non ha un briciolo di consapevolezza? L’erede dei Brooks è qui!»
«Solo perché si chiama Brooks non vuol dire che sia della famiglia.»
«Non conosce il suo posto. Davvero crede che la cortesia di Mr. Bales significhi che può attaccarsi ai Brooks?»
Ella lasciò uscire una risata sprezzante e guardò Judith.
Judith si affrettò a intervenire di nuovo, con voce intrisa di condiscendenza. «Ella, tu conosci appena Mr. Bales. Dovrei essere io a…»
«Mi perdoni, miss», la interruppe Daron, senza neppure provare a mascherare l’impazienza, «ma io ricordo che la famiglia Brooks ha una sola erede, e si chiama Ella Brooks. Non mi risulta nessuna Judith.»
Poi il suo sguardo cadde sul vestito di Ella, macchiato di vino.
«È un abito in edizione limitata, vero? Che peccato vederlo rovinato.»
L’espressione di Judith si rabbuiò all’istante.
Cosa? Edizione limitata?
