Capitolo 6 Inquadrare gli altri
La malattia di Aurora mi aveva sfinita completamente. L’attrezzatura medica speciale di cui avevamo bisogno era stata sviluppata proprio dall’azienda di Michael.
Il dispositivo non era ancora in commercio: si poteva ottenere soltanto tramite canali interni.
Pensavo che per Michael non sarebbe stato affatto difficile.
E invece, con mia sorpresa, quando gli dissi al telefono che le condizioni di Aurora erano peggiorate, Michael si limitò a dire: «Di’ al medico di fare tutto il possibile per salvare Aurora. Per i soldi non badare a spese. Qui ho una cosa urgente, devo andare».
Non ebbe neppure la pazienza di ascoltarmi fino in fondo prima di riattaccare.
Ma il denaro era la cosa più facile da ottenere, per Michael.
Proprio come me: mi aveva avuta con la stessa facilità, e così aveva smesso di darmi valore.
In quel momento mi sentii senza alcuna speranza, e mi chiesi che cosa potesse essere più importante, per lui, della vita di mia madre.
Ora lo so: quella sua presunta «urgenza», quel giorno, era portare Isabella in un parco divertimenti.
Mentre io, a Silverlight City, avevo bisogno d’aiuto disperatamente, lui era nel più grande parco divertimenti di Shadow City con la sua amante e la figlia illegittima.
Anche se poi Andrew riuscì a procurarsi quell’apparecchiatura e la vita di Aurora fu salvata, almeno per il momento.
Ma la disperazione di quel giorno, e la paura di perdere Aurora da un istante all’altro… non le dimenticherò mai, per il resto della mia vita.
Trattenni a fatica la rabbia e il dolore che mi premevano nel petto, pronti a esplodere, e andai in fretta a prendere il portatile. Feci degli screenshot della pagina Instagram di Alice e salvai tutte le foto che aveva pubblicato su Michael.
Oggi, tutto ciò che aveva usato per provocarmi sarebbe diventato la prova per la mia causa di divorzio contro Michael, domani.
Guardando quelle foto, mi tornò alla mente ciò che Michael aveva detto ieri: che quelle immagini trapelate erano state inviate dalla nostra azienda.
Com’era possibile?
Sono il caporedattore di TrendPop Entertainment. Ogni pubblicazione deve passare dalla mia revisione.
Michael si stava sbagliando, o qualcuno nel nostro reparto stava agendo di testa propria?
Proprio in quel momento bussarono alla porta.
Prima che potessi dire «avanti», Michael aveva già spinto l’uscio ed era entrato.
Sembrava venuto lì per affrontarmi: gettò il telefono sul letto, davanti a me, e domandò gelido: «Per quanto tempo pensi di andare avanti così?»
Presi il telefono, confusa, e scoprii che Alice — che era stata smascherata appena pochi giorni prima — era stata esposta di nuovo, proprio oggi, con altre foto.
Ancora immagini sfuocate di lei con Michael, ma il suo volto non si vedeva con chiarezza.
Quella raffica di “rivelazioni” aveva l’aria di qualcosa fatto apposta, con cattiveria.
Lo guardai, calma: «Non sono stata io. Puoi fidarti di me, almeno una volta?»
In quel momento Isabella irruppe all’improvviso, in lacrime, ansimando per l’urgenza: «Papà, mamma vuole scappare di casa! Vai a vedere subito e aiutami a trattenerla!»
A quelle parole, l’espressione di Michael si fece grave. Sollevò Isabella in braccio e si precipitò fuori dalla mia stanza degli ospiti.
Lo seguii fino in salotto: volevo chiarire con lui.
Michael stava cercando di impedire ad Alice di andarsene.
Anche Isabella le tirava la mano, piangendo disperata, e continuava a chiamarla mamma, supplicandola di non andare via.
Io rimasi in disparte, in silenzio, a guardare quella famiglia di tre persone.
In rete dicono tutti che Alice è un’idol diventata famosa grazie alla pubblicità, una bella donna senza capacità di recitare.
In realtà, recita piuttosto bene: sa piangere a comando.
«Michael, lasciami andare. Io davvero non ce la faccio più», disse Alice con aria pietosa. «Se va avanti così, la mia reputazione sarà distrutta del tutto!»
Prima che Michael potesse consolarla, ripresi con noncuranza, completando il discorso al posto suo: «Hai già portato in casa tua figlia illegittima. E una che ha scelto di fare l’amante si preoccupa davvero della reputazione?»
«Evelyn Thomas, taci!»
Michael mi urlò contro, duro. Poi si ricompose, controllò il tono e disse ad Alice: «Ti darò una spiegazione. Non puoi andartene. Isabella non può stare senza di te».
Isabella aveva davvero paura che Alice se ne andasse così, su due piedi. Pianse: «Mamma, se te ne vai, porta con te anche Isabella e papà, va bene?»
Poi mi indicò con disgusto: «Questa zia è cattivissima. Isabella non vuole stare con lei».
Alice sollevò Isabella tra le braccia, le lacrime che le rigavano il viso: «Tesoro, anche la mamma non vuole lasciarti. Però…»
Io guardai Michael con freddezza: «Non c’è bisogno che se ne vada nessuno. Domani fai venire un avvocato a inventariare i nostri beni coniugali. Prenderò la mia parte e poi me ne andrò, così non resterò qui a spaventare ancora la tua preziosa figlia».
Pensavo che Michael fosse già infastidito da tutta quella storia. La sua amante e sua figlia mi volevano fuori dai piedi, e io ero persino comprensiva, me ne andavo di mia volontà: di certo avrebbe accettato di divorziare.
E invece, contro ogni aspettativa, negli occhi di Michael si addensarono nuvole scure. Disse: «Finché questa faccenda non sarà chiarita, non vai da nessuna parte!»
Rimasi un po’ delusa, ma più delusa di me lo fu Alice.
Naturalmente non se ne sarebbe davvero andata. Dopo aver fatto la scenata, rimase, convinta da Michael e da Isabella.
All’ora di cena, Echo bussò alla porta e disse con cautela da fuori: «Mrs. Johnson, la cena è pronta. Vuole che gliela porti in camera?»
Sapevo che aveva sentito anche lei la lite in salotto quel pomeriggio e temeva che mi presentassi di nuovo a tavola e che loro mi trattassero male.
Ma non potevo essere accusata senza motivo.
Per quanto avessi davvero voglia di sbattere fuori quelle foto e far vedere a tutti con chiarezza la faccia del protagonista maschile.
Non l’avevo fatto. E non potevo accettare quell’accusa.
Non lasciai che Echo portasse il vassoio. Andai comunque in sala da pranzo.
Alice non si aspettava che osassi ancora venire a mangiare lì.
Michael sedeva a capotavola, e Alice e Isabella erano ai due lati, una a sinistra e l’altra a destra, a fargli compagnia.
E io? In quella disposizione non c’era posto per me?
Pensai di sedermi di fronte a Michael, in fondo al tavolo, ma da lì non sarei riuscita a raggiungere i piatti.
Così mi avvicinai con calma e mi sedetti accanto a Isabella.
Un attimo dopo, Isabella scattò in piedi spaventata e corse vicino ad Alice, guardandomi come se fossi un mostro.
Alice prese Isabella con dolcezza e disse a Michael: «Michael, porto Isabella a mangiare in camera».
Sembrava avere paura anche lei, proprio come Isabella: mi evitava.
Ma Michael disse: «Quella che dovrebbe andarsene non sei tu».
Poi mi fissò in tono d’avvertimento: «Evelyn, piantala con questi trucchetti e queste macchinazioni dettate dalla gelosia. Te l’ho detto: si fermano solo temporaneamente, non ti daranno fastidio».
Tirai appena l’angolo della bocca, ma prima che potessi parlare…
Alice mi guardò supplichevole: «Ms. Thomas, tra me e Michael non c’è davvero quello che pensa. La prego, smetta di prendermela di mira e non faccia del male a Isabella. Se un giorno le foto di Isabella venissero diffuse, non riesco nemmeno a immaginare che tipo di giudizio pubblico le si abbatterebbe addosso».
Appena sentì che poteva essere coinvolta anche Isabella, l’espressione di Michael si fece ancora più cupa, e mi guardò come se volesse trasformare lo sguardo in una lama.
Annuii: «Isabella è davvero innocente. Chi ha diffuso quelle foto è senza vergogna, al punto da usare una bambina. Domani andrò in azienda e indagherò fino in fondo. Vi darò una spiegazione, costi quel che costi».
Le sopracciglia di Alice ebbero un fremito e lei disse piano: «Probabilmente… sarà difficile da scoprire, vero? Che informatore sarebbe così stupido da usare il proprio telefono per far trapelare delle informazioni?»
Sorrisi appena: «Nessun problema, ho i miei metodi. Voglio proprio vedere quale traditore sta lavorando con certa gente per incastrare gli altri!»
