Capitolo 5 CAPITOLO CINQUE
PUNTO DI VISTA DI EMILY
È passato un mese da quando ho scoperto di essere incinta, e due settimane da quando sto evitando Roman. Sheila mi ha guidata in tutto questo; non era colpa di Roman e, a essere sincera, non sapevo nemmeno perché lo stessi evitando.
Ok, ho mentito. Lo so benissimo perché lo sto evitando. Roman crede che questo bambino sia suo, il che è ridicolo, perché so con ogni fibra del mio essere che questo bambino è di Stefan. Eppure, mi sentivo soffocare in un’incertezza opprimente.
Il branco di Red Moon era stato all’altezza del suo nome: dopo la mia ripresa, l’Alfa Castor Red aveva richiesto la mia presenza e quella di Roman davanti al suo consiglio. Ci avevano fatto diverse domande e noi avevamo risposto con sincerità.
Non c’era motivo di mentire: l’Alfa era un leader potente all’interno del consiglio dei licantropi. Ed ero certa che la notizia del nostro esilio, a quest’ora, si fosse già diffusa ovunque. Sarebbe stato sciocco mentire, soprattutto perché desideravo essere accolta in quel branco.
La Luna Serena Red era stata molto comprensiva con la mia situazione, probabilmente perché si trovava in una posizione che un tempo era stata la mia. Dopo tutto, io e Roman eravamo stati accettati come membri del branco di Red Moon.
Ci avevano chiesto se volessimo restare insieme, dato che eravamo entrambi lupi senza compagno, ma Roman aveva insistito perché rimanessimo sotto lo stesso tetto, con la scusa che ero incinta e avevo bisogno di qualcuno che si prendesse cura di me.
Roman aveva iniziato l’addestramento per diventare uno dei guerrieri del branco, mentre io volevo diventare dottoressa, come Sheila.
Sospirai, facendo scorrere le dita sulle pagine del libro che stavo leggendo. Sheila mi faceva studiare testi diversi, con descrizioni dettagliate dell’anatomia umana e di quella del lupo: il primo passo del mio apprendistato. Mi passai le mani sul ventre, notando che era più grande di ieri.
Ero al quarto mese e, secondo i libri che stavo leggendo, i miei cuccioli sarebbero nati all’ottavo. Sì, cuccioli: aspettavo due gemelli, cosa eccitante e spaventosa allo stesso tempo.
«Ehi, ti sei preparata per stasera?» mi chiese Sheila, sfilandosi il guanto che stava indossando. Prescrisse qualche farmaco al paziente che aveva appena visitato, poi finalmente si voltò verso di me.
«No», risposi, chiudendo il libro prima di stiracchiarmi la schiena.
«Stai ancora evitando Roman?» domandò, incrociando le braccia sul petto.
Arrossii, evitando il suo sguardo.
Sheila! Lo sai che adesso proprio non riesco ad affrontarlo. E poi abbiamo deciso di fare un test del DNA quando nasceranno i bambini.
Sheila alzò gli occhi al cielo e scrollò le spalle, poi mi si avvicinò. Mi prese le mani tra le sue e mi controllò il polso.
«Quel giorno sei andata a letto con Stefan, ma sei andata a letto anche con Roman.» Sheila lo disse e fece un passo indietro. «Voglio solo che tu tenga la mente aperta, a tutte le possibilità.»
«Io non sono andata a letto con Roman!» esclamai, arrossendo, imbarazzata dall’argomento della nostra conversazione.
Sheila si limitò ad alzare un sopracciglio.
Mi ricordavo solo che ci eravamo baciati e che lui mi aveva tolto i vestiti; questo non significava per forza che avessimo dormito insieme.
Sheila sospirò, poi cambiò argomento. Non era il momento di insistere con la sua nuova amica. «Comunque, perché non andiamo a prendere qualcosa da mettere? Oggi devo essere uno schianto, potrei trovare il mio compagno.»
Emily annuì, sollevata di avere l’occasione per parlare d’altro.
Quel giorno la figlia dell’Alfa si sposava con qualcuno di un branco molto conosciuto. Un matrimonio d’alleanza, avevo sentito dire. Preparai la borsa, mentre la mente mi vagava altrove.
Io e Sheila chiudemmo e ci avviammo verso la boutique del branco. Il branco Red Moon era davvero splendido, ben costruito; era prevedibile, visto che erano fra i branchi più ricchi. Eppure, anche così, tutti venivano trattati con rispetto.
Provai un lungo vestito nero senza maniche, con la schiena scoperta. Mi cadeva addosso alla perfezione, mettendo in risalto il piccolo rigonfiamento attorno allo stomaco. Sheila sorrise, facendomi i complimenti per come mi stava, prima di provare il suo.
Lei scelse un vestito rosso corto che le evidenziava le curve in modo perfetto. Era bellissima; sapevo che quella sera avrebbe fatto girare la testa a molti uomini.
Comprammo quello che ci serviva, poi uscimmo dalla boutique promettendoci di vederci alla festa, prima di separarci.
Il cuore mi martellava mentre mi avvicinavo alla casa che dividevo con Roman. Era una casetta graziosa, piccola, con tre camere da letto, ognuna con il proprio bagno. Avevo piantato dei fiori attorno, rendendola ancora più bella. Sul portico c’era una sedia a dondolo: era il mio posto preferito, perché mi piaceva rannicchiarmici sopra la sera con una tazza di cioccolata calda, leggendo i libri che Sheila mi aveva chiesto di leggere.
Frugai nelle borse in cerca delle chiavi, chiedendomi se le avessi dimenticate in clinica, ma la porta si aprì e Roman comparve sulla soglia.
Trattenni il fiato, mortificata.
«Ciao…» dissi, stupida.
«Ciao.» Restammo sulla porta a fissarci. Lui si schiarì la gola e si spostò di lato per farmi entrare.
Gli passai accanto, evitando il contatto con il suo corpo. Non sapevo perché mi stessi comportando così.
L’odore intenso di qualsiasi cosa Roman stesse cucinando riempiva la casa e mi fece venire l’acquolina in bocca.
«Emily!» mi chiamò Roman. «Possiamo parlare, per favore?» chiese piano.
«Fammi solo rinfrescare, e poi possiamo,» risposi, prima di salire in camera mia.
Esalo il fiato dopo aver chiuso la porta della mia stanza. Be’, suppongo che non avrei potuto evitarlo per sempre, visto che vivevamo nella stessa casa e tutto il resto. Mi presi il mio tempo per rinfrescarmi, poi scesi lentamente le scale, chiedendomi di che cosa Roman volesse parlare.
Aveva già finito di cucinare: era tutto in ordine, ripulito, con due piatti apparecchiati con cura. Era seduto su uno degli sgabelli del tavolo da pranzo e smanettava sul telefono.
Mi sedetti di fronte a lui e mi schiarii la gola. Roman alzò lo sguardo, posò il telefono e mi sorrise. Ricambiai, soffermandomi sul suo aspetto.
Era bello; aveva i capelli tirati indietro dal viso, che così appariva più definito, ma con addosso un’aria ancora un po’ da ragazzo. Distolsi gli occhi, arrossendo per i miei stessi pensieri.
«Alla fine hai deciso di tenerti i capelli così», dissi, facendo scorrere le dita sul tavolo.
«Sì», rispose, facendomi cenno di cominciare a mangiare.
Presi un cucchiaio di cibo e mi sfuggì un gemito quando il sapore mi esplose in bocca. «Wow… è buonissimo», dissi, prendendone un altro cucchiaio, e poi un altro.
«Grazie», rispose Roman. «Allora, perché mi hai evitato?»
Mi andò di traverso il boccone e tossii, poi bevvi l’acqua che Roman mi porse in fretta.
«Non ti sto evitando, Roman», dissi. «Io… è solo…» Mi fermai, cercando la parola giusta per fargli capire che cosa volevo dire.
«Senti, lo so cosa ho detto… che ricordare alcune cose di quella notte potrebbe farti passare la voglia. Ma mi dispiace. Non posso continuare a negarlo, soprattutto adesso che porti in grembo mio figlio.»
«Non siamo sicuri che sia tuo, Roman», gli dissi. «E anch’io ricordo alcune cose.» Gli parlai con sincerità. «Solo… possiamo aspettare, per favore, finché non nasceranno i bambini?»
Lui sospirò, poi annuì.
«Mi sei mancata, Emily», disse con un sorriso.
«Anche tu mi sei mancato», risposi, sorridendo a mia volta. E mi era mancato davvero: Roman era parte della mia vita da quando ne avevo memoria, e evitarlo mi aveva sconvolta più di quanto volessi ammettere.
Finimmo di mangiare, ripulimmo i piatti e poi ognuno andò nella propria stanza a vestirsi per la festa.
Ero nervosa quando scesi le scale. Avevo raccolto i capelli, lasciando qualche ricciolo a incorniciarmi il viso. Non ero una grande amante del trucco, così avevo fatto appena qualcosa di leggero, e avevo scelto dei tacchi bassi.
«Wow…» mormorò Roman. «Sei bellissima.» Il suo sguardo era intenso mentre mi fissava. Allungò la mano verso di me, aiutandomi a scendere gli ultimi gradini.
Sentii il calore delle sue dita.
Era anche terribilmente affascinante. Indossava un completo nero, con la giacca sbottonata. Il primo bottone della camicia bianca era slacciato e lasciava intravedere il petto liscio, su cui poggiava la catena con la croce d’argento che portava da sempre. I capelli erano raccolti in uno chignon spettinato; al polso brillava un orologio d’argento, ai piedi scarpe nere lucide.
Con l’agitazione mancai un passo; per non cadere mi aggrappai alla sua spalla, mentre lui mi afferrò con decisione la vita per sostenermi. Il calore delle sue mani filtrò fino alla mia schiena nuda, facendomi rabbrividire. Restammo a guardarci, e il cuore mi martellava mentre lo sguardo scendeva sulle sue labbra.
I suoi occhi blu scuro si velarono, fissi su di me; la presa sulla mia vita si serrò mentre mi attirava più vicino.
Sentivo la tensione tra noi e, anche se la mente sapeva bene cosa sarebbe potuto succedere se non mi fossi tirata indietro, il corpo non ne aveva alcuna voglia.
«Emily», sussurrò piano, e le sue mani iniziarono a muoversi lente sulla mia schiena. Espirai, arrossendo per il timbro grave e profondo della sua voce.
Lo squillo del telefono mi strappò via da qualunque delirio mi fossi costruita. Dannazione! Quegli ormoni della gravidanza erano davvero un’altra storia.
Mi lasciò andare, schiarendosi la gola. Frugai nella borsa in cerca del cellulare e risposi subito, non appena vidi chi chiamava.
«Pronto!!!»
«Dove siete?» chiese Sheila. «Qui c’è già tutto il branco.»
«Stiamo arrivando», dissi, poi riattaccai.
Uscimmo entrambi di casa e guidammo fino al luogo della cerimonia.
Sheila mi piombò addosso non appena entrammo, intrecciando il braccio al mio.
«Siete in ritardo, la cerimonia è già iniziata. Adesso è il momento dei voti finali.» Ci incamminammo in avanti e il mio corpo era fin troppo consapevole di Roman, così vicino a me. Arrossii, pensando a cosa sarebbe potuto succedere se Sheila non avesse chiamato.
«Con la mia benedizione…» La voce tonante dell’Alpha Castor Red riecheggiò per tutto il branco. «Dichiaro celebrato il matrimonio di mia figlia Kimberly Red e Stefan Regan, Alpha del branco Silver Crescent. Con questa unione, il branco Red Moon si schiera al fianco del branco Silver Crescent.»
Un gelo mi invase il corpo mentre il cuore prendeva a martellare. Stefan si stava sposando? Senza neppure pensare mi feci strada fino davanti; dovevo vederlo, non poteva farmi questo. Roman era dietro di me, cercando di impedirmi di umiliarmi, ma ero troppo devastata per preoccuparmene.
Mi fermai quando raggiunsi la prima fila, fissando Kimberly e Stefan mentre si scambiavano il sangue per sigillare il loro matrimonio e la loro alleanza.
«Stefan!» urlai, dimenandomi mentre Roman cercava di trascinarmi via. Stefan si bloccò, accorgendosi finalmente di me. Lo vidi spalancare gli occhi per la sorpresa, poi ignorarmi del tutto e bere il sangue di Kimberly, sigillando completamente il legame tra loro.
