Il Signor Sbagliato

Scarica <Il Signor Sbagliato> gratis!

SCARICA

Capitolo 6 Appare la matriarca

Julian sorrise con cortesia e strinse la mano al rappresentante coreano.

«Sarò qui ad accogliere personalmente il vostro presidente.»

Non appena l’uomo se ne fu andato, l’espressione di Julian si rabbuiò, come se qualcuno avesse premuto un interruttore.

Incinta?

Quella donna aveva avuto l’audacia di portare in grembo suo figlio alle sue spalle?

Nessuno prendeva ciò che apparteneva a Julian Watson senza pagarne le conseguenze.

Uscì a grandi passi dalla sala riunioni, le gambe lunghe che fendevano l’aria con uno scopo preciso.

La temperatura intorno a lui parve scendere di diversi gradi.

I suoi assistenti si scambiarono occhiate tese.

Solo pochi minuti prima era stato affabile, impeccabile, il gentiluomo perfetto.

Ora, il gelo che emanava faceva venire la pelle d’oca.

Gli corsero dietro, troppo spaventati per chiedere che cosa avesse scatenato quella tempesta improvvisa.

Sfrecciando in autostrada, Julian chiamò Austin.

«Parla. Che diavolo è successo?»

La voce di Austin suonò un po’ troppo eccitata. «Signore, il medico l’ha confermato: sei settimane di gravidanza, e sia la donna sia il bambino sono perfettamente in salute!»

Gli occhi di Julian si assottigliarono.

Sei settimane.

I conti tornavano con quella notte.

Quindi il bambino era suo.

La presa sul volante si irrigidì.

Ecco perché aveva rifiutato il controllo.

Quello era il suo piano: usare suo figlio per arrampicarsi.

Se avesse dato alla luce l’erede dei Watson, un milione sarebbe stato spiccioli.

Furbetta. Avida piccola bugiarda.

Lui aveva davvero creduto che fosse innocente.

La furia lo attraversò come una scarica. Affondò il piede sull’acceleratore; il motore ruggì mentre si lanciava verso l’ospedale.

Quando arrivò, trovò una fila di personale ad attenderlo all’ingresso: infermiere, amministrativi, perfino il direttore sanitario.

Julian aggrottò la fronte. Non aveva avvisato nessuno della sua visita.

Il volto del direttore si illuminò appena lo vide. «Signor Watson! Che onore… ha nuove disposizioni per noi oggi?»

Lo sguardo di Julian passò in rassegna la folla, il tono tagliente. «Perché siete tutti qui? Chi state aspettando?»

Il direttore si raddrizzò all’istante. «La presidente è qui, signore. È al piano di sopra.»

Julian si immobilizzò.

Nonna?

Non poteva essere.

Faceva sempre i controlli a casa; lasciava raramente la tenuta.

Un senso di vuoto gli strinse lo stomaco.

No. Non poteva essere quello che pensava.

Senza aggiungere altro, si precipitò verso gli ascensori. «Dov’è?»

«La presidente sta visitando una paziente nella suite VIP più in alto», balbettò il direttore.

Le pareti dell’ascensore brillavano con lo stemma della famiglia Watson.

Il cuore di Julian martellava mentre saliva.

L’ultimo piano era riservato solo alla linea di sangue diretta: nessun altro vi aveva accesso.

Quando raggiunse il corridoio, riuscì già a sentire la sua voce: calda, soddisfatta, inconfondibilmente autorevole.

«Bene, bene! Finché questo bambino crescerà sano, la famiglia Watson farà in modo che tu sia accudita come si deve.»

Julian svoltò l’angolo, giusto in tempo per vedere sua nonna chiacchierare amabilmente con la primario di ostetricia dell’ospedale, la donna che seguiva la gravidanza di ogni erede Watson.

Quando Julian comparve, il personale si alzò in piedi e si inchinò all’istante.

«Congratulazioni, Madam Watson! Congratulazioni, signor Watson. Le condizioni della giovane signora sono stabili e lo sviluppo del bambino appare eccellente.»

Il volto di Julian divenne di pietra.

«Nonna.»

La sua voce era bassa, secca, vibrante di una furia trattenuta.

«Fuori tutti», disse gelido. «Devo parlare con la presidente. Da solo.»

Capitolo Precedente
Capitolo Successivo