Il Signor Sbagliato

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Capitolo 3 Costretto a sciogliersi

Cora se ne stava in piedi su una strada affollata, con le auto che sfrecciavano accanto a lei come onde di rumore e luce.

La sua vita, il suo futuro: erano già rovinati.

Se lei e Matt erano destinati a separarsi, allora quella telefonata non aveva fatto altro che anticipare quel giorno.

Si costrinse a mantenere ferma la voce. «Capisco. Farò come dice lei.»

La madre di Matt parve soddisfatta. «È meglio così», disse, prima di riattaccare.

Cora inclinò il capo all’indietro, implorando che le lacrime non tornassero a cadere.

Ma il corpo non smetteva di tremarle.

Il calore del sole non faceva che peggiorare il gelo che aveva dentro.

Tutto continuava a crollare: un colpo dopo l’altro.

Non riusciva più a fingere di funzionare.

Dopo aver chiesto un permesso al lavoro, preparò una borsa piccola, salì su un autobus a lunga percorrenza e tornò nella sua città natale, con il cuore in frantumi e vuoto.

Aveva pensato che tornare a casa le avrebbe dato un po’ di conforto.

Ma nel momento stesso in cui aprì la porta, quella speranza morì.

«Tale madre, tale figlia! La spazzatura genera spazzatura!»

La voce di sua nonna era tagliente come una frusta. «Guardate la vostra preziosa ragazza: che sgattaiola in un hotel con un uomo!»

Sua madre era in ginocchio, tremante. Fotografie erano sparse sul pavimento.

Ravi Dev, la matriarca, gliene scagliò un’altra in faccia.

Cora si immobilizzò.

La sua famiglia veniva da una piccola città conservatrice del Profondo Sud, un posto che non dimenticava mai i pettegolezzi.

A dirla tutta, quella non era nemmeno la sua vera casa.

Era stata adottata nella famiglia Dev, un clan dal denaro antico e dall’orgoglio ancora più antico.

Sua madre aveva radici asiatiche; in una famiglia di sudisti tradizionalisti dai capelli scuri, i capelli dorati di Cora la facevano risaltare come un bersaglio.

Sua nonna non aveva mai perdonato sua madre per aver “contaminato” la linea di sangue.

Ora sua madre tremava, piena di lividi, con un livore violaceo che le fioriva sulla fronte.

«Mamma…!» Cora lasciò cadere la borsa e corse avanti, gettandosi in ginocchio accanto a lei.

«Nonna, che cosa ha fatto di sbagliato stavolta? Perché la picchi ancora?»

Ravi le fissò dall’alto in basso con disgusto.

Afferrò una foto dal tavolo e la schiaffeggiò sul volto di Cora.

«Hai pure il coraggio di chiedere? Tua madre non è nemmeno capace di partorire un figlio come si deve: questo è il suo primo peccato! E quanto a te, bastarda adottata che si è trascinata dietro dal nulla… non sei migliore!»

La voce di Ravi salì fino a diventare uno strillo. «Queste foto mi sono state recapitate stamattina! Tu, a letto con un uomo sconosciuto in una stanza d’albergo! Schifosa vergogna… hai infangato il nome dei Dev!»

Il sangue di Cora si gelò.

Raccolse una fotografia, con le mani che le tremavano, e sentì il mondo crollarle addosso.

Era lei. In quella stanza. Con lui.

Scagliò via l’immagine come se le bruciasse tra le dita.

«Come… come hai fatto ad averle?»

La voce le si spezzò. Non riusciva a respirare.

Tutto, nella foto, era reale. Non c’era modo di negarlo.

«Nonna…» sussurrò, disperata di spiegare, ma la gola le si chiuse.

Sua madre tentò debolmente di intervenire. «Mamma, ti prego, non è come sembra. Cora…»

«Zitta!» Ravi sbatté la mano sul tavolo. «Con che diritto mi rispondi? Le foto non mentono! Che cosa ho fatto per meritarmi due donne vergognose in questa famiglia?»

Afferrò un vassoio di metallo dal tavolo e lo scagliò contro di loro.

Cora reagì d’istinto: si voltò e fece scudo a sua madre con il corpo.

Clang!

Il dolore le esplose lungo la schiena.

«Cora!» La voce di sua madre si spezzò. La strinse a sé, con le lacrime che le colavano sul viso. «Ti fa male?»

Cora scosse la testa, anche se aveva gli occhi bagnati.

Quel dolore non era nulla, in confronto a ciò che sua madre aveva sopportato per anni.

Ravi sogghignò. «Risparmiatemi questa patetica scenetta madre-figlia.»

Poi la televisione passò a un’edizione straordinaria.

«Questa mattina, Julian Watson, erede del Watson Group, è stato fotografato mentre trascorreva la notte in un hotel con una donna non identificata. Le foto mostrano la stanza in disordine, vestiti sparsi ovunque…»

Ravi si voltò verso la TV e vide il volto di Cora.

La sua furia esplose.

«Puttana inutile!» urlò, afferrando il bastone e brandendolo verso di loro.

«Hai portato vergogna su questa famiglia! Fuori! Fuori di qui! Tutte e due… fuori da casa mia!»

Cora non riusciva a crederci. Lo scandalo era in televisione.

Sua madre si aggrappò a lei; tremavano entrambe, cercando di proteggersi a vicenda mentre il bastone di Ravi calava ancora e ancora.

Nessuna delle due osava reagire.

Perché se avessero lasciato quella casa in quel momento, lo sapevano: non ci sarebbe stato ritorno.

Proprio allora la porta si spalancò.

«Mamma!»

Cora sollevò di scatto la testa. Nei suoi occhi si accese una fiammata di speranza.

Suo padre era tornato.

Lo guardò, disperata in cerca d’aiuto, che qualcuno—chiunque—si mettesse dalla loro parte.

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