Capitolo 8 Milly.
CAPITOLO OTTO
MILLY – PUNTO DI VISTA
La domenica mattina s’insinua piano.
Mi sveglio intontita. Un mal di testa mi fiorisce dietro gli occhi perché non ho dormito abbastanza. Sono rimasta sveglia tutta la notte a pensare. Accendo la torcia e sbadiglio. Dopo la chiesa devo arrivare fino al Queens e vendere questi libri. Mi pesa addosso, ma vado avanti. Va bene così.
In fretta sistemo la mia stanzetta. È la camera più piccola della casa. La mia scrivania è fatta con le prolunghe del tavolo da pranzo. C’è una pila di quaderni legati con dello spago e una lampada presa al mercatino dell’usato che Miles ha rotto quando era ancora un bimbo. Sulle pareti ho opuscoli universitari, foglietti adesivi e un fiore di campo pressato, attaccato con il nastro sopra il letto. Il fiore era un regalo di Emma e lo custodisco come una cosa preziosa.
Mi raccolgo i capelli in uno chignon stretto ed esco. Il cesto della biancheria in corridoio è pieno di vestiti che devo lavare. Sbadiglio ed entro in bagno. Fisso le guance gonfie nello specchio crepato e distolgo subito lo sguardo. Non serve guardarmi, soprattutto quando non mi piace quello che vedo. Imparo a separarmi dal mio corpo.
Non devo essere bella. Sono intelligente.
Mi faccio il bagno in fretta, in automatico.
In camera mia mi infilo i collant neri e il reggiseno. Poi vado nella stanza dei gemelli.
Stelle fosforescenti brillano sul soffitto, illuminando le guance rosee e le lenzuola spaiate. Nell’aria aleggia l’odore di sciroppo per la tosse e io mi rabbuiisco.
«Forza, tesori miei. Dobbiamo prepararci.» canticchio.
La luce del sole entra dalla finestra, chiara e viva. Un segno di un nuovo giorno. Un’altra occasione per rimettere a posto ogni cosa e, in qualche modo, la disperazione si attenua. Oggi sarà una bella giornata.
Ci vuole un po’ per svegliarli. Al mattino sono sempre di cattivo umore, ma alla fine riesco a portarli in bagno. Dopo tutto quel trambusto, escono puliti e rinvigoriti. Miles si veste da solo mentre io mi occupo di Emma.
«Com’è la tosse?» chiedo, spazzolandole i capelli ricci, bellissimi, castani.
«Mamma le ha dato lo sciroppo» risponde invece Miles, e io annuisco, anche se sono sorpresa. Dove ha trovato i soldi per quello?
«Sto meglio» mi dice Emma, mostrando i denti, e io ridacchio. «Certo che sì.»
Giochiamo un po’. Li faccio il solletico e loro scappano fuori dalla stanza, rumorosi come sempre.
Andiamo in cucina. Mamma è già vestita e ha preparato da mangiare: noodles. Profumano tantissimo, piccanti. Lo stomaco mi brontola e lei mi regala un sorriso gentile. «Mangiate, piccoli. Tra un’ora si esce.»
Non deve chiedere scusa per ieri sera. Lo dimostrano i suoi gesti. Mangio più che posso, poi mi ricordo che non avrei dovuto mangiare. Dovrei essere a… a dieta. Be’, ormai è tardi.
Metto il piatto nel lavandino e finisco di prepararmi.
Il mio vestito è un semplice abito a pois. Faccio fatica a infilarlo, poi faccio fatica ad abbottonarlo sul seno.
Le guance mi si arrossano e mi riempio di disgusto per me stessa. Non ho un buon rapporto con il mio corpo, con il modo in cui sembra sempre dilatarsi. Mi assicuro di abbottonare bene, poi ci metto sopra un cardigan corto per nascondere le curve. Cerco di essere di buon umore per i bambini, anche se dentro mi sento tutt’altro che bene.
Alla fine, usciamo.
«Ciao, signorina Joyce!» cantilenano Emma e Miles all’unisono mentre percorriamo la strada.
«Ehi, tesori miei!» grida di rimando la signorina Joyce.
«Buongiorno, nonna Victory!»
«Che belli che siete, cuccioli miei!»
«Buona domenica!»
«Buona domenica anche a voi, angioletti!»
Le nostre domeniche mattina sono sempre piene di eccitazione e saluti entusiasti. Tutti adorano i gemelli. La nostra famiglia è rispettata. Il nostro quartiere è pieno di famiglie modeste, di lavoratori. I bambini giocano ovunque nei cortili, sempre. Noi stiamo bene.
Arriviamo in chiesa in tempo, e la funzione scorre lenta.
Tiro fuori il mio quaderno e prendo qualche appunto.
Cerco di non pensare alle preoccupazioni, e per un po’ ci riesco, ma poi tornano sempre a farsi strada.
«In linea con la lezione di oggi, la chiesa ha deciso di donare ai nostri membri generi alimentari ed elettrodomestici. A questo scopo è stata fatta una grande donazione. Vediamo tutto il vostro duro lavoro e la vostra perseveranza. Il mondo va avanti e spesso l’economia non ci favorisce, ma è importante non arrendersi. Dobbiamo tenere salda la fede ed essere forti. Non dobbiamo mollare. Dobbiamo andare avanti e percorrere la strada giusta. Per quanto possa diventare dura, c’è una luce in fondo al tunnel: resistete, adesso.» Il pastore sorride e io resto a bocca aperta, sconvolta.
La mamma mi afferra la mano e me la stringe forte.
Sento la pressione crescere dietro gli occhi, ma non piango.
Gli uscieri cominciano a distribuire scatoloni grandi a ogni membro. Con mia sorpresa, ne danno uno grande a me, e uno ancora più grande a mia madre.
Alla fine della funzione raggiungiamo i gemelli, che ci mostrano le scatole ricevute alla classe dei bambini.
Le nostre sono piene di pasticcini, tè, fazzoletti, viveri e perfino una torcia, e altro ancora.
Ogni mia preoccupazione è stata spazzata via. Non posso fare a meno di chiedermi chi abbia donato. Chiunque sia questa persona, mi ha risparmiato la spesa di due settimane.
«Milly! Milly! Guarda!» ride Miles, mostrandomi il suo aquilone.
Io ridacchio, con il petto leggero. La scatola dei bambini contiene giocattoli di ogni tipo. Emma ha ricevuto una action figure di Spider-Man, nuova, ancora nella confezione. Non vuole aprirla. È fuori di sé dalla felicità. Lo siamo tutti.
«Ho preso lo sciroppo per la tosse prima che tu tornassi a casa ieri sera,» mi dice la mamma, e io sospiro, perché non gliel’ho nemmeno chiesto; avevo dato per scontato che non l’avesse preso.
«Mi dispiace, mamma,» sussurro, con le guance in fiamme.
«Va bene. Quando arriviamo a casa mi racconti tutto del colloquio.» Lo dice, e io annuisco.
Torniamo a casa portando le nostre scatole, felici.
Mi si increspa la fronte quando vedo un’auto nera, lucida, davanti a casa nostra. Un’auto che non c’entra niente con la nostra strada.
