Il Fratello Alfa della Migliore Amica

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Capitolo 4

Il punto di vista di Ava

Sì, gli omega erano schiavi. Una classe sociale superata, eppure ancora esistente nel Territorio dei Lupi.

Gli Alpha e le Luna potevano facilmente trasformare qualunque cittadino lupo mannaro in un omega come punizione. Dopo di che, i figli di quegli omega avrebbero continuato a essere omega e a servire come schiavi.

Non avevo fatto nulla di sbagliato, e adesso sarei stata punita da chi aveva torto nei miei confronti.

Anche se stavolta non si trattava di uno shock psichico, il dolore di capire che cosa volessero da me il mio ex marito e la mia amica mi trafisse ormai la mente e il corpo, lasciandomi senza forze. Sentii una mano sul braccio e mi voltai: lì vicino c’era una mia cara amica, Beatrice, che mi guardava con apprensione.

«Ava?» sussurrò, riportandomi ai tempi della scuola, quando ci confidavamo segreti mentre l’insegnante aveva le spalle girate. «Che cos’è questa storia?»

Prima che potessi rispondere, Olivia proseguì: «Più tardi, oggi, mio fratello, Chris, che ci ha lasciati dieci anni fa per trovare la sua strada nel Mondo Umano, tornerà per trasferire la proprietà del Moonstone a mio marito, Ethan. E con questo, io e mio marito prenderemo il posto che ci spetta come Alpha e Luna del Branco.»

«Che sta succedendo qui?» sbottò Beatrice, con la mano ancora a reggermi il gomito e i capelli rosso acceso che aiutavano gli altri a individuare da dove venisse la sua voce.

«Non potete decidere così, da un momento all’altro, di guidare questo branco!» risuonò la voce di un uomo che non riconobbi.

«Non è così che si fanno le cose!» gridò Juniper, la figlia dell’Anziano Degas. Era una madre di tre figli con cui avevo lavorato a un programma per l’asilo nido. Alzai lo sguardo ma non riuscii a vederla in mezzo alla folla, e ormai diverse persone stavano protestando.

Ethan fece un passo avanti nell’abito cerimoniale nero di un Alpha del branco e sollevò le mani, allargandole e abbassandole. Il mantello nero gli sfiorò il terreno mentre avanzava, e mi accorsi che sul volto aveva una compiaciuta fierezza che non gli avevo mai visto.

La folla si zittì.

«Olivia e io siamo stati scelti da suo fratello, Chris, per guidare il Moonstone Pack. Lei è la figlia del defunto Alpha Adam. E in quanto suo marito, ve lo assicuro: è così che si fa da secoli. Qui ci sarà ordine.»

«So che Ava è riuscita a farvi credere di essere una brava leader,» disse poi Olivia, con l’aria di non apprezzare affatto che Ethan le avesse rubato il centro della scena. «Ma vi ha mentito e si è fatta strada manipolandovi fino a entrarvi nel cuore. Riflettete su questo: adesso è stata rifiutata e non è legata a nessuno! È giusto che serva la famiglia al potere.»

«Torna nel Mondo Umano e comprati un paio di scarpe!» urlò Beatrice, strappando a qualche Lupo lì attorno una risata di scherno.

«Sì! Lasciate la guida del branco ai leader!» chiamò una nuova voce, ferma e autorevole. Vidi Leonard farsi avanti, alto e robusto, le braccia incrociate su un petto ampio. Da proprietario della fattoria più grande del Moonstone Pack, incuteva rispetto all’istante, e in molti si voltarono per riconoscerlo.

«Non hai esperienza, non hai alcun ruolo nelle faccende del Branco,» continuò. «Non hai mai avuto nemmeno un lavoro. Che ne sai di ciò di cui il Branco ha bisogno?»

Le guance di Olivia si accesero di un rosso violento, e quello sguardo d’odio che le avevo visto la notte prima tornò a brillarle negli occhi mentre fissava prima Leonard, poi me. Mi spostai d’istinto davanti a Beatrice, sfilando il braccio dalla sua presa.

«Hai ragione!» urlò Olivia, ammutolendo la folla. «Ava non merita un posto d’onore nella nostra casa! Ha rivoltato il branco contro la figlia del nostro defunto Alpha Adam.» Aprì le braccia. «La punizione di Ava è chiara!»

Mentre io e molte altre persone fissavamo la scena sbalorditi, Olivia scese di corsa i gradini del portico; il suo abito lungo, d’un verde acceso, guizzava alla luce del sole mentre la veste bianca le si gonfiava attorno, e lei avanzò a grandi passi fino alle fiamme del braciere. La gente indietreggiò quando afferrò tra le fiamme un attizzatoio rovente e lo sollevò.

«In conformità con l’intolleranza del Moonstone Pack verso il tradimento, Ava dev’essere esiliata!» Poi si voltò verso due guardie omega che fino a quel momento non avevo neppure notato; si girarono e cominciarono a venire verso di me.

Per un attimo mi sembrò di essere dentro un film, mentre due scagnozzi omega, usciti pari pari da un provino, stavano arrivando ad arrestarmi. Guardai i loro volti vuoti, i fisici da lottatori, e sentii il sangue martellarmi nelle orecchie quando capii che cosa voleva Olivia.

Voleva rimuovere il mio tatuaggio del branco ed espellermi per sempre dal branco!

Indietreggiai, e solo allora mi resi conto di quanto la folla si fosse infittita alle mie spalle. Non avevo dove scappare.

«Olivia!» le urlai in faccia, in quell’espressione colma di veleno. «Non farlo, ti prego!»

La mano sinistra mi si chiuse attorno all’avambraccio destro, a coprire il tatuaggio che segnava il mio posto nel branco. Beatrice e altri gridavano, ma le guardie mi avevano già raggiunta e mi presero le braccia tra le mani, esponendo il tatuaggio al sole e a Olivia mentre lei si avvicinava con l’attizzatoio alto.

«Tenetela ferma!» ordinò, e la folla cominciò a protestare, perché ormai era chiaro che quella cosa era sbagliata e non si faceva così. Bruciare i segni del branco come marchio d’esilio era la punizione per il tradimento, sì, ma accadeva dopo un processo e veniva eseguito con cura in clinica, sotto anestesia, per evitare infezioni. Doveva essere un esilio, non una tortura né una condanna a morte.

Le guardie mi spinsero a terra e caddi sul mio borsone; le loro mani mi immobilizzarono per le spalle e per i piedi. Ero intrappolata, vulnerabile, sul punto di perdere il controllo.

La visuale mi era coperta, e Leonard era lì, in mezzo tra me e Olivia. «Non puoi farlo!» protestò. «Non ne hai alcun diritto!»

«Se vuoi proteggerla tanto,» sibilò Olivia, «puoi lasciare il branco insieme alla traditrice!»

Alzando lo sguardo, mi chiesi come avessi potuto credere anche solo per un istante che quella Wolf fosse una ragazza dolce, un po’ sciocca. Capii che la vera Olivia era la donna con un ferro da marchiatura in mano, gli occhi che lampeggiavano di trionfo e disprezzo. E ancora una volta, più della rabbia, sentii il dolore.

La folla si zittì quando capì che, in realtà, non poteva fare nulla per opporsi alla futura Luna del branco.

Olivia mi sovrastava ormai, sorridendo con orgoglio.

«Vedi?» mi chiese, e la sua voce si era fatta stranamente bassa. «Nessuno può contestare il giudizio della Luna.» L’attizzatoio cominciò a scendere verso il mio braccio scoperto. Ne sentivo davvero il calore.

«E se fossi io a contestarlo?» domandò una voce calma, familiare, che sapevo non avrebbe dovuto avere posto in quell’incubo.

Olivia si voltò di scatto, e per poco non colpì con l’attizzatoio fumante una donna che era lì vicino. La donna balzò all’indietro, e la folla si aprì leggermente, rivelando un uomo alto, biondo, che se ne stava in piedi con le braccia lungo i fianchi, quasi con noncuranza. Riconobbi all’istante quel volto di una bellezza impossibile.

«Chris?» chiese Olivia.

Oh, Dea.

Ecco perché la sera prima mi era sembrato familiare, con quei capelli biondi e gli occhi verdi.

Il giovane lì davanti era il fratello di Olivia e il presunto Alpha del Moonstone Pack.

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