I Ribelli che si sono fatti Ribelli

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Capitolo 4

La mattina seguente, Xandar e Lucianne diedero un bacio di addio alla piccola Reida e la lasciarono nelle mani sicure della babysitter trecentenaria, la signora Parker. Lucianne prese il jet privato di Xandar con tre guerrieri lycan e si diressero verso White Blood.

Tate venne a prenderli nel campo aperto dove erano atterrati. Sul sedile del passeggero, Lucianne notò che il suo amico era a disagio, come se stesse nascondendo qualcosa. Visto che stava guidando, non le sembrò una buona idea affrontare subito l’argomento.

Non appena Tate parcheggiò davanti alla pack house, Lucianne si voltò verso i guerrieri lycan sul sedile posteriore e disse: «Phelton, August, Fiona, potreste lasciarci un momento, per favore? Io e Alpha Tate.»

«Sì, mia Regina», obbedirono, cogliendo l’invito a scendere e aspettare.

Appena la porta si chiuse alle spalle di Phelton, Tate continuò a fissare il parabrezza e sbottò: «Ieri notte l’ho fatta dormire nel mio seminterrato.»

Il lilla negli occhi di Lucianne si fece onice per la rabbia mentre lo incalzava: «E?»

Tate alzò le spalle per smorzare un po’ del fuoco che sentiva addosso dalla sua amica di sempre, che stava iniziando a ribollire come un vulcano in attività. «E stamattina le ho offerto la colazione.»

«E dopo?»

«L’ho chiusa di nuovo in seminterrato. Timmy ha detto che durante la notte ha usato il bagno annesso solo una volta. Non ha provato a scappare.» Gli occhi marroni di Tate mostravano chiaramente che era spaventato. Persino i guerrieri lycan lo avevano capito e, mentre aspettavano, pregavano per lui.

«Qualcuno si è fatto male?» Lucianne era furiosa, ma anche preoccupata.

«No, certo che no.» Tate cercò di sembrare spensierato, come se potesse reggere la furia di Lucianne con l’indifferenza.

Lucianne sospirò di sollievo, e il lilla tornò nei suoi occhi.

«Aspetta, non sei più arrabbiata con me? Giuro che pensavo mi avresti ammazzato.» Ignorò deliberatamente il suo ordine riguardo a una sconosciuta, e lo fece d’istinto.

Lucianne ghignò appena. «Mi preoccupava la sicurezza di tutti in questo branco, Tate. Dal momento che nessuno si è fatto male, per ora sei al sicuro dalla mia ira.»

Lui ridacchiò mentre l’atmosfera si alleggeriva, e fuori i guerrieri lycan sospirarono di sollievo davanti a quella scena. Tate li condusse dentro la pack house, e Lucianne insistette perché in seminterrato scendessero soltanto lei e Tate, così i guerrieri aspettarono in salotto.

Nel momento in cui la lupa rogue sentì la porta venire sbloccata, chiuse l’album di fotografie impolverato che aveva tra le mani e lo rimise sullo scaffale esattamente nella posizione in cui l’aveva trovato, poi si sedette sul divano ad aspettare.

Non appena Tate e Lucianne si fermarono davanti alla ragazza, lei si alzò in piedi e fissò Lucianne con più curiosità che paura. Il suo odore era quello di una lycan, ed era stata cresciuta per temere e perfino odiare i lycan… e allora perché non riusciva a provare paura o odio, adesso?

La voce gelida di Tate risuonò nello spazio: «Inchinati davanti alla Reg—»

«Non è davvero necessario, Tate.» Lucianne si mosse a sedersi all’estremità del divano, poi guardò la rogue con un sorriso accogliente. «Siediti», la invitò.

La rogue obbedì, sedendosi più o meno a metà del divano invece che all’estremità, desiderosa di sentire il calore di Lucianne.

«Come ti chiami?» cominciò Lucianne.

L’adolescente sembrò esitare. Aprì la bocca e le labbra le tremarono, incerta se mentire o dire la verità.

Lucianne colse il suo dilemma e riprovò: «Non finirà su nessun documento ufficiale, quindi non devi dirmi il tuo vero nome, se non vuoi… ma ho bisogno di qualcosa con cui chiamarti.»

Quando i suoi occhi color palissandro incontrarono lo sguardo morbido e sincero di Lucianne, si ritrovò a dare il suo vero nome. «Stella.»

Lucianne annuì con un piccolo sorriso e scelse con cura le parole successive: «Stella, i tuoi genitori sanno dove sei?»

Stella si morse il labbro inferiore e passò un lungo momento di silenzio, prima di supplicare in un sussurro: «Non puoi chiedermi di farlo.»

«Fare cosa?»

«Ammettere e smascherare tutto e tutti», mormorò Stella, anche se la sua lupa le stava dicendo di raccontare a Lucianne ogni cosa. Era la sua parte umana ad avere problemi di fiducia.

La lealtà di Stella verso la sua famiglia era fuori discussione, e al pensiero innegabile che lei e i suoi fossero dei randagi, a Lucianne si strinse il cuore. «Stella… perché tu e i tuoi genitori siete stati cacciati?»

Non vedeva né avvertiva alcuna minaccia in quell’adolescente, e si chiese che cosa avessero mai potuto fare i suoi genitori per essere considerati inadatti a cercare rifugio in qualunque branco esistente. Stella rifletté se la sua risposta avrebbe potuto tradirla, poi borbottò: «Mia madre ha lasciato il suo vecchio branco e mi ha portata via con sé. Da allora corriamo con qualche altro randagio.»

«Non c’era nessun branco disposto ad accogliervi?» Blue Crescent, il branco di nascita di Lucianne, le avrebbe prese senza esitare. Erano una madre single e una bambina!

«Mamma… non sapeva di chi fidarsi. Diceva che era meglio… più sicuro cavarcela da sole, così non ci avrebbero cacciate di nuovo.»

Tate intervenne all’improvviso: «Cacciate? Hai detto che ve ne siete andate voi.»

Il corpo di Stella si irrigidì, consapevole di aver detto qualcosa che non avrebbe dovuto, e i suoi occhi si riempirono di rimorso e paura. Lucianne lanciò a Tate uno sguardo di disapprovazione, e lui alzò le mani davanti a sé come in segno di resa, mormorando: «Scusa.»

Stella balbettò: «N-Non sapevamo di ch-chi fidarci. Mamma diceva ch-che i branchi potevano essere nemici un giorno e alleati un altro. N-Non sapevamo se… se…»

Vedendo quanto le costasse distogliere lo sguardo, Lucianne decise di completare lei la frase con voce gentile: «Non sapevate se il branco da cui avreste cercato rifugio in seguito si sarebbe rivelato un alleato del vostro vecchio branco, e vi avrebbe rimandate—te e tua madre—al branco di nascita perché veniste punite.»

Stella annuì in conferma.

Lucianne guardò Tate. Entrambi volevano sapere a quale branco Stella si riferisse, ma dubitavano che lei avrebbe rivelato la posizione così facilmente. Aveva già detto molto più di quanto Lucianne si aspettasse. E a quel punto Lucianne cominciò a domandarsi se la madre di Stella fosse davvero al sicuro. Forse Stella e i suoi amici erano usciti a caccia di cibo per una madre malaticcia?

Lo sguardo di Lucianne tornò sulla ragazza. «Stella, vi riporterò—te e i tuoi amici—nel territorio dei lycan.» Gli occhi di Stella si spalancarono, inorriditi, così Lucianne si chinò verso di lei e proseguì: «Mi assicurerò che siate al sicuro, ma quando le autorità faranno domande dovrete collaborare. Tua madre… potrebbe non essere al sicuro dove si trova. Possiamo aiutarla, come aiuteremo voi. Metteremo al sicuro entrambe.»

«Ti prego, non farmi questo. Ti prego. Lasciami andare e basta. Starò bene, lo prometto», supplicò Stella, con gli occhi lucidi.

«Stella, non c’è niente di cui preoccuparsi. Starai bene. E tua madre verrà salvata presto.»

«Lei è al sicuro. È completamente al sicuro dove si trova. Ti prego, lasciami andare. Non andate da lei, vi prego.» Le lacrime le scesero sulle guance, e continuò a implorare mentre la voce le si spegneva.

Lucianne e Tate si scambiarono sguardi perplessi. Come poteva qualcuno aspettarsi di essere al sicuro da randagio? Nulla, nell’essere un randagio, era sicuro. Erano praticamente ripudiati da tutti e, ormai, braccati da chiunque. Per quanto ne sapevano loro, i randagi non stringevano alleanze come i branchi. Se anche collaboravano, lo facevano soltanto per motivi di convenienza. Collaborare solo per convenienza, con poca o nessuna fiducia e sicurezza nella lealtà altrui, non era affatto sicuro.

Con lo stesso tono gentile, Lucianne disse: «Mi dispiace, Stella. Ma non posso lasciarti andare. Ho bisogno che tu venga con me. Però mi assicurerò che non ti succeda nulla di male, va bene?»

«E mia mad-re?» gracchiò lei.

Tornando a muoversi con cautela, Lucianne rispose: «Se e quando la troveremo, e se non sarà colpevole di alcun crimine, se ne andrà libera. Poi vi forniremo l’aiuto di cui avrete bisogno per ricominciare una vita insieme.»

«E se lei… non fosse innocente?» Stella capì di aver appena lasciato scappare un’altra informazione che non avrebbe dovuto, ma non riuscì a trattenersi dal chiedere.

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