Gelo Globale: Ho Costruito un Rifugio Sicuro per l'Apocalisse

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Capitolo 4

Alice si lamentò un paio di volte, facendo il broncio: «Steven, per quante persone è tutta questa roba? Mi stai nascondendo qualcosa?»

Steven sogghignò. «Le cose cambiano in fretta. E se arrivasse l’apocalisse? Io faccio scorte, per sicurezza!»

Steven diceva la verità, ma ormai nessuno gli credeva. Solo un medico di nome Boris avrebbe potuto testimoniare quanto fosse sincero.

Alice era convinta che stesse scherzando e non riuscì a trattenere una risata: «Va bene, non dirmelo se non vuoi! Ma che senso ha fare una battuta del genere?»

«Però, visto che oggi ti ho aiutato un sacco, mi devi offrire da mangiare!» buttò lì Alice, con un’aria lamentosa e due occhi da povera vittima. Sperava che Steven la portasse nel ristorante da tre stelle Michelin.

Steven accennò un sorriso. «D’accordo. Però in questo periodo sono piuttosto impegnato, non ho tempo. Che ne dici del mese prossimo?»

Alice si illuminò. «Perfetto, è fatta!»

Ivy si inserì subito: «Grandioso, allora andiamo tutti insieme!»

A lei bastava aver spinto un carrello in cambio di un pranzone per sentirsi felicissima. Vedendola così sfacciata, Alice le lanciò di nuovo un’occhiataccia. Ivy finse di non accorgersene.

Steven andò alla cassa: più di mille dollari di provviste. Pagò senza battere ciglio. Nell’apocalisse, quella roba avrebbe valso migliaia di volte di più, o addirittura sarebbe diventata inestimabile. Perché allora, per quanti soldi uno avesse, magari non sarebbe riuscito a comprare neanche un pezzo di pane.

Dato che Steven aveva comprato così tanto, al supermercato furono ben felici di lasciargli in prestito i carrelli. E Steven, senza troppi complimenti, costrinse le due donne ad aiutarlo a spingere le provviste fino a casa.

In realtà aveva un’auto e avrebbe potuto riportare tutto indietro guidando. Ma, con manodopera gratuita a disposizione, se ne servì.

Le due continuarono a brontolare, ma al pensiero del grande pranzo promesso da Steven la voglia non mancava.

Così, in tre, spinsero tre carrelli colmi di scorte fino al quartiere.

Lungo la strada, molti vicini li videro e non riuscirono a trattenersi dal spettegolare.

Steven non si preoccupava più di essere scoperto mentre accumulava provviste.

Dopotutto, una volta che quelle due volpi ne avessero visto il contenuto, tenerlo segreto sarebbe stato impossibile.

Se avesse voluto soltanto salvare la pelle, avrebbe potuto liquidare tutti i suoi beni e costruire una fortezza inespugnabile in un luogo desolato.

Ma se lo avesse fatto, non avrebbe potuto vendicarsi dei vicini che, nella sua vita precedente, lo avevano fatto a pezzi con brutalità.

Senza uccidere quelle persone, il dolore nel cuore di Steven non si sarebbe mai placato.

Perciò uno dei suoi piani per l’apocalisse era restare in quel quartiere e vendicarsi di tutti quelli che lo avevano ferito con tanta crudeltà.

Naturalmente, questo piano si reggeva su una premessa: che la società di sicurezza gli costruisse un rifugio inespugnabile. Altrimenti avrebbe dovuto mettere in atto il piano di riserva e scavare un rifugio sotterraneo in un posto desolato.

Steven osservò i vicini attorno a lui, che sorridevano e chiacchieravano sul perché avesse comprato così tante provviste.

Riusciva già a immaginare la scena, quando sarebbe arrivata l’apocalisse: quei vicini avrebbero provato a entrare in casa sua per rubare.

Lui l’aveva vissuto sulla propria pelle.

Eppure non aveva paura, perché stavolta si sarebbe preparato in anticipo.

Li avrebbe costretti a guardare senza poter prendere nulla, lasciandoli solo a rodersi di rabbia davanti alla propria impotenza.

Steven e Alice abitavano nello stesso palazzo.

Dato che Steven gestiva il magazzino di Walmart, i vicini gli chiedevano spesso di aiutarli a comprare merce scontata.

Così tutti conoscevano Steven.

Quando videro Steven e le sue compagne tornare con tutta quella roba, una donna anziana che stava fuori a giocare con il nipotino si avvicinò.

Guardò il cibo nei carrelli, tra cui manzo e agnello freschi, e fu subito tentata.

«Steven, perché hai riportato a casa tutta questa roba? È in corso lo smaltimento della merce in magazzino, quella prossima alla scadenza?» chiese la vecchia, poi propose: «Di sicuro non riuscirai a consumarla tutta da solo. Perché non ne condividi un po’ con i vicini?»

Questa era Clara. Lavorava nel comitato di quartiere. Spesso dava ordini in giro ai vicini, atteggiandosi a capo solo perché aveva un po’ di potere.

In passato si era fatta aiutare più volte da Steven a comprare merce a prezzo stracciato, approfittandosi di lui.

Nella sua vita precedente, inoltre, aveva continuato a tormentare Steven, blandendolo e pressandolo finché non le aveva ceduto un po’ di cibo.

Ma quando tutti i vicini avevano preso d’assalto la casa di Steven per saccheggiarla, non solo lei non li aveva fermati: era stata persino più feroce dei giovani.

Alice e Ivy non volevano provocare quella donna e si affrettarono a dire: «Queste cose le ha comprate Steven. Noi lo stiamo solo aiutando a riportarle a casa.»

Clara sorrise subito a Steven e disse: «Steven, sembra che tu abbia preso tutto dal tuo magazzino. Che ne dici di condividerne un po’ con me?»

Mentre parlava, suo nipote, Jack Phillips, era già salito su uno dei carrelli e aveva afferrato una scatola di cioccolatini.

Per quanto fosse piccolo, aveva un buon occhio: quella scatola importata, al supermercato, costava più di trenta dollari.

Steven non disse una parola e gliela strappò immediatamente di mano.

Poi disse freddo a Clara: «Mi dispiace. Questi me li tengo io.»

Con l’apocalisse alle porte, ormai non aveva nemmeno più voglia di perdere tempo con le buone maniere di base.

Il viso di Clara si rabbuiò. «Tu!»

Il rifiuto secco di Steven la fece infuriare.

Soprattutto perché suo nipote Jack, dopo che Steven gli aveva tolto il cioccolato, si mise a piangere e a fare i capricci.

Addirittura indicò Steven e urlò, pieno di rabbia: «Cattivo! Ridammi il cioccolato! Se no ti picchio!»

Steven lo fissò gelido e disse con voce cupa: «Riprovalo a dire e ti do uno schiaffo!»

Jack si spaventò, scoppiò all’improvviso in un pianto ancora più forte e si buttò a terra, rotolandosi.

Clara si affrettò a calmare il nipote, poi rimproverò Steven, furibonda: «Sei un adulto, come fai a metterti a litigare con un bambino?»

«È solo una scatola di cioccolatini. Che ti costa darne una a un bambino?» insistette Clara. «Gliene dai una e poi te li ridò io più avanti. Non è che voglia approfittarmi di te!»

Steven si limitò a sogghignare.

Diceva che avrebbe restituito più avanti: era chiaro che contava di non pagare mai.

«Ho detto che sono miei. Se ne vuole, vada a comprarseli da solo!» ghignò Steven, poi chiamò Alice e Ivy perché se ne andassero.

Appena si allontanarono, alle loro spalle sentirono Clara che li riempiva di insulti a voce alta.

Steven finse di non sentire.

Il figlio e la nuora di Clara lavoravano fuori, e lei era rimasta da sola a badare a Jack.

Di solito Clara comprava solo il cibo sufficiente per un giorno alla volta.

Così, quando arrivò l’apocalisse, la sua famiglia fu tra le prime a restare senza scorte.

Allora Steven aveva avuto il cuore tenero e li aveva aiutati.

Ma in questa vita, senza l’aiuto di Steven, quella vecchia senza scrupoli e il nipote viziato potevano considerarsi fortunati se fossero riusciti a sopravvivere dieci giorni.

Steven non aveva alcuna voglia di discutere con dei morti.

Non era che fosse senza cuore: quando sarebbe arrivato quel giorno, ognuno avrebbe avuto i propri guai a cui pensare.

La vita o la morte degli altri, naturalmente, non lo riguardava.

Dopo aver spinto tutte le provviste fino a casa, Steven lasciò andare via le due donne.

«Steven, non scordarti che ci devi ancora una cena!» gli fece l’occhiolino Alice, con aria birichina.

Ma a Steven, a vederlo, venne solo la nausea.

La liquidò in fretta.

Le due donne, in origine, avevano intenzione di fermarsi e cercare indizi per capire se Steven fosse un ricco erede di seconda generazione.

Ma visto che Steven non aveva nessuna intenzione di intrattenerle, non poterono fare altro che andarsene.

Quando se ne furono andate, Steven aprì il suo spazio dimensionale e ci mise dentro ogni cosa.

Voleva osservare se, all’interno di quello spazio, le provviste avrebbero subito qualche cambiamento.

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