Capitolo 6: Umiliazione pubblica
Punto di vista di Emma
Sally non mi lasciò neppure lo spazio per oppormi. Riagganciò subito.
Ascoltando il segnale di linea libera, mani e piedi mi diventarono di ghiaccio.
Di nuovo l’ospedale.
Agli occhi di Sally, il mio corpo incapace di concepire era soltanto uno strumento che andava aggiustato di continuo.
Ma adesso non potevo assolutamente permettere che Sally venisse a sapere che ero incinta.
«Daisy, domani mi porta in ospedale. Come faccio a ingannarla?»
«Non farti prendere dal panico, Emma.» Daisy mi strinse forte la mano. «Domani dille semplicemente di venire direttamente nel mio ospedale.»
Ero ancora in ansia. «Sally non è stupida. Appena escono i risultati, capirà tutto.»
«Tranquilla. Sistemo tutto in anticipo. Ti garantisco che non scoprirà nulla.»
Il giorno dopo arrivai in ospedale di buon’ora, come da piano di Daisy.
Daisy aveva apposta cambiato turno e mi stava aspettando nel suo ambulatorio privato.
«Siediti e riposati un attimo.»
Mi porse un bicchiere d’acqua tiepida, poi uscì di corsa.
Rimasi sola nell’ambulatorio, così nervosa che avevo i palmi sudati e continuavo a controllare l’ora.
Poco dopo la porta si spalancò con un tonfo.
Sally entrò sui tacchi alti. «Perché sei ancora seduta? Sbrigati e vieni con me a fare la visita!»
Mi costrinsi a restare calma. «Non avere fretta. Daisy mi ha appena fatto fare gli esami. I risultati arriveranno tra poco.»
Sally mi guardò con sospetto. «Davvero? Tu e Daisy siete amiche, ma non provare a usarla per imbrogliarmi su questa storia.»
«Signora Thorne, il referto di Emma è pronto.»
Daisy entrò, interrompendo la nostra conversazione.
Sally le strappò il foglio di mano e lo lesse e rilesse più volte, ma la sua fronte si corrugò sempre di più.
«È assurdo. Qui dice che sei perfettamente sana, che non hai proprio niente.»
Il suo tono si fece ancora più scontento. «Se non hai niente, allora perché non riesci a restare incinta!»
Daisy venne in mio soccorso. «A volte, per una gravidanza, serve il momento giusto. Non si può forzare.»
Annuii in fretta. «Daisy ha ragione, mamma. Fuori ci sono tanti altri pazienti che aspettano. Andiamo.»
Sally mi fulminò con lo sguardo e si voltò per uscire dall’ambulatorio.
Io tirai un lungo respiro e lanciai a Daisy uno sguardo riconoscente.
Eravamo appena uscite quando, dal nulla, un’enorme folla si riversò nel corridoio, bloccandolo completamente.
«Presto! Di là! Mr. Klaus e Miss Nancy sono di là!»
Non feci in tempo a reagire: la massa mi spinse in avanti e, in un attimo, mi ritrovai separata da Sally.
Fu allora che, in fondo al corridoio, davanti all’ingresso della sala visite VIP, vidi una figura che mi fece fermare il cuore.
Era Klaus.
Indossava una camicia scura; la sua alta statura spiccava in mezzo alla gente.
Nancy, con mascherina e cappello, gli si appoggiava addosso, fragile, come se non si reggesse in piedi.
Intorno, si erano radunati molti giornalisti e i flash scattavano senza sosta.
La porta della sala visite VIP si aprì e ne uscì un medico in camice bianco, con un’espressione grave.
I reporter gli puntarono subito addosso microfoni e telecamere.
«Dottore! Com’è la situazione di Miss Nancy?»
«Si può ancora salvare?»
Il medico si tolse la mascherina e sospirò, con un tono pieno di rammarico.
«Mi dispiace molto. L’avvelenamento da argento di Miss Nancy è arrivato allo stadio terminale. Con la tecnologia medica attuale, non possiamo fare nulla.»
Quelle parole esplosero tra la folla come una bomba.
«È così giovane… che tragedia!»
Il corpo di Nancy tremò violentemente a quelle parole, mentre le lacrime le scivolavano sulle guance.
«Dottore, capisco. Non voglio più cure. Le chiedo solo di prescrivermi degli antidolorifici, così soffrirò meno nei giorni che mi restano.»
La sua voce era debole e disperata, tanto da far venire le lacrime agli occhi a tutti i presenti.
«La signorina Nancy è così sfortunata!»
«Perché una ragazza così gentile deve soffrire in questo modo?»
Klaus strinse Nancy forte tra le braccia, con gli occhi pieni di dolore e di colpa.
«Nancy, non arrenderti. Troverò i medici migliori. Ti guariremo.»
«Grazie, Klaus.» Nancy si appoggiò alla sua spalla. «Averti accanto nei miei ultimi giorni mi basta già per essere felice.»
Sentii il cuore stritolato da una mano invisibile.
Mio marito stava consolando con tanta dolcezza un’altra donna.
Proprio in quel momento, la telecamera di un giornalista si puntò all’improvviso su di me.
«Aspetta! Tu sei... Emma?»
Il giornalista sollevò la macchina fotografica, pronunciando il mio nome con esitazione.
«Mi ricordo di te! Sei la moglie del signor Klaus!»
Tutto il mio corpo si irrigidì, come se il sangue mi si fosse gelato nelle vene.
«Chi è Emma? È la moglie di Klaus?!»
Tutte le telecamere dei giornalisti si voltarono all’istante, puntate dritte su di me.
Anche lo sguardo di Klaus trafisse la folla e si fissò su di me.
«Emma, sei venuta in ospedale apposta dopo aver visto le notizie online?»
Una giornalista mi spinse rudemente un microfono davanti al viso.
«Come ti senti vedendo tuo marito con un’altra donna? Sei gelosa della signorina Nancy?»
Un altro giornalista incalzò: «Sappiamo che sei sposata con il signor Klaus da un anno, ma lui non ha mai riconosciuto pubblicamente il tuo status di Luna. È vero?»
«È perché non puoi avere figli che il signor Klaus si rifiuta di riconoscerti?»
«Si dice addirittura che tu non abbia nemmeno un lupo. Pensi davvero di essere degna di un Alpha?»
Quelle domande taglienti mi si conficcavano nel cuore come coltelli.
Il mio viso diventò pallidissimo; strinsi le mani fino a farmi affondare le unghie nei palmi.
«Emma!»
Klaus parlò all’improvviso, con un tono pieno di rabbia e di avvertimento. «Nancy è malata!»
Il suo significato era chiarissimo: mi stava avvertendo di non mettere Nancy in imbarazzo.
Vedendo che restavo in silenzio, il suo tono si fece ancora più duro. «Emma!»
Nancy alzò la testa e mi guardò con gli occhi pieni di lacrime.
«Mi dispiace, Emma. Klaus è soltanto un mio amico. Non immaginavo che oggi saresti venuta in ospedale anche tu.»
La sua voce era debole e risentita, come se fossi io l’altra donna, come se fossi stata io a distruggere il loro rapporto.
Tra la folla intorno a noi cominciarono a levarsi dei sussurri.
«Allora Emma è davvero la moglie di Klaus?»
«Come può comportarsi così? La signorina Nancy sta morendo, e lei è ancora così aggressiva!»
«Klaus è qui solo per accompagnare un’amica. Di cosa dovrebbe essere gelosa?»
Feci un respiro profondo e dissi con calma: «Sono qui solo per una visita. Nient’altro.»
Volevo andarmene da quel posto soffocante.
Ma i giornalisti non mi lasciarono passare. Mi seguirono come invasati, circondandomi completamente.
«Emma, aspetta!»
«Molti online sperano che tu divorzi dal signor Klaus e lasci che la signorina Nancy diventi Luna. Cosa ne pensi?»
«Emma, la signorina Nancy sta morendo. Riesci davvero a sopportare di vederla impossibilitata a stare con l’uomo che ama?»
«Sei venuta in ospedale apposta per provocare la signorina Nancy?»
All’improvviso, qualcuno tra la folla mi spinse con forza.
Persi completamente l’equilibrio e caddi in avanti.
In quell’istante, un attimo prima di cadere, il mio primo istinto fu proteggermi il ventre con tutte le mie forze.
Nota dell’autore: Chi ha spinto Emma a terra?
