Capitolo 7
Adeline
Raccolsi tutto il coraggio liquido che mi scorreva nel sangue — oh, Dea della Luna, benedici Bailey per tutti quei drink che mi ha fatto bere — e, in un unico movimento, mi misi a cavalcioni sulle ginocchia dell’Alpha.
Vidi il suo sguardo puntare dritto sulle mie tette, i capezzoli duri mentre desideravo che ci giocasse.
Un brivido mi attraversò quando lo immaginai tirare, stuzzicare e succhiarmi i capezzoli.
Un’ondata di umidità mi scivolò tra le pieghe; sapevo che quello che stavo facendo era molto sbagliato, ma lui premuto contro di me era così… così piacevole.
Non avevo bisogno di sentire i suoi pensieri per sapere cosa stesse pensando.
Lasciai uscire un piccolo gemito, consapevole che l’avrebbe reso solo più duro.
Era il mio compleanno e, al mio diciottesimo, mi meritavo di cedere alla mia fantasia colpevole, soprattutto prima di incontrare finalmente il mio compagno.
«Allora… cosa direbbe la tua compagna, se ci vedesse così, adesso?» inclinai la testa di lato, osservando con attenzione la sua espressione.
I suoi occhi mi lanciarono lame.
«Adeline, lo sai che lei non è la mia vera compagna? E che non è ancora ufficialmente la compagna che ho scelto, giusto?» lasciai scappare una risatina davanti a quel ragazzo cattivo. «Oh, che romantico abbiamo qui.»
Sentii la soddisfazione scorrergli addosso, e notai che Alpha Jaxon chiaramente non veniva sfidato spesso.
Una cameriera si avvicinò lentamente alle mie spalle, portando due gin tonic su un vassoio nero.
«No, non muoverti. Continua a guardarmi, Adeline» sussurrò Jaxon al mio orecchio; il suo alito caldo alla menta piperita mi mandò brividi lungo la spina dorsale.
«Continuate a portarli» accennò con noncuranza alla cameriera, senza spezzare il nostro contatto visivo.
Perché doveva essere una bestia così spietata? Quest’uomo faceva cose folli a me e alla mia lupa.
La mia lupa guaiva, voleva strapparmi di dosso il vestito e lasciargli fare di me ciò che voleva; e, in segreto, lo volevo anch’io. Ma mi riportai in fretta alla realtà: stavamo parlando di Alpha Jaxon.
Probabilmente mi avrebbe strappato la gola per una mancanza di rispetto.
Proprio allora allungai una mano verso il tavolo, dove c’erano due gin tonic perfetti.
«Davvero lascerai sprecare un drink così buono, Alpha?» chiesi con dolcezza.
Lui lasciò uscire un ringhio sommesso, chiaramente poco impressionato dal fatto che lo stessi provocando usando il suo titolo.
Mi dava una soddisfazione incredibile sapere di poter fare questo con lui.
Ora, se solo fossi riuscita a chiedergli della posizione della mia famiglia all’interno del branco… l’avevo esattamente dove lo volevo.
Nulla avrebbe potuto prepararmi a ciò che sarebbe successo stanotte.
Buttammo giù entrambi i gin tonic, sentendo il bruciore avvolgerci la gola, quando una grossa, forte mano mi afferrò la vita con un movimento rapido e mi rigirò di nuovo, facendomi fissare dritto il culo.
Lo sentii inspirare a fondo tra i miei capelli, lungo e deciso.
Sapevo che non avrei dovuto essere lì con un Alpha tanto spietato; avrei dovuto avere paura, ma non ne avevo.
Se Bailey e Leah avessero saputo cosa stavo facendo in quel momento, sono certa che avrebbero pensato che avessi perso la testa.
La mia lupa spingeva per uscire e non ero sicura di riuscire a trattenerla ancora a lungo.
Cominciai a strusciarmi contro il suo cazzo grosso e duro.
Lo sentii pulsare sotto di me, ancora e ancora.
Capivo di fare qualcosa nel modo giusto, perché mi uscì un gemito.
Mi chiesi come sarebbe stato se non avessi addosso questo stupido vestito e se lui non avesse addosso quei pantaloni stupidi.
Cazzo, ancora più bagnata.
Lui mi fece scivolare una mano attorno alla vita e mi tirò più vicino, mentre io continuavo a strusciarmi sul suo cazzo. «Oh, piccola lupa… sei così bagnata per me. Non preoccuparti, ho intenzione di averti presto come spuntino di mezzanotte. E ho fame.»
I suoi occhi si accesero di quel bellissimo oro color miele e io ribattei: «Perché dobbiamo aspettare mezzanotte perché tu mangi? Non vuoi diventare un Alpha grande e forte?» lo stuzzicai, mentre divaricavo le gambe sulle sue ginocchia, col culo premuto contro il suo centro, offrendogli uno spettacolo completo.
Sapevo di stare giocando a un gioco pericoloso con un Alfa pericoloso. Non ero sicura di quanto ancora avrei potuto spingerlo oltre, non ero sicura di riuscire a trattenermi ancora a lungo dal cazzo duro del mio Alfa.
Rabbrividii di piacere quando mi abbassò una delle spalline lungo la spalla, quel tanto che bastava per non esporre il seno a chiunque ci stesse intorno. A dire il vero, nella stanza c’eravamo solo noi: la barista andava e veniva, ma non mi importava se ci avesse visti. Eppure trovavo dolce che avrebbe potuto semplicemente strapparmi di dosso il vestito e invece fosse così sensuale e delicato.
I suoi canini mi sfiorarono la spalla, risalendo fino al collo. Ogni cosa, nel mio corpo, voleva che mi mordesse lì, anche se sapevo che non l’avrebbe fatto. Il fatto che resistesse, che si trattenesse dal piantare i denti, faceva infuriare la mia lupa, così gli afferrai la mano e la guidai verso l’orlo del vestito, mettendogliela proprio tra le cosce, fradice dei succhi che colavano dalla mia fica.
«Così. Dannatamente. Bagnata.» gemette, mentre disegnava piccoli cerchi sul mio clitoride sopra le mutandine di mesh bianca.
Quando la sua mano grande cominciò a scendere verso l’orlo delle mutandine e il dito si infilò lentamente, a pochi secondi dal devastarmi il clitoride, alle tende da cui eravamo passati si sollevò un trambusto.
Un Don in preda all’isteria schizzò oltre il buttafuori, e i suoi occhi si spalancarono davanti alla scena: l’Alfa Jaxon e la signorina del Silver Shadow Pack.
Prima ancora che riuscisse a riprendere fiato per dire una parola, una rossa furibonda irruppe nella stanza, travolgendo Beta Don, e strillò «JAXON!» prima di mutare nella sua lupa marrone scuro.
Mi sentii così in colpa, così umiliata. Credevo che il mio problema più grande stesse per essere diventare un’Omega, ma ero piuttosto certa che dopo il disastro che avevo combinato mi avrebbero bandita.
Sapevo che l’Alfa Jaxon era pericoloso, ma era così tentatore.
La sua lupa era grande e pretendeva sottomissione, mentre i canini si allungavano fuori dalla bocca. Ero sicura che stesse per farmi a pezzi prima ancora che avessi la possibilità di compiere diciotto anni.
Un ringhio potente le sfuggì dalle fauci mentre avanzava verso di me; proprio quando stava per balzarmi addosso, un lupo completamente nero, chiaramente grande il doppio di lei, le spezzò il salto a mezz’aria.
Emise il ringhio più feroce che avessi mai sentito, e fece tremare di paura sia me sia la mia lupa.
In un istante tornarono entrambi alle loro forme umane.
«Sul serio, Jaxon? Mi tradisci alle spalle con una lupacchiotta debole? Io sono la tua compagna, la tua Luna» lo supplicò.
Nei suoi occhi scorse preoccupazione e forse persino una lieve sfumatura di rimorso. «Bev, ascoltami. Non è colpa sua. È il mio addio al celibato e forse mi sono lasciato prendere un po’ la mano.» Era così convincente che quasi mi dimenticai che pochi istanti prima che lei irrompesse stavo per implorarlo di toccarmi.
Un’ondata di gelosia mi attraversò. «Bev?» pensai.
Sapevo che per l’Alfa probabilmente ero solo un bel culo, ma io volevo essere molto di più. Lo volevo per me, anche se fosse stato solo per quella notte.
«Non ho tempo per questo. Sono venuta a farti una sorpresa al tuo addio al celibato e intendo farlo comunque. Guardie, voglio che lei venga catturata e rinchiusa nelle gabbie. Me ne occuperò più tardi.» Sorrise, vedendo la paura calarmi sul viso. «Oh, non avrai mica pensato che una LUNA come me avrebbe combattuto di persona contro una lupacchiotta debole come TE?»
Scoppiò in una risata profonda. «Tesoro, se vuoi essere trattata da puttana, farò in modo che i tuoi bisogni vengano soddisfatti.»
Con un unico gesto della mano, due guardie mi circondarono e mi sollevarono da terra. Scalciai e urlai con tutto ciò che mi restava, mentre sentivo l’Alfa discutere con la Luna, la dominanza che trasudava dalla sua voce, finché un colpo sordo mi raggiunse la testa e il buio mi inghiottì.
