Capitolo 5
Adeline
«Aaah! Non posso credere che a mezzanotte compi ufficialmente diciotto anni!»
Bailey strillò dall’entusiasmo, buttandosi sul mio letto.
«Immagina se stanotte incontrassi il tuo compagno… ecco, QUELLO sì che sarebbe il regalo di compleanno migliore di sempre», rise, attorcigliandosi i capelli biondi attorno alle dita.
«Oh, andiamo, Bails. Lo sappiamo tutte e due che le probabilità che succeda sono praticamente impossibili», ribatté Adeline, mentre lo sguardo le scivolava tra i vestiti nell’armadio. «Io sono solo felice di uscire con i miei amici, senza pensare alla possibilità che la mia famiglia diventi Omega o al fatto che adesso ci inchiniamo davanti all’Alfa Jaxon.»
Mi gettai sul letto proprio come aveva fatto Bailey un attimo prima, stendendomi accanto alla mia migliore amica e sbuffando di rabbia per questa nuova realtà.
«Non è di questo che parla stanotte!
Stai per compiere diciotto anni! Io devo ancora aspettare altri tre mesi», insistette Bailey. «Mi assicurerò di farti bere così tanti shot che finirai a ballare sul bancone ululando al tuo unico vero compagno!» scherzò, e scoppiammo entrambe a ridere.
Poco dopo un bussare riecheggiò nella stanza e la maniglia scattò. «Che ci mettete così tanto?» si lamentò Leah. «Nessuna delle due è ancora vestita, quindi che la Dea della Luna mi aiuti: se non siete pronte presto — compleanno o no — me ne vado senza di voi!» Bailey e io la prendemmo come il segnale per sbrigarci a finire di prepararci.
Bailey infilò il suo vestito viola preferito, con profondi spacchi su entrambi i lati del busto. Era abbastanza scandaloso da attirare su di lei tutti gli sguardi ovunque andassimo.
Io ci misi più tempo, frugando tra alcuni abiti finché non lasciai uscire un sospiro. «Non ho niente da mettermi! È il mio diciottesimo compleanno e mi sono dimenticata di comprare qualcosa apposta.»
Gli occhi di Leah si illuminarono come il quattro luglio, la malizia che le traboccava dallo sguardo. Conoscevo quell’espressione e sapevo che qualunque cosa le fosse venuta in mente sarebbe stata guai. «Torno subito», ridacchiò, strizzandomi l’occhio.
Il ticchettio dei suoi tacchi a spillo rimbombò dalla mia camera al corridoio e, quasi nello stesso istante in cui era uscita, Leah ricomparve girando l’angolo e rientrando in stanza.
«So che dirai che è troppo, ma è il tuo diciottesimo, Addie. Non mi farai discutere: devi sentirti sexy quanto lo sei», mi disse Leah, sbattendo le ciglia.
Leah aveva sempre avuto un gusto impeccabile; non mi sarei preoccupata… finché non tirò fuori dalla sacca un vestito argentato di paillettes. Mi immobilizzai all’istante. «QUESTO? Vuoi che sembri una palla da discoteca?» strillai.
Risero tutte della mia battuta, finché Bailey non fece notare una cosa sensata. «Pensala come una rappresentazione del Silver Moon Pack nel giorno del tuo diciottesimo… o almeno di ciò che ne resta, finché non diventeremo tutti lupi del Midnight Pack.»
Mi infilai con cautela l’abito argento, facendolo scivolare sui fianchi. In effetti aderiva nei punti giusti, finendo appena sotto il sedere, e aveva una scollatura profonda che scendeva tra il seno.
«Tutto quello che so è che se per qualche assurdo colpo di fortuna dovessi vedere il mio compagno stasera, non posso garantire che resterò senza compagno ancora a lungo», le presi in giro, rivolgendomi alla mia migliore amica e a mia sorella. Dopo qualche ultimo ritocco a capelli e trucco, ci avviammo verso il bar del posto, il The Lone Wolf.
Nell’aria c’era qualcosa di pesante, stanotte, ma una cosa la sapevo per certo: niente avrebbe rovinato il mio compleanno.
Il The Lone Wolf era un bar riservato ai mutaforma; del resto non c’erano città umane nel raggio di cinquecento miglia dai confini del nostro branco.
Un braccio si allungò davanti a me proprio mentre stavo per entrare, bloccandomi di colpo.
Bailey si girò e appuntò sul mio vestito una spilla con scritto: «18, offrimi da bere».
Dopo averla fissata con cura, alzò lo sguardo verso di me, con un’aria orgogliosa che le brillava negli occhi.
«Ecco, adesso sì che siamo pronte a far cominciare la serata!» ridacchiai. Non amavo quella spilla in cerca di attenzioni, ma stanotte ero disposta ad accettare da bere praticamente da chiunque.
Nel momento in cui mettemmo piede nel The Lone Wolf fu evidente che avevamo addosso gli sguardi di tutti, spalancati e curiosi, e niente avrebbe potuto dare il via alla mia festa per i diciotto anni in modo migliore di quello.
Camminammo fino all’angolo del bar, dove la maggior parte dei nostri amici stava già tenendoci il tavolo, con una sfilza di drink che affollava il piano.
Un uomo robusto dagli occhi azzurri spenti si avvicinò. Ero certa di non avere la minima idea di chi fosse, eppure mi stava fissando con un’intensità fastidiosa.
Mi porse un drink e disse: «Vedo che qualcuno ha ufficialmente compiuto diciotto anni. Buon compleanno, bellezza. Sono Don, comunque.» Mi fece l’occhiolino mentre si voltava per andarsene, con quelle scarpe nere eleganti così lucide che, giuro, avrei potuto vederci riflessa la mia faccia.
All’improvviso si fermò e si girò così in fretta che quasi rischiò di strappare la camicia verde elegante, tesa sul suo fisico muscoloso.
Il suo odore mi investì, avvolgendomi in una nota di cedro e whiskey. «Ah, e ottima scelta per il vestito, signorina del branco Silver Moon», ridacchiò, prima di tornare da un gruppo di uomini esageratamente grossi e rumorosi. Da loro sembrava colare potere; erano chiaramente uomini di rango.
«Guardate la festeggiata, si fa offrire da bere perfino dagli uomini del branco Midnight», rise Amelia, la mia amica.
La fissai, sconvolta, e ribattei: «Il branco Midnight? Che ci fanno qui? Questo è ancora territorio Silver Moon finché Alpha Jaxon non subentra ufficialmente. Non dovrebbero essere qui.»
Al tavolo scoppiarono tutti a ridere. «Oh, piccola, quando vieni dal branco conquistatore di Alpha Jaxon, puoi fare quello che ti pare», mi canzonò Bailey.
Infuriata perché non aveva tutti i torti—e pensando alla posizione da Omega che presto sarebbe toccata a mio padre—le presi la mano e la trascinai al bancone. «Credo che mi devi un drink di compleanno, bestie», dissi, gettandomi i lunghi capelli scuri oltre la spalla, con un sorriso furbo stampato in faccia.
Mandammo giù gli shot di vodka in un colpo. La sensazione di bruciore scese in gola e fu… dannatamente piacevole.
Appena prima che una mano mi sfiorasse la parte bassa della schiena, troppo vicina al sedere, una nuova ondata di cedro e whiskey mi colpì dritta nelle narici.
Senza nemmeno voltarmi—tanto per dimostrare quanto fossero sviluppati i sensi del mio lupo—sibilai con sarcasmo: «Ciao, Don. Sei tornato a comprarmi un altro drink di compleanno?»
Quando mi girai a guardarlo, aveva un sorriso giocoso stampato in faccia. «Un lupo peperino, vedo. Forse non sei così docile come pensavo, signorina del branco Silver Shadow.»
Dev’essere stato evidente lo shock sulla mia faccia; ero sorpresa che qualcuno sapesse chi fossi nel mio stesso branco, figurarsi nel branco Midnight Moon.
«Non montarti la testa, bellezza. Non siamo qui per festeggiare il tuo compleanno, anche se a me non dispiacerebbe esserci. Magari tu e io potremmo festeggiare la tua maggiore età dopo», mi stuzzicò, e un’esplosione di rosso mi invase la faccia.
Incrociò lo sguardo del barista e alzò tre dita, come a chiedere tre drink. Il barista fece scivolare sul bancone tre whiskey con ghiaccio, in splendidi bicchieri bassi di cristallo, e gli parlò direttamente: «Nessun problema, capo. Offre la casa.» Don annuì appena, poi riportò lo sguardo su me e Bailey.
«No, bellezza. Siamo qui per festeggiare l’addio al celibato di Alpha Jaxon.» Quelle parole mi fecero correre un brivido lungo la schiena.
Non riesco nemmeno ad avere un attimo di tregua il giorno del mio compleanno; Alpha Jaxon sarebbe stato qui?! Dentro di me ribolliva già la rabbia.
Avrei voluto saltargli addosso per avermi portato via il mio Alpha, per quello che presto avrebbe fatto della mia famiglia, relegandola al livello più basso dei licantropi come Omega, e per come mi aveva dominata fino a sottomettermi davanti all’intero branco con una facilità esasperante.
In nessun caso avrei permesso che mi rovinasse la serata. Proprio stanotte, fra tutte le notti: assolutamente no.
Mentre cercavo di ricompormi e di mascherare il disgusto evidente per il mio nuovo Alpha, afferrai Bailey per il braccio e ci scusai educatamente con Don, sostenendo che dovevamo allontanarci perché c’erano ancora molti altri lupi che dovevano offrirmi un drink di compleanno.
Lui mi lanciò uno sguardo compiaciuto e serrò le labbra. «Non avremo mica paura del grande e cattivo Alpha, vero, signorina del branco Silver Shadow?»
Alzai gli occhi al cielo, incredula davanti a quel bastardo, e mi assicurai di scuotere bene il sedere mentre mi guardava andarmene, stanca di essere considerata sempre quella debole.
