Capitolo 17
Jaxon
«Senti, sono venuto a controllare come stavi e tu mi hai tirato nel tuo letto. Ho pensato che non ti rendessi conto di quello che facevi, visto che dormivi ancora. Mi dispiace se ti ho turbata; me ne vado subito, se è questo che vuoi, Addie» risposi con sincerità.
Lei alzò gli occhi al cielo e sussurrò: «Be’, adesso sei qui, no?».
Un lampo di malizia le brillò negli occhi mentre si tirava su a sedere e mi montava a cavalcioni, con me disteso sul letto.
Sgranai gli occhi per la sorpresa; un desiderio crudo mi attraversò da parte a parte. Il mio cazzo era durissimo, con la mia compagna irresistibile sopra di me in quel modo.
Sentivo la sua fica tesa pulsare per me, implorarmi, supplicarmi di spingere la mia durezza dentro di lei.
Il mio lupo stava impazzendo dentro di me; graffiava per uscire, per assaggiare la nostra piccola compagna.
Lei appoggiò le mani sul letto, le braccia ai lati della mia testa. Adeline chiuse lentamente la distanza tra i nostri volti, avvicinandosi un poco alla volta.
Sentii il suo respiro caldo sulle labbra; non sapevo per quanto ancora sarei riuscito a resistere mentre mi tentava con quelle sue labbra rosa e carnose.
Feci scorrere le mani lungo le sue cosce finché non le posai sul suo culo: mi stava perfettamente tra le dita. Appena lo toccai, nella mia mente mi attraversarono immagini della mia faccia affondata lì, senza freni.
Avevo intenzione di assaggiare ogni singolo centimetro della mia piccola compagna, prima o poi.
Rimasi senza fiato quando fece scivolare la fica su e giù lungo il mio membro con due movimenti rapidi, sopra i pantaloni. Quella sua nuova sicurezza era dannatamente sexy. Proprio mentre stavo per perdere ogni controllo, si avvicinò ancora di più e mi morse piano il labbro inferiore. Le nostre lingue si intrecciarono all’istante e approfondii il bacio, affamato di divorarle la bocca. La beatitudine ci travolse entrambi, finché lei non si ritrasse per riprendere fiato.
«Non così in fretta, piccola» sussurrai, disseminando baci lungo la sua mascella e giù per il collo; lei rabbrividì di piacere. Tolsi una mano dal suo culo e la infilai sotto l’elastico dei suoi pantaloni. Le sfiorai la fica bagnata, sentendo l’umidità filtrare attraverso le mutandine, e le rivolsi un sorriso compiaciuto. «Quindi… ti faccio questo effetto?»
Senza degnarsi di rispondere, sentii il suo sorriso sulle mie labbra mentre si schiantavano di nuovo contro le mie. I nostri baci si riempirono di urgenza. Le massaggiai il clitoride con un piccolo movimento circolare e lei lasciò uscire un gemito inebriante, un gemito che il mio lupo implorava di sentire ancora.
I suoi occhi si accesero di eccitazione mentre le sfilavo i pantaloni e la ribaltavo sotto di me. La lussuria riempì la stanza: fui inghiottito dall’odore dell’umidità che si raccoglieva contro le sue cosce.
Le mie labbra ritrovarono le sue con una fame nuova mentre le infilavo un dito nella fica stretta. Le morsicchiai il collo, mentre il dito affondava più forte dentro di lei e il pollice le premeva sul clitoride.
La sua umidità sulla mia mano mi stava facendo impazzire; avevo un bisogno disperato di assaggiare i suoi succhi cremosi. Lei gemette e si spinse ancora di più contro il mio dito. «I-io… sto per venire, J-Jaxon», e adoravo sentirla faticare a pronunciare il mio nome.
«Dimmi di chi è questa piccola figa, Adeline, e ti lascio venire», dissi, sentendo affiorare la mia voce d’Alpha. «È… è t-tua», continuò a balbettare mentre si strusciava sulla mia mano con la figa nuda, implorandomi di andare più veloce.
«Ho detto: di chi è questa figa?» Un ringhio basso mi scivolò via dalle labbra. «È tua, Jaxon… è tutta tua», gridò.
La soddisfazione mi riempì, me e il mio lupo, e con un paio di affondi duri dentro e fuori dalla sua figa rosa lei cominciò a tremare, mentre mi stringeva il dito. Il suo liquido colò fuori, su tutte le mie dita. Cazzo, era sensazionale.
Mi stesi accanto a lei mentre la sua testa ricadeva sul mio petto. «Pensi che potresti restare ancora un po’, finché non mi addormento?» mormorò piano. Nella sua voce trasudava disperazione.
«Certo che posso, qualunque cosa ti serva, Adeline.» Prima ancora che finissi la frase, le palpebre le svolazzarono e crollò, addormentata di colpo. Rimasi di sasso per il fatto che mi avesse chiesto di restare; mentirei se dicessi che non mi aveva fatto sobbalzare il cuore.
Ero esattamente dove dovevo essere. Ogni cosa sembrava così giusta, mentre abbassavo lo sguardo sulla mia splendida compagna addormentata sul mio petto.
Le feci scorrere le dita tra i capelli morbidi e ondulati. Non c’era niente di più appagante del momento in cui il nostro contatto si incontrava: mi attraversava come una scossa elettrica.
Ore dopo, la luce del sole filtrava dalla finestra a bovindo della stanza degli ospiti.
Adeline era ancora rannicchiata contro il mio petto; mi presi un momento per ammirarla. Sapevo di avere anche dei doveri verso il branco, e non esistevano giorni di riposo per un Alpha, soprattutto per l’Alpha di un branco grande come il mio.
Con l’incoronazione ufficiale fissata per domani, ero certo che fuori da quella stanza la casa del branco fosse nel caos.
Un dolore mi colpì al petto quando mi resi conto che oggi mi avrebbe chiesto di tornare a casa, e non sapevo quale scusa avrei potuto inventarmi per convincerla a restare con me. Questa era casa sua. La sua casa era con me, con il suo compagno. Non sapevo quando il suo lupo mi avrebbe riconosciuto come tale: sarebbe stato immediato? Ci sarebbero voluti alcuni giorni?
Dovetti lottare con il mio lupo per alzarmi dal letto, e poi sgusciare da sotto Adeline, facendo attenzione a posarle la testa con delicatezza, in modo che la mia piccola compagna non si svegliasse.
Ero disperato, volevo restare lì a letto con lei, senza una preoccupazione al mondo.
Le posai un bacio lieve sulla fronte e vidi un sorriso arricciarle le labbra. Lasciò uscire un gemito appena accennato e continuò a dormire.
