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Capitolo 16

Jaxon

Quando tornai alla casa del branco, non mi disturbai nemmeno ad andare a cercare Don: dovevo controllare la mia piccola compagna.

Non sapevo che cosa le avrei detto dopo la nostra ultima conversazione, ma sapevo cosa dovevo fare. Sapevo che dovevo abbattere ogni muro che aveva innalzato tra me e lei. Ero più determinato che mai a dimostrarle che tutto ciò che credeva di sapere su di me non era vero.

Mi serviva solo un’occasione per farle vedere chi ero davvero; sapevo che dovevo abbassare la guardia e lasciare entrare Adeline.

Sarebbe stato difficile per entrambi. Dopo la morte di mio padre, mi ero assicurato di tenere le emozioni sotto chiave. Avevo paura di soffrire o, peggio ancora, di far soffrire qualcun altro.

Quando arrivai davanti alla porta della stanza degli ospiti in cui si trovava, una folata del suo odore mi colpì in pieno. Il mio lupo ne fu estasiato e cantilenò: «Compagna!». Non sentendo alcun segno di movimento dall’altro lato, decisi di sbirciare dentro, nel caso stesse dormendo.

Girai la maniglia che avevo quasi spezzato poche ore prima, ed eccola lì: dormiva come un angelo.

Aveva una gamba buttata sopra le coperte e indossava una tuta nera; la vista del suo culo in quei pantaloni mi fece tendere i jeans.

Trattenni l’impulso di stringerle quel sedere rotondo tra le mani; non desideravo altro che strusciarci contro il mio sesso. Mi chinai e le baciai la fronte: una scossa mi attraversò, amplificata, quando le mie labbra toccarono la sua pelle liscia.

Mentre mi rialzavo dal bordo del letto per andare a cercare Beta Don, sentii un mormorio sfuggire dalle labbra della mia compagna. «Jaxon… mmm.» Il cuore mi si riempì nel sentirla abbandonare la formalità e chiamarmi semplicemente per nome.

Il tono dolce con cui il mio nome le uscì di bocca mi fece chiedere se stesse sognando me. Un senso di orgoglio mi travolse al pensiero che forse provava qualcosa anche lei.

Volevo solo sentire il mio nome scivolarle dalle labbra ancora e ancora.

Allungò una mano, cogliendomi di sorpresa: mi afferrò dietro la nuca e mi tirò a sé, e per poco non le crollai addosso. I miei riflessi mi permisero di spingermi dall’altra parte della mia compagna senza schiacciarla. Sconvolto dalla sua reazione e rendendomi conto che dormiva ancora profondamente, allungai il braccio e le presi la vita, tirandola più vicina a me.

Il suo profumo, così assuefacente, prese il controllo del mio lupo; eravamo raggiante di felicità per essere così vicini alla nostra compagna.

Con un movimento improvviso, si girò e posò la testa sul mio petto.

Sentii il suo battito rallentare fino a combaciare con il mio. Quando i nostri cuori si sincronizzarono, anche i respiri si fecero più lenti e si accordarono.

Mi collegai mentalmente a Don: «Donny boy, va tutto bene. Parliamo domattina.» E interruppi subito il legame prima che potesse tempestarmi di domande su dove fossi e su cosa potessi mai essere impegnato a fare a quell’ora della notte.

Stavo per addormentarmi con la mia compagna al sicuro sul petto quando la sentii gemere nel sonno. Abbassai lo sguardo su di lei, la luce della luna che le accarezzava il viso dai lineamenti delicati.

All’improvviso cominciò a sbracciare, come se mi stesse attaccando nel sonno. La svegliai con dolcezza, cercando di portarle via il dolore di quell’evidente incubo. «Shh, piccola, va tutto bene. È solo un sogno. Ci sono io, Addie.» Le parlai piano contro il collo. Il mio braccio si strinse attorno a lei per confortarla, mentre inspiravo il suo odore. Era il mio profumo preferito; non sapevo fosse possibile perdersi così dentro un aroma. La sentii irrigidirsi quando aprì gli occhi, e la confusione ne traboccò.

«Che cazzo ci fai qui?» Il tono rendeva chiaro che pretendeva una risposta. Un vago sentore d’alcol aleggiava nella stanza; guardai di lato e notai un carrello con sopra diverse bottiglie di vino.

Tre bottiglie erano già vuote. Il mio lupo ringhiò al pensiero che avremmo dovuto essere lì a cenare con lei, non con mia sorella Sophia.

Ero anche un po’ geloso che fosse stata lei a passare del tempo con la mia compagna.

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