Capitolo 15
Adeline
Da qualche parte tra i singhiozzi incontrollabili e le lacrime che mi devastavano il viso mentre scendevano a fiotti, devo essermi sfinita e addormentata nello stesso angolo in cui ero raggomitolata.
Un lieve bussare alla porta mi fece sobbalzare e spalancai gli occhi di scatto. Diedi per scontato che il mio silenzio avrebbe spinto il visitatore ad andarsene; ero certa che dovesse essere Alpha Jaxon.
Il bussare continuò, seguito da una voce femminile sconosciuta ma gentile. «Adeline, lo so che sei lì dentro. Per favore, apri la porta», supplicò. Valutai di restare in silenzio sperando che mi lasciasse in pace, ma, tipica Adeline, ebbe la meglio la curiosità.
Distesi le gambe per alzarmi, godendomi il soffice tappeto bianco sotto i piedi.
Mi avvicinai alla porta e la aprii con cautela, trovandomi davanti una ragazza più o meno della mia età, che reggeva una tuta nera con un sorriso malizioso sul volto. Era molto carina; per un attimo i suoi occhi color miele mi ricordarono quelli di Alpha Jaxon, e questo calmò la mia lupa. I capelli, naturalmente illuminati da riflessi, le scendevano appena sotto le spalle, pieni di volume, e sembravano così morbidi.
«Ah… grazie», le dissi, ma il tono suonò più come una domanda che come un’affermazione.
«Mamma mia, che è successo ai tuoi occhi? Sono così gonfi che sembra che Mike Tyson ti abbia tirato un pugno in ogni orbita», sogghignò, mentre si infilava lentamente nella mia stanza. «Oh! Che maleducata… Ciao! Io sono Sophia. Tu devi essere Adeline, la licantropa che sta facendo impazzire mio fratello», ridacchiò con orgoglio.
Merda. Quella era la sorella di Alpha Jaxon. Non sapevo nemmeno che avesse dei fratelli. Sophia era così gentile e sembrava davvero divertente da frequentare. In quel momento avrei voluto conoscerla in circostanze diverse, non in quelle in cui mi trovavo. Insomma, rinchiusa nella packhouse da suo fratello? Sì, proprio quelle.
«Piacere di conoscerti, Sophia», dissi piano. «Non è che abbia chiesto io di essere qui. Anzi, preferirei di gran lunga se mi fosse permesso tornare a casa.»
Lei si lasciò cadere sul mio letto; il suo modo di fare mi ricordò moltissimo la mia migliore amica, Bailey.
«Non hai chiesto di essere qui? E chi diavolo ti tiene prigioniera, ragazza?», scoppiò a ridere. «Oh, capito. Parli di Jaxon.»
Per qualche strano motivo la sua energia era contagiosa e fece sentire me e la mia lupa al sicuro. Mi fece ridere come se fossimo amiche da anni, non come una sconosciuta che aveva appena bussato alla mia porta.
«Senti, Adeline. Prima ero al Lone Wolf e ti ho vista con mio fratello. Non so cosa stia succedendo tra voi due, ma so che tiene a te abbastanza da chiederti di restare qui per la notte.» Fece un respiro profondo. «So che dev’essere stato duro per te da quando ha preso il controllo del tuo branco, ma credo che prima o poi ti renderai conto che le tue riserve su di lui sono sbagliate.»
«Apprezzo il tuo consiglio, Sophia. Davvero.» Notai come il suo sguardo sembrasse entrare dentro di me nello stesso modo di quello di Alpha Jaxon. «Lui ha già una compagna, e io vorrei aspettare comunque il mio compagno predestinato. Se però potessi aiutarmi a trovare un modo per tornare a casa, te ne sarei davvero grata.»
Alla mia frase lei si mise a ridere di gusto, quasi russando. «Compagna?! No, lui ha una puttana assetata di potere che gli farebbe un pompino ogni notte, se servisse, solo per diventare Luna.»
Sospirai a quel commento e inclinai la testa, sollevando le sopracciglia. «Immagino che tu e tua cognata non siate proprio in ottimi rapporti.»
«È un modo per dirlo, Adeline.» Fece una pausa prima di pronunciare il mio nome. «E comunque non è ancora la compagna del mio fratello. Ma basta parlare di quella strega. RAGAZZA, È IL TUO COMPLEANNO e potrei avere una piccola sorpresa per te», disse con una risatina.
Come un meccanismo perfetto, un altro bussare attraversò la stanza. Sophia si illuminò e si precipitò alla porta, e io vidi entrare un carrello di cibo spinto dentro la mia camera. Aspetta, due carrelli? No, tre? CHE COSA? QUATTRO CARRELLI?
Cominciai a girare la testa. Sophia sistemò i quattro carrelli: uno era pieno di frutta e verdura. Un altro era colmo di tramezzini di ogni tipo. Alla vista del terzo mi si inumidirono gli occhi: conteneva diversi tipi di dessert.
Avevo sempre avuto un debole per i dolci. Era cibo a sufficienza per sfamare un’intera packhouse. L’ultimo carrello fece sorridere Sophia da un orecchio all’altro, e a dire il vero sarebbe potuto essere il mio preferito. Conteneva diversi tipi di vino, da un Moscato bianco a un Pinot Noir rosso.
«T-tu… hai fatto tutto questo? G-grazie», balbettai, sconvolta.
«Oh, no. Assolutamente no, il mio contributo egoista è stato solo il quarto carrello.» Un sorriso le si disegnò sulle labbra. «I primi tre sono di mio fratello. Non sapeva cosa ti piacesse.»
Un rossore acceso mi invase il viso. «Sophia, non voglio essere scortese, ma sono le 00:30. Ho passato una notte d’inferno e penso davvero che dovrei provare a riposare.»
Non mentivo quando dicevo di essere stanca, ma ero soprattutto diffidente all’idea di bere con la sorella dell’Alpha dopo il mio ultimo incontro con lui.
Non c’era modo che gli facesse piacere sapere che ero qui a ubriacarmi con sua sorella, quando probabilmente avrei dovuto essere di nuovo rinchiusa in quelle gabbie — stavolta, con una ragione.
«Lo sai che compi diciott’anni una volta sola, vero?» cinguettò, e mi chiesi come facesse a conoscere tutti quei dettagli. «Te lo riconosco, Sophia: sai proprio come accendermi. Allora, bianco o rosso?»
«Senza dubbio, porta il bianco» disse, estasiata. «È come se mi leggessi nel pensiero.»
Io ridacchiai. Mi sembrava che avremmo potuto essere amiche per tutta la vita: scattava tutto alla perfezione.
Dopo qualche bicchiere e un po’ di battute leggere, lasciai scivolare a terra quel che restava del mio vestito e indossai la tuta nera che Sophia mi aveva portato.
Mi avvolgeva nei punti giusti, come se fosse stata cucita addosso. «Lo sai che sei una santa, vero? Prima la tuta e poi il vino» la presi in giro.
«Se mio fratello ti vede con quella tuta, non so quanto autocontrollo riuscirà ad avere intorno a te» ribatté lei, canzonatoria.
Le alzai gli occhi al cielo. «Già. Non sono sicura che scoparmi l’Alpha sia esattamente la cosa per cui voglio essere conosciuta.»
Lei si alzò di scatto, l’espressione diventata seria. «Senti, lo faccio solo perché è chiaro che stai combattendo con la tua lupa. Ti concedo tre domande, niente è off limits. Chiedi pure» disse, agitando una mano come se fosse la Regina d’Inghilterra.
Sentendo il vino prendere il sopravvento, decisi di stare al suo gioco. «Va bene» sbuffai. «L’ha ucciso davvero vostro padre?»
Appena le parole mi uscirono di bocca, capii di essere andata di nuovo oltre.
«No, non ha ucciso mio padre. È una voce e, a dire il vero, la morte di mio padre è qualcosa di cui Jax si dà la colpa» rispose con sincerità.
Inarcai un sopracciglio, non riuscendo a capire. Lei colse la mia espressione e aggiunse: «Era un adolescente. Il nostro branco venne attaccato dai rogue. Il branco e mio padre, in quanto Alpha, andarono in prima linea a combattere. Quando mio padre provò a collegarsi mentalmente con Jax, lui non si trovava da nessuna parte. Perché? Ormoni da adolescente… diciamo solo che si stava facendo sedurre da Beverly.» Le si formò una smorfia sul viso. «Se lo porta dietro ancora oggi: è per questo che ha dedicato la sua vita a mettere sempre il branco al primo posto. È un Alpha per natura, mio padre era uguale. Mi sorprende che tu lo sapessi.»
«Mi dispiace davvero sentirlo. Non avrei dovuto chiedere» dissi, col rimorso che mi riempiva la testa, comprendendo ora perché se n’era andato in quel modo, così in fretta.
«Non dirlo. La mia famiglia è sempre stata molto unita; quello che è successo non è stata colpa di Jax. Vorrei solo che un giorno riuscisse a capirlo.» Mi rivolse un sorriso lieve.
«Ok, domanda due. So che sai più di quanto lasci intendere. Perché sono qui? Perché non posso tornare a casa prima di domani?» chiesi, diretta, sperando in una risposta soddisfacente.
«Te l’ho già detto: non ti stiamo tenendo prigioniera. Hai… un qualche effetto su mio fratello. Quando eravamo al Lone Wolf, il modo in cui ti guardava — così intensamente… non ha mai guardato Beverly in quel modo. Ho visto voi due, sai? Non riuscivate a tenervi le mani addosso» rispose piano.
Alla mente di quel momento tra me e l’Alpha Jaxon, nello stomaco mi si agitarono le farfalle. «L’HAI VISTO? Chi altro l’ha visto?!» Per poco non mi uscì uno strillo vero e proprio.
«Oh, tesoro, ti hanno beccata in pieno» rise. «A parte me, il Beta Don e ovviamente Beverly, non vi ha visto nessun altro, quindi non agitarti tanto. Domanda tre: spara.»
Mi si velarono gli occhi. «È vero quello che si dice dell’Alpha Max? È sempre stato un Alpha così bravo…»
Lei mi mise un braccio attorno alle spalle e appoggiò la testa sulla mia. «Mi dispiace, Adeline. Lo so che vogliamo vedere il meglio nei nostri leader, ma quando le guardie hanno cominciato a sparire dal confine e poi i loro corpi sono stati ritrovati sparsi a pezzi, Jax ha dovuto agire. Quante altre guardie potevamo permetterci di perdere?»
Restammo un’altra oretta a sorseggiare il vino rimasto sul carrello e a ridere fino alle lacrime. Non so a che punto, ma mi addormentai sul letto.
