Devota All'Alpha

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Capitolo 13

Adeline

Sapevo che l’Alpha e la Luna del Branco di Midnight erano crudeli: erano le storie con cui i genitori mettevano in guardia i propri cuccioli.

Non mi ero resa conto che fossero anche perversi e corrotti.

Ero passata dal divertirmi come non mai al Lone Wolf, a sedurre un Alpha, per poi ritrovarmi chiusa in una gabbia e molestata dalle guardie… e adesso sono rinchiusa in una casa del branco.

Sentii la furia ribollirmi addosso. Com’era possibile che la Dea della Luna avesse permesso che il mio Alpha morisse per mano di quella bestia? Doveva sapere di cosa era capace.

Lo odiavo per tutto ciò che aveva fatto, per tutto ciò di cui era stato complice: quelle erano le sue guardie e lei era la sua compagna, dopotutto.

Mi ero lasciata prendere dall’attimo in cui mi aveva afferrata e stretta tra le braccia; per un istante avevo quasi dimenticato quanto fosse selvaggio.

Era così sexy quando mi guardava come se fossi l’unica ragazza al mondo. Desideravo con tutta me stessa schiacciare le labbra sulle sue e colmare quel vuoto di pochi centimetri tra i nostri volti.

Mi ci volle ogni briciolo di forza per respingerlo e ricordargli quello che mi aveva fatto passare quella sera, per di più nel giorno del mio compleanno. Per lui era solo un gioco?

«Non credi che, se fossi crudele quanto il tuo branco è stato addestrato a pensare, ti avrei già strappato la gola?» Sentii me stessa deglutire alle sue parole; i nervi stavano prendendo il sopravvento. «Quello che è successo stanotte è stato un casino e me ne sono occupato, Adeline. Ho strappato la gola a una mia stessa guardia perché sapevano che un comportamento del genere non è tollerato nel mio territorio. Se non ti è bastato a dimostrarlo, allora dimmi come posso dimostrartelo. Anche da Alpha, ti supplicherò di perdonarmi.»

«Non c’è niente al mondo che potrebbe farmi perdonarti, Alpha. Non avrei nemmeno dovuto finire in quelle gabbie, tanto per cominciare. Potrò anche essere costretta a rispettarti, Alpha Jaxon, ma tu non sarai mai il mio Alpha», sputai senza pensarci. «Perché ti interessa tanto di me? Cosa vuoi da me?»

Vidi l’Alpha notoriamente calmo scomporsi.

Sapevo di essere fuori linea e che non avrei mai dovuto parlare così a un lupo di rango superiore, figurarsi a un Alpha. Se voleva uccidermi, che lo facesse pure; ma avevo tutta l’intenzione di fargli sapere quanto fosse uno schifoso prima di lasciare questa terra.

La mia lupa cominciò ad agitarsi. Perché stava arretrando? Non era mai stata una che si tirava indietro davanti a una battaglia. Mi dissi che dovevano essere gli istinti del lupo, la spinta a sottomettersi al nostro Alpha.

La sua dominanza prese il sopravvento e la sua voce si fece più profonda. «Mi spiace deluderti, cucciola, ma io sono davvero il tuo Alpha, e questa decisione non spetta a te.»

«Un’altra volta che ti permetti di parlarmi in quel modo e farò in modo di punirti in una maniera che non dimenticherai mai.» Serrò la mascella con forza. «Il tuo amato Alpha ha avuto ciò che si meritava. Gli ho mostrato la compassione di un vero Alpha quando gli ho dato due avvertimenti per aver fatto fuori le mie guardie. Non ho intenzione di scusarmi per aver protetto il mio branco: è una mia responsabilità, e loro contano su di me perché li tenga al sicuro.»

Rimasi lì, sconvolta, prendendomi il tempo di digerire ciò che Alpha Jaxon aveva appena ammesso, chiedendomi se fosse anche solo vero. Deve essersi accorto della mia confusione, perché ridacchiò. «Sorpresa, Adeline?» scandì, calcando il mio nome.

«E non dimentichiamoci degli umani che comprava di continuo, usandoli come bambole sessuali e poi buttandoli via. O credevi che fosse normale, per tutti i branchi, vedere delle donne umane attraversare il territorio?» La sua voce si caricò di rabbia. «Eppure, Adeline, eccoci qui: io sarei l’Alpha feroce che ti ha portato via il tuo amato Alpha. Quell’uomo aveva più demoni di tutti gli Alpha degli Stati Uniti messi insieme.»

Per quanto sapessi che nelle sue parole poteva esserci un fondo di verità, nel Silver Shadow Pack tutti avevano sempre dato per scontato che il modo in cui Alpha Max “andava d’accordo” con gli umani fosse una mossa tattica per evitare una guerra tra umani e lupi mannari.

Alpha Jaxon non era un santo e non capivo che cosa stesse cercando di dimostrare in quel momento. Poi colpii basso — forse persino troppo basso.

«Wow, che salvatore che sei, Alpha Jaxon. Hai ucciso tuo padre, la tua stessa carne e sangue. Per cosa? Solo per il potere. Questo è il genere di leader che sei, signore.» La voce mi si spezzò: sapevo che avrei rimpianto la mia prossima mossa, ma la bocca correva più veloce del cervello. «Tutti al Silver Shadow lo sanno: sei un Alpha così grande che neanche la Dea della Luna ha pensato che ti meritassi una compagna.»

Prima che potessi sputare fuori un’altra parola, vidi i suoi canini allungarsi e i suoi occhi diventare completamente neri, colmi di furia.

Furia per le parole cariche d’odio che mi erano sfuggite di bocca. Un pugno di rimorso mi si contorse nello stomaco, facendo capriole, mentre lui si voltava di scatto verso la porta e afferrava la maniglia, stringendola come se stesse per strapparla via. Sbatté la porta alle sue spalle e mi lasciò completamente sola in quella stanza sconosciuta.

Non so che cosa mi avesse presa, in quel momento, a stuzzicare uno scontro, ma ero così scossa all’idea che Alpha Jaxon fosse arrabbiato con me che perfino la mia lupa non mi considerava.

Mi rannicchiai in un angolo, a palla, e lasciai che le lacrime mi scorressero sul viso.

Piansi così forte che i singhiozzi divennero incontrollabili. Volevo disperatamente correre da lui; l’istinto mi implorava di abbracciarlo e chiedergli scusa finché non mi avesse perdonata. Mi chiedevo se le voci fossero vere o se fosse lui a mentirmi per farmi perdonare.

Non capivo perché Alpha Jaxon avesse questo effetto su di me.

00:01, l’orologio brillò dall’altra parte della stanza. Buon compleanno a me.

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