Capitolo cinque, La mia fuga
Il punto di vista di Gemma
Le manette mi segarono i polsi per tutta la notte.
Ogni movimento mi mandava una fitta su per le braccia e fino alle spalle, ma a Richard non importava. Dopo che Khloe se n’era andata, la sua rabbia era soltanto peggiorata.
A quanto pare, era tutta colpa mia.
Che Khloe se ne andasse.
Le discussioni.
Il caos.
Il fatto che io esistessi.
Almeno uno dei miei aguzzini non c’era più.
Solo quel pensiero mi diede un filo di conforto.
Mi faceva così male tutto il corpo che, alla fine, smisi di lottare contro il dolore e lasciai che la mente scivolasse altrove.
Agli Alpha.
Il che era ridicolo.
Dopo tutto quello che mi avevano fatto, avrebbero dovuto essere le ultime persone a cui pensare.
Eppure, pensare a loro in qualche modo rendeva il buio meno soffocante.
Soprattutto Asher.
Lo odiavo.
La cantina rimase in silenzio, a parte qualche scricchiolio occasionale della casa sopra di me.
Poi, all’improvviso…
Un movimento.
All’inizio credetti di immaginarmelo.
Ma più restavo immobile, più quei suoni diventavano nitidi.
Passi.
Sussurri sommessi.
Qualcosa che si muoveva fuori.
Il respiro mi si spezzò.
Inspirai di colpo—
E mi immobilizzai.
Lupo.
Gli Alpha.
Che cosa ci facevano qui?
La paura mi attraversò all’istante, come una scarica.
Erano venuti a finire ciò che avevano iniziato anni prima?
Forse salvarmi, prima, era stato uno scherzo.
Forse volevano trascinarmi fuori e farmi del male da qualche parte dove nessuno avrebbe sentito le mie urla.
Il cuore mi martellava nel petto mentre ascoltavo i passi avvicinarsi alla porta sul retro, al piano di sopra.
Seguì un lieve cigolio.
La porta sul retro si era aperta.
Trattenni il fiato.
Altri passi.
Cauti.
Lenti.
Le assi del pavimento della cucina scricchiolarono sopra la mia testa, poi calò di nuovo il silenzio.
Poi—
La porta della cantina si aprì.
Nello stesso istante, Richard gridò da sopra.
«Gemma! Fai meglio a non star provando niente laggiù!»
Sobbalzai con violenza.
«Giuro su Dio, se ti stai muovendo e fai rumore, scendo e ti spezzo il collo! Dormi e smettila di essere un cazzo di problema!»
Le lacrime mi bruciarono gli occhi mentre fissavo il pavimento.
Poi notai un movimento davanti a me.
Alzai la testa di scatto.
Tre figure erano ferme nell’ombra.
Gli Alpha.
Tutti e tre si portarono le dita alle labbra, in silenzio, avvertendomi di non parlare.
Lo shock mi inchiodò.
Logan si accucciò subito accanto alla sedia ed esaminò le manette intorno ai miei polsi.
«Merda,» mormorò piano. «Sono rinforzate.»
I fratelli si scambiarono occhiate mute, chiaramente comunicando tra loro con il legame mentale.
Poi Asher mi si mise dietro.
«Stai ferma,» sussurrò.
Prima ancora che potessi reagire, afferrò la catena tra i polsini e la spezzò di netto.
Mi si spalancarono gli occhi, atterrita.
Quanto era forte?
Le manette rotte caddero a terra con un lieve tintinnio.
All’istante, Asher mi sollevò tra le braccia.
Il dolore mi attraversò il corpo, ma in qualche modo si attenuò un poco contro il calore del suo abbraccio.
«Resisti,» mormorò.
E poi ci muovemmo.
Veloci.
Così veloci che a malapena avevo il tempo di respirare.
L’aria gelida della notte mi schiaffeggiò il viso mentre attraversavamo di corsa la porta sul retro e ci infilavamo nel bosco.
Alle nostre spalle, la porta della cantina si spalancò con un tonfo.
Richard ruggì di furia.
«Che cazzo?!»
Mi contorsi appena tra le braccia di Asher, quel tanto che bastava per vederlo irrompere fuori di casa.
I suoi occhi si agganciarono subito a noi.
«Riportatela qui!» urlò. «Quella ragazza è mia!»
Un ringhio pericoloso squarciò il petto di Jayden.
«No,» ringhiò.
L’aria attorno a lui cambiò all’improvviso, carica del potere di un Alpha.
Lo sentivo perfino io.
«Inchinati.»
Richard si immobilizzò.
Il suo corpo tremò violentemente e, con mio totale shock, abbassò lentamente la testa.
Mi si allargarono gli occhi.
La voce di Jayden lo aveva costretto a sottomettersi.
«Gemma non è una tua proprietà,» disse Jayden, gelido. «E se tu o quella strega la toccate un’altra volta, vi sgozzo entrambi.»
Il terrore puro attraversò il volto di Richard.
Per la prima volta nella mia vita…
Qualcuno si era schierato dalla mia parte.
E, in qualche modo, quella cosa mi spaventò quasi quanto Richard.
Asher continuò a correre più in profondità nel bosco, mentre Logan e Jayden ci seguivano da vicino, ai lati.
Più ci allontanavamo dalla casa, più i miei pensieri si avvitavano.
Perché mi stavano aiutando?
Che cosa volevano da me?
Nessuno era mai stato gentile con me senza aspettarsi qualcosa in cambio.
Alla fine Asher rallentò fino a fermarsi in una radura tranquilla.
Non appena mi posò con cautela a terra, l’agonia mi saettò nelle gambe.
Emisi un gemito e barcollai.
Prima che potessi cadere, Asher mi afferrò di nuovo, subito.
I suoi occhi si riempirono di preoccupazione.
«Gemma, stai bene?»
La dolcezza nella sua voce mi confondeva.
Nulla aveva senso.
«Ci dispiace,» disse piano. «Avremmo dovuto aiutarti prima.»
Lo fissai incredula.
Dispiace?
Gli Alpha si stavano scusando con me?
«Perché mi state aiutando?» sussurrai, tremante. «Mi odiate.»
Il senso di colpa che attraversò i loro volti mi scosse.
«Non ti odiamo,» disse Logan, a bassa voce.
Quasi mi scappò da ridere.
«Mi avete fatto del male per anni.»
Nessuno di loro parlò.
Perché sapevano che avevo ragione.
La paura mi montò addosso di nuovo, all’improvviso.
Non potevo fidarmi di loro.
Non importava cosa dicessero.
Non importava che mi avessero salvata.
Le persone, prima o poi, mi ferivano sempre.
Così, prima che potessero fermarmi—
corsi.
Ignorando il dolore che mi squarciava il corpo, scattai più a fondo nella foresta.
Alle mie spalle li sentii gridare il mio nome.
Ma non mi fermai.
Non potevo.
I rami mi graffiavano la pelle mentre mi facevo strada tra gli alberi verso la parte più fitta del bosco, quella che tutti evitavano.
Perfino i lupi stavano alla larga da lì.
Alla fine scorsi una piccola grotta nascosta tra le rocce e mi ci infilai in fretta, rannicchiandomi su me stessa mentre cercavo di regolare il respiro.
Fuori, ululati lontani rimbombavano nella foresta.
Gli Alpha.
Mi stavano cercando.
Il petto mi si strinse con una fitta dolorosa.
Poi, all’improvviso—
crac.
Un ramo si spezzò lì vicino.
Mi immobilizzai.
«Chi c’è?» chiamò una voce maschile, matura, con fermezza. «Fatti vedere.»
Il panico mi invase.
Un’altra voce parlò, stavolta più dolce.
«Non ti faremo del male, tesoro.»
Lentamente, tremando tutta, uscii dalla grotta.
Poco distante c’era una coppia anziana.
La donna sembrò gentile dal primo istante, e l’espressione dell’uomo si addolcì non appena mi vide bene.
«Oh, tesoro…» sussurrò la donna.
L’uomo aggrottò la fronte, lo sguardo fisso sui lividi.
«Non dovresti stare qui fuori da sola,» disse piano. «Quanti anni hai?»
«Quindici,» mormorai. «Ma posso andarmene. Non voglio problemi.»
La donna fece subito un passo verso di me.
«Non stai creando nessun problema.»
Mi offrì un sorriso appena accennato.
«Mi chiamo Maggie. Lui è mio marito, John.»
John annuì con calore.
«Puoi venire a casa con noi,» disse Maggie, con dolcezza.
Mi si spalancarono gli occhi.
«Cosa?»
«Sei ferita,» disse John, fermo. «E nessun bambino dovrebbe essere solo qui fuori.»
Esitai.
Non conoscevo quelle persone.
Eppure mi guardavano in modo diverso da come mi avevano guardata tutti gli altri.
Non con disgusto.
Non con pietà.
Con gentilezza.
E, in qualche modo…
anche quello mi spaventava.
«Non voglio essere un peso,» sussurrai.
Il volto di Maggie cedette un poco, come se le avessi dato uno schiaffo.
«Oh, tesoro,» disse piano. «Non potresti mai essere un peso.»
Qualcosa, dentro di me, si incrinò.
Nessuno mi aveva mai detto una cosa del genere.
Lentamente annuii.
Il cammino nel bosco mi sembrò irreale.
Come se fossi intrappolata in un sogno da cui, prima o poi, mi sarei svegliata.
Ma quando raggiungemmo la radura mi fermai di colpo, sconvolta.
Sotto lanterne luminose a forma di stelle e di lune sorgeva una casa enorme.
Sembrava magica.
Calda.
Sicura.
Dentro era ancora più bella.
Pareti color argento pallido rimandavano la luce soffusa di lampade sospese; decorazioni a forma di luna emanavano un bagliore delicato dal soffitto.
Non avevo mai visto niente di tanto quieto.
Maggie mi condusse in cucina.
«Hai fame?» chiese.
Scossi subito la testa, per abitudine.
«Sono abituata a mangiare una volta al giorno.»
Il silenzio riempì la stanza.
John sembrò furibondo.
Maggie aveva l’aria distrutta.
«Be’,» disse John, con fermezza, «da stasera cambia.»
Le lacrime mi pizzicarono gli occhi, all’improvviso.
A nessuno era mai importato se mangiavo o no.
Maggie mi sfiorò la mano con delicatezza.
«C’è una cosa che devi sapere, tesoro,» disse piano. «Sono un’ibrida. Metà strega, metà lupo.»
Mi si spalancarono gli occhi.
«Sento la magia,» continuò con cautela. «E tu… tu hai una magia potente dentro di te.»
La fissai.
«No, non è vero.»
«Sì, invece.»
Nella sua voce non c’era esitazione.
«Il tuo potere è sepolto in profondità, probabilmente è stato represso per anni, ma c’è.»
Il cuore mi martellò.
Richard mi aveva sempre chiamata maledetta.
Pericolosa.
Era per questo?
«Potresti insegnarmi?» chiesi a bassa voce.
Maggie sorrise con calore.
«Certo.»
L’emozione mi strinse la gola.
Nessuno mi aveva mai offerto di insegnarmi qualcosa.
Nessuno mi aveva mai voluta.
«Qui, adesso, sei famiglia,» sussurrò.
Famiglia.
Quella parola rischiò di spezzarmi.
Poco dopo, la porta d’ingresso si aprì.
Emily entrò di corsa per prima.
Appena mi vide, il sollievo le invase il volto.
«Oh mio Dio, Gemma!»
Mi corse incontro e mi strinse forte.
«Ero così preoccupata per te!»
Dietro di lei arrivò un ragazzo dai capelli scuri, con un mezzo sorriso.
«Questo è mio fratello Sean,» spiegò Emily, tutta eccitata. «Sembra proprio che abbiamo un’altra sorella, adesso.»
Sorella.
Fratello.
Famiglia.
Tutto sembrava impossibile.
Pochi istanti dopo Emily mi trascinò di sopra e aprì la porta di una camera.
Mi bloccai.
Un letto matrimoniale.
Coperte morbide.
Vestiti nuovi piegati con cura su una sedia.
Perfino del trucco appoggiato sulla cassettiera.
Era più di quanto avessi mai avuto in tutta la mia vita.
«Ti piace?» chiese Emily, nervosa.
Scoppiai in lacrime.
A lei parve una risposta più che sufficiente.
Per la prima volta dopo anni…
mi addormentai sentendomi al sicuro.
E per la prima volta dopo anni…
non sognai di morire.
