Capitolo 6 Capitolo 0006
•CASSANDRA•
«Credo che dovremmo rientrare in casa, Luna», mormorò Kira quando mi trovò ferma sul terreno vuoto dove avrebbero dovuto costruire il centro di addestramento per i guaritori del primo branco.
«Sei qui fuori da più di due ore ormai», aggiunse. «Non ti fa bene. Devi pranzare.»
Deglutii, trattenendo le lacrime che mi bruciavano dietro gli occhi. «Dov’è Rowan? È tornato da scuola?»
«È in camera sua», rispose, e sentii lo stomaco sprofondare al ricordo della sera prima. Aveva scelto Nadia al posto mio, senza nemmeno cercare di nasconderlo.
L’aveva chiamata sua madre e non voleva neppure che gli stessi vicino. Sembrava essersi dimenticato con tanta facilità che ero stata io a prendermi cura di lui da quando era un neonato.
«Bene», risposi. «Dovrai sempre vegliare su di lui, Kira. Avrà bisogno di te quando me ne sarò andata. E quando verrà il giorno in cui chiederà di me, spero che gli dirai che l’ho amato dal primo giorno in cui sono arrivata qui fino al giorno in cui me ne sono andata.»
«Quando te ne sarai andata?»
Mi voltai a guardarla. «Presto tornerò nel mio branco. Silvercrest avrà una nuova Luna, quindi è questo che devi fare per me.»
Le passai accanto e mi diressi verso la casa del branco. Avevo già deciso che sarei tornata alla Goldenmane Court, sperando che mio zio mi accogliesse di nuovo a casa.
Anche se tra noi le cose erano andate male quando me n’ero andata, ero pronta a chiedere scusa per tutto quello che era successo e ricominciare da capo a casa.
Sapevo che mio fratello maggiore, Damon, mi avrebbe accolta e sostenuta finché non mi fossi rimessa in piedi.
Era l’unico fratello che i miei genitori mi avevano lasciato. Aveva quindici anni quando morirono, e si prese cura di me come meglio poteva, nel ruolo di fratello maggiore.
Anche se lungo il cammino avevamo avuto i nostri attriti, non mi aveva mai abbandonata. Mi aveva sempre sostenuta in tutto ciò che facevo, e ne avevo bisogno più di ogni altra cosa.
Entrai nella mia camera e sospirai guardando le fotografie appese al muro. Erano foto che io e Mason avevamo scattato insieme, e sorridevamo come se fossimo felici.
Tutte quelle foto erano false. Nulla, in esse, era mai stato reale, ed era proprio quella la cosa più dolorosa di tutte.
Andai all’armadio e cominciai a infilare tutti i miei vestiti nelle borse da viaggio. Lo feci piangendo disperatamente.
•••
La mattina seguente, dopo aver passato la notte nell’armadio, andai alla veranda sul retro per schiarirmi la mente.
Mi sedetti sulla panca e mascherai il legame da compagni. Era una cosa che non avevo mai fatto prima. Ma ne avevo bisogno, perché non volevo che Mason sapesse quanto mi sentissi persa e distrutta.
Non volevo dargli la soddisfazione di pensare di avere così tanto potere sulla mia vita.
Le mie mani tremavano, ma le strinsi insieme e sussurrai in silenzio alla dea della luna.
'Per favore, perdonalo da parte mia, perché io non ci riuscirò. Ha spezzato la mia anima oltre ogni possibilità di ripararla.'
Non sapevo per quanto fossi rimasta in quello stato. Minuti, forse ore, ma la mattina era scivolata via troppo in fretta. E qualche ora dopo sentii qualcuno avvicinarsi alla panchina.
Alzai gli occhi al cielo e sospirai quando riconobbi l’odore di Mason e, addosso a lui, quello di Nadia. Puzzava di lei, come se fosse stato con lei prima di venire sul portico del cortile sul retro.
«Come osa venire qui con il suo odore addosso?» rimproverò Lyra, in fondo alla mia mente.
«Cassandra», mormorò sedendosi accanto a me. «Possiamo parlare?»
Voltai la testa e lo guardai. Non riuscivo a credere che mi stesse facendo questo sotto lo stesso tetto in cui dormivo. E poi aveva anche la faccia tosta di venire a parlarmi dopo essersela scopata, sapendo che era ancora il mio fottuto compagno.
«Sei qui per dirmi quanto ti dispiace di avermi sposata mentre desideravi qualcun’altra?»
«No», rispose, sospirando. «Dobbiamo parlare di quello che è successo ieri alla riunione del consiglio.»
Alzai gli occhi al cielo. «Non c’è niente di cui parlare, Mason. Ho accettato che tu e Nadia state insieme e non intendo più lottare contro questo. Sei libero di fare quello che vuoi e di darle tutto ciò che prima apparteneva a me.»
«Siamo sposati da sei anni, quindi non credo tu debba fingere che sia facile lasciar perdere», sogghignò. «Tutto quello che volevo dirti è che hai fatto un lavoro straordinario come Luna, e questo branco avrebbe ancora bisogno del tuo—»
Scossi la testa e sbuffai, interrompendolo prima che finisse quella frase stupida. Sembrava un delirio: dopo tutta l’umiliazione e il tradimento, voleva ancora usarmi.
«Sei venuto qui a chiedermi di rinunciare al titolo di Luna a favore di Nadia, ma di continuare a portarmi sulle spalle le responsabilità della Luna come se mi avessi mai pagata per una sola di quelle cose?»
«Te lo chiedo perché Nadia è ancora nuova qui, Cassandra», rispose. «Non ti importa più di questa gente? Nadia non saprà da dove cominciare dopo che le avrai trasferito il budget per gli alloggi.»
«Ma ti senti quando parli?» sbottai, alzandomi dalla panchina. «Non ti devo niente, dopo aver cresciuto tuo figlio da quando era un neonato con l’asma. E ho sposato te e ho messo fine alla guerra tra Silvercrest e la Goldenmane Court, quindi non hai alcun diritto di venire qui a chiedermi una cosa del genere come se ti dovessi qualcosa.»
«Non hai alcuna compassione, dopo quello che Nadia ha fatto per te per farti essere qui oggi», ribatté, alzandosi anche lui e fissandomi.
Il cuore quasi mi si fermò. «Di che cosa stai parlando?»
«Io non avrei mai dovuto sposare te, ma lei», rispose. «È stato mio padre a insistere, mentre Nadia era incinta di mio figlio.»
Dopo quella frase mi fischiarono le orecchie. La terra parve arrestarsi. «Era incinta di tuo figlio?»
Rimase in silenzio a lungo prima di rispondere. «Nadia è la madre di Rowan. Ce l’ha affidato lei perché non voleva mettersi in mezzo al nostro matrimonio.»
