Capitolo 9 9
Non è minimamente convincente, ma lascio perdere. Non ha senso incalzarla per ottenere informazioni che conosco già.
«Dio mio», dice guardando fuori dal mio finestrino. «Non mi ero nemmeno accorta che fossimo già in volo.»
«Immagino che la mia compagnia distragga parecchio.»
I nostri sguardi si incontrano e lei arrossisce di nuovo. Non ho mai visto qualcuno le cui emozioni si leggano con tanta chiarezza in faccia. Olivia abbassa gli occhi verso il fondo del bicchiere, evitando i miei quanto più può.
Un brivido le attraversa il corpo. Le vedo la pelle d’oca lungo il polso. Tiro fuori la morbida coperta di seta dalla tasca del sedile e gliela poso sulle ginocchia.
«Grazie», dice, lusingata in modo sproporzionato per un gesto così semplice.
«Non sei abituata a questo, vero?» chiedo.
«Abituata a cosa?»
«Ad avere un uomo che ti presta attenzione.»
Lei si ritrae, sorpresa e offesa in parti uguali. «Tu non mi conosci», ribatte secca, con un’aggressività che non le avevo ancora sentito.
«Va bene: quand’è stata l’ultima volta che un uomo ti ha colta di sorpresa?» domando, senza giri di parole.
«Il mio ex», risponde. «Un sacco di volte.»
«Fammene un esempio.»
Ci pensa, ma prima che possa parlare la interrompo. «Se devi pensarci così tanto, allora non è successo.»
Il suo viso si spegne. «Erano solo piccole cose. Gestini. Non me li ricordo tutti.»
«Una donna come te merita che le venga consegnato il mondo su un vassoio d’argento», mormoro.
Lei arriccia il naso. «Non credo di essere il tipo da ispirare una devozione del genere.»
Mi chino vicino a lei, le labbra che sfiorano il bordo dell’orecchio. «Oh, kiska, non sono d’accordo.»
Le mie dita danzano lungo la sua coscia. Lei si volta a guardarmi, con gli occhi spalancati. Ma così facendo porta le nostre labbra a un soffio di distanza.
Sarebbe facilissimo allungare la mano e prenderla. Come cogliere un frutto maturo dal tralcio. Praticamente me lo sta chiedendo. Di divorala. Di mostrarle l’estasi che nasce dal consumare qualcosa di così impeccabile.
Ma non lo faccio. Non ancora.
Prima voglio guardare come reagisce quando la stuzzico.
Faccio scivolare la mano sotto la coperta e risalgo fino a dove le cosce si uniscono. Le ciglia le fremono. «Che cosa stai facendo?» dice con una voce roca che non sembra la sua.
«Sto finendo quello che abbiamo iniziato», rispondo. Mentre lo dico, con un colpo di dita slaccio il bottone e poi abbasso lentamente la cerniera dei suoi jeans.
Lei deglutisce. «Non possiamo. Non qui. Ci sono—»
Infilo la mano nelle sue mutandine e premo le dita contro le sue labbra calde.
Va di traverso col vino, gli occhi spalancati nel panico. «Aleks, c’è gente dappertutto…!»
«Che ci provino, cazzo, a fermarmi.»
Mi fissa, le labbra che tremano, cercando sul mio volto se faccio sul serio. Il suo corpo è rigido di tensione. Tiene le cosce serrate così forte che a malapena riesco a raggiungerla.
Eppure non mi respinge. Vuole essere il tipo di ragazza che si permette di essere selvaggia.
Ho intenzione di darle quell’occasione. Se la merita.
Dopotutto non ci vorrà molto prima che io strappi via anche tutto il resto.
Faccio scorrere le dita lungo la sua fessura. Le sue labbra si schiudono e il panico comincia a cedere il posto a un piacere sconsiderato. Le sue gambe si aprono appena, impercettibilmente.
«Sta succedendo davvero?» sussurra, più a se stessa che a me.
Le rispondo facendo scivolare un dito dentro di lei, rivelando quanto sia fradicia. Ne aggiungo un secondo, muovo le dita avanti e indietro, lasciandole il tempo di abituarsi a me. La coperta imita i miei movimenti, increspandosi come la superficie dell’oceano e tradendo ciò che le sto facendo lì sotto.
Sembra accorgersene anche lei, perché ogni pochi minuti sbircia oltre la spalla. Ma nessuno guarda. Nessuno ci fa caso. Nessuno lo sa.
Nessuno tranne noi.
Scivolo più a fondo dentro di lei e aggiungo il pollice, disegnando lenti cerchi sul suo clitoride. Si irrigidisce contro il sedile mentre le palpebre le tremano e si chiudono. Il suo corpo si muove seguendo nuove ondate di piacere e lei morde il labbro inferiore per impedire al gemito di disperdersi nel ronzio sterile dell’aria intorno a noi.
Mi nutro dell’espressione sul suo viso. Ha la mascella serrata e le ciglia le vibrano furiosamente mentre cerca di mantenere il controllo. È bellissimo da guardare: una donna che, per la prima volta, si lascia davvero andare.
Le giro il clitoride con le dita e dalle sue labbra sfugge un altro gemito strozzato. Gli occhi le si spalancano e mi guarda con orrore. «Oh Dio, è stato forte…»
«Fallo ancora», la incalzo con un sorriso malvagio. «Più forte.»
«Aleks…» sussurra, ma le impedisco di dire altro premendo le mie labbra sulle sue.
Mi stacco solo quando è molle e senza fiato sul sedile. Si è già sciolta. Docile. Plasmabile.
Sfilo le dita da dentro di lei e ritraggo la mano. «Vai in bagno», ordino. «E aspettami.»
Sembra terrorizzata, ma non ho dubbi che farà esattamente ciò che le dico.
Ormai è all’amo.
E presto la tirerò a riva.
5
OLIVIA
Chiudo la porta del bagno di prima classe e praticamente crollo contro il lavandino.
Mi stupisce che gli assistenti non mi abbiano fermata mentre venivo qui. Mi vibra tutto il corpo. Deve esserci per forza qualche segno fisico, qualche prova evidente di ciò che Aleks e io abbiamo appena fatto. Un enorme cartello al neon sopra la testa, a reclamizzare quello che stiamo per fare dopo.
Perché c’è una sola cosa che possa voler fare con me, in questo bagno.
Eppure, quando mi volto verso lo specchio, sembro quasi la stessa. Forse un po’ più viva del solito. Le guance più arrossate. Ma per il resto, uguale.
«Che cosa stai facendo, Olivia?» chiedo al mio riflesso.
Non sono ingenua; sono realista. Mi è chiarissimo che tutto ciò che Aleks vuole è il brivido di una scopata veloce con una ragazza che non dovrà mai più rivedere.
Cerco di dirmi che è quello che voglio anch’io. O almeno, cerco di convincermi che sia possibile che io, plausibilmente, sia il tipo di persona che vuole una cosa del genere.
Ma riesco già a vedere la Olivia del futuro, che si arrotola una ciocca tra le dita e fissa il vuoto mentre si perde a fantasticare sullo sconosciuto affascinante incontrato in aeroporto.
Va bene. È giusto così. Tutti hanno bisogno di una storia folle della giovinezza a cui aggrapparsi per il resto della vita, no?
L’idea è confortante per circa zero virgola due secondi, poi si sgonfia.
Voglio davvero essere il tipo di donna che passa gli anni d’oro a ricordare «quella volta, tanto tempo fa…»? Mi sono già rassegnata a una vita di noiosa banalità alla veneranda età di venticinque anni?
Sto ancora cercando di calmarmi quando la porta del bagno si apre ed entra lui.
In un istante si prende tutto lo spazio. E non è solo una questione di stazza — che, a voler essere gentili, è tanta. È la sua presenza. La sua sicurezza. La sua aura.
Aleks chiude la porta a chiave e si volta verso di me. Io sono già schiacciata nell’angolo più lontano del bagno, con le mani aggrappate ai bordi del lavandino.
Un passo — e gli basta quello per essere proprio davanti a me.
Le sue mani trovano i miei fianchi, mentre i suoi occhi mi esplorano il corpo. Nonostante la camicia larga e il maglione di lana oversize che indosso, riesce comunque a farmi sentire… desiderata. Bramata. Come se non esistesse abbastanza denaro o violenza al mondo per costringerlo a distogliere lo sguardo da me.
