Altare Infranto - Un Romance Mafia

Scarica <Altare Infranto - Un Romance M...> gratis!

SCARICA

Capitolo 3 3

Sono talmente presa a osservare la gente che sobbalzo con violenza quando qualcuno occupa lo sgabello accanto al mio.

«Tutto bene?» chiede una voce profonda, divertita. «Non volevo spaventarti.»

«Oh, no—cioè sì, io…»

Mi interrompo di colpo quando guardo l’uomo che si è appena seduto vicino a me.

È enorme. Un colosso: almeno un metro e novantacinque, spalle larghe e vita stretta da atleta. È vestito in modo casual, con una henley a maniche lunghe e jeans scuri, ma il taglio e il tessuto trasudano ricchezza e importanza. L’orologio al polso probabilmente vale più del mutuo di mamma. E, nonostante siamo in un aeroporto dove tutti sembrano non essersi lavati e avere la faccia distrutta, quest’uomo è pronto per un servizio fotografico. I capelli sono perfettamente spettinati dal vento, la luce naturale fa miracoli con le pagliuzze smeraldo nei suoi occhi azzurri come il mare, e la linea della mascella sembra scolpita con una riga laser.

Mi balena in mente un’associazione assurda, senza alcun nesso: l’anno scorso avevo ottenuto la mia prima grossa commissione come vera e propria fumettista, un lavoro da freelance per il New York Times. Parte dell’incarico consisteva nel disegnare—e cito testualmente—«l’uomo più bello che tu possa immaginare».

Da fan irrimediabile di Titanic, avevo modellato il disegno su Leonardo DiCaprio. Con lui non si sbaglia, no? E sì, all’epoca ero stata soddisfatta del risultato.

Ma adesso, guardando il volto di quest’uomo, capisco che ho disegnato l’Adone sbagliato.

È ancora lì, a non più di un metro da me, eppure il calore che mi sale addosso è umiliante. Così come il fatto che lo stia fissando in silenzio da quasi sei secondi senza dire una parola.

«Sicura di stare bene?» chiede.

Batto le palpebre una volta. Due. Parla, dannazione. Che ti prende, Olivia?

«Scusa,» riesco a buttare fuori, strozzata. «Io… sto bene. È solo che… io… stavo…»

«Con la testa da un’altra parte?» dice, venendomi in soccorso.

Sorrido. «Esatto. Sì. Da un’altra parte.»

«Ti dispiace se mi siedo qui?» È una domanda che si risponde da sola, pronunciata con disinvoltura e con anni di pratica evidente.

Qualcosa mi dice che quest’uomo sa come ottenere ciò che vuole.

«No, sarebbe un piacere. Cioè, non che tu stia chiedendo di sederti con me. Voglio dire, è un paese libero, no? Ehm…»

Lui sorride e il calore mi si raccoglie in basso. Tra le gambe, per essere più precisi.

«Te lo prometto: il piacere è tutto mio.»

2

Il punto di vista di ALEKS

È più bella di quanto immaginassi.

Ha le guance rosso fuoco, quasi dello stesso colore dei suoi capelli castano ramato scuro. Il rossore si accentua quando tiro fuori lo sgabello accanto al suo e mi siedo.

«Scalo lungo?» chiedo.

«Sì. Be’, no,» si corregge. «Il mio volo è stato cancellato. Cioè, non cancellato, ma…» Proprio in quel momento mi guarda e perde all’istante il filo.

«Ritardato,» suggerisco, aiutandola, con un sorrisetto trattenuto.

«Giusto, è quello che intendevo.» Agita una mano nel tentativo di sembrare noncurante. Quasi ci riesce, ma poi un dito si impiglia nel manico della tazza di caffè. La tazza si inclina e lei ansima, si protende di scatto e la salva un attimo prima che si rovesci.

Però non riesce a salvare le sue dita. Uno spruzzo di caffè bollente trabocca dal bordo, inzuppandole la mano e il tavolo.

«Dio-porca-merda-maledizione!» grida.

La fisso per un istante, poi sbuffo in una risata. Il colore le rifluisce sul viso mentre si guarda intorno in cerca di qualcosa con cui asciugarsi le mani. Io tiro fuori qualche tovagliolino dal contenitore alla mia sinistra e glieli avvolgo attorno alle dita inzuppate di caffè.

Nel momento in cui la tocco, si immobilizza. Alza lo sguardo sul mio viso, osservandomi mentre tampono via il caffè. Deve pensare che io sia troppo impegnato ad aiutarla per notare la sete sfacciata che ha negli occhi.

Invece la noto.

Noto tutto.

«Ecco,» dico, quando la mano è più o meno asciutta. «A posto. Solo un po’ bagnata.»

«Grazie per— aspetta, che cosa hai appena detto?»

«Le tue dita,» dico, con un’innocenza quel tanto che basta perché non possa accusarmi di aver oltrepassato troppo la linea. «Sono ancora un po’ bagnate. E probabilmente appiccicose. Finché non riesci a sistemare la faccenda.»

«Oh.» Si gira verso gli aerei che rullano, così non deve incrociare i miei occhi. «Sì. Giusto.»

La sua mortificazione è palpabile. Livelli di imbarazzo da radiazione nucleare. Sta rendendo questo piccolo incontro molto più divertente di quanto avessi previsto.

Prende i tovagliolini rimasti sul tavolo e prova ad assorbire il caffè che si è raccolto intorno alla tazza. «Mi dispiace. Non sono di solito così maldestra.»

«Chissà perché, non ti credo.»

Si volta verso di me, gli occhi spalancati per la sorpresa. Poi coglie l’evidente divertimento sul mio viso. Sorride, e mi accorgo che i suoi occhi marroni sono in realtà nocciola. Schegge di verde vi catturano la luce della finestra.

È anche più bella di quanto mi aspettassi. Ma questo non c’entra.

Per ora.

«Non sono di solito nemmeno così impacciata,» aggiunge.

«Non credo nemmeno a questo.» Mi fermo, poi le lancio una scialuppa. «I voli in ritardo sono il peggio. Sono in ritardo anch’io.»

«Ah, sì? Dove sei diretto?»

«San Francisco.»

«Non ci credo! Voli anche tu con l’UA523?»

«Sì.» Annuisco. «Pare che resteremo bloccati qui insieme per un po’.»

Lei si raddrizza sulla sedia, acquistando un briciolo di sicurezza mentre parliamo. «Immagino di sì. E ovviamente questo doveva essere proprio il volo in cui mi dimentico di mettere lo sketchbook nel bagaglio a mano.»

«Uno sketchbook? Sei un’artista?»

Io, di tutto questo, so già ogni cosa, ovviamente; ma fingo interesse.

«“Fumettista” è il mio titolo ufficiale,» dice, chinando il capo con un pudore quasi adolescenziale. «Faccio soprattutto la freelance.»

«Interessante come lavoro.»

«Può esserlo,» dice, tutta luminosa. «Tu che fai?»

«Un po’ di tutto.»

Lei solleva le sopracciglia. «È una risposta evasiva.»

«Alle donne non piacciono gli uomini misteriosi?»

Il rossore le torna sulle guance. «Non lo so. Dipende dalla donna, suppongo.»

Si morde il labbro per trattenersi dallo sparare qualcos’altro, ma non dovrebbe nemmeno provarci. Perché io so già tutto quello che c’è da sapere su Ms. Olivia May Lawrence, venticinque anni, proprietaria di una laurea in belle arti, mezza dozzina di piante d’appartamento per lo più morte e una dipendenza dalle Hot Cheetos. So dove fa acquisti e dove mangia. So quando esce di casa e quando rientra. So quando dorme e quando si sveglia e, diavolo, sono dannatamente sicuro di sapere perfino che cosa sogna, con esattezza.

Capitolo Precedente
Capitolo Successivo