CAPITOLO 5
Capitolo 5
RESTA CON ME
Ashley entrò infuriata nelle buie segrete, il ticchettio dei tacchi che risuonava sul pavimento. I suoi passi echeggiarono mentre si dirigeva verso una cella in particolare.
Chi era quella donna che voleva portarle via il suo Alpha? Come osava, quella stronza!
Le avrebbe dato una lezione, questo era certo.
Ashley era l'unica sorella minore del Beta Raphael. Aveva sempre provato qualcosa per l'Alpha Lucious, ma lui non le aveva mai prestato attenzione.
Anzi, disprezzava le donne. La sua Luna era l'unica eccezione. Ora che la Luna non c'era più, era arrivato il suo momento di brillare. La fortuna le stava finalmente sorridendo, ma ecco che quella stupida lupa solitaria doveva arrivare e rovinare tutto.
Con un secchio d'acqua in mano, si presentò davanti alla cella della prigioniera e ne rovesciò immediatamente il contenuto, inzuppandola.
La lupa si svegliò di soprassalto. La sua espressione mutò presto in rabbia e ringhiò contro Ashley.
«Wow… è davvero bellissima» mormorò Ashley tra sé e sé, vedendola. Non c'era da stupirsi che l'Alpha non avesse voluto ucciderla.
«Come osi?!» urlò quasi la lupa solitaria, avvicinandosi a lei.
«No! Come osi tu?!» ribatté Ashley. Ora riusciva finalmente a vederla bene.
Aspetta, è solo una ragazzina?
Ashley scoppiò a ridere guardando l'adolescente che aveva di fronte.
«Tu? Sei solo una ragazzina! Come può una piccola stronza come te venire qui e provare a sedurre il nostro Alpha?» disse rabbiosamente. Alcune guardie, sentendo le urla, arrivarono sulla scena.
A quelle parole, Haven scoppiò a ridere.
«Sì, sono una ragazzina. E anche bellissima… più bella di certe donne che mi trovo davanti. Ho un corpo da urlo. Guardami e basta.» Si girò lentamente, mostrando la sua figura perfetta ad Ashley, che la fulminava con lo sguardo. Anche se la ragazza era giovane, non poteva negare che avesse un fisico strepitoso.
«Perché il tuo Alpha non dovrebbe perdere la testa per questo?» ghignò Haven, indicando il proprio corpo.
«Che insolenza!» ringhiò Ashley, furiosa. «Come osi parlare dell'Alpha in quel modo!»
«Guardie, prendete questa ragazza! Datele una bella lezione, così imparerà a non parlare mai più così del nostro Alpha» ordinò Ashley, mentre due guardie si facevano avanti.
Haven ghignò sentendo quelle parole. «Stronza gelosa!» imprecò, facendo infuriare ancora di più la donna.
«Cosa state aspettando! Prendetela!» urlò.
«Fermatevi!» tuonò una voce maschile, mentre due figure entravano nelle buie segrete. Erano il Beta Raphael e, alle sue spalle, Lucious.
«Ashley, che stai facendo?!» la rimproverò il Beta, afferrando la sorella per un braccio.
«Lasciami, Raph… mi fai male» si lamentò lei, sentendo il dolore al braccio.
Lucious seguì Raphael all'interno delle segrete. Vide le sue guardie, tutte con lo sguardo fisso in un'unica direzione. Si chiese cosa stessero guardando e seguì i loro occhi.
Il fiato gli si mozzò in gola alla vista che gli si parò davanti. La lupa solitaria era lì, fradicia, con l'acqua che le gocciolava dai capelli e dai vestiti.
Gli abiti le si erano incollati alle forme stupende, mettendo in mostra ogni cosa perché lui potesse goderne con gli occhi. Lucious si perse a guardare quella ragazza. Ne era attratto e non sapeva perché.
Notando come le altre guardie la fissassero con lussuria, un sentimento iniziò a montargli nel petto.
Come osavano guardarla in quel modo? Non poteva sopportarlo.
«Adesso basta, voi due!» disse, interrompendo il battibecco tra fratello e sorella.
«Questa reietta viene con me. Rinchiudetela al mio piano» ordinò l'Alpha.
A quelle parole, Haven spalancò gli occhi, inorridita.
«No... no! Non è giusto! Non potete rinchiudermi e basta. Non vi appartengo» ribatté rabbiosa.
«Non sei nella posizione di dettare condizioni. Decido io cosa fare di te, reietta. Eri nel punto esatto in cui sono stato attaccato. Non può essere una coincidenza. Finché non scoprirò chi sei veramente, resterai con me» disse Lucious, solenne.
Haven si divincolò mentre veniva trascinata e spinta con forza in un ascensore. Due guerrieri le stavano ai fianchi mentre la cabina iniziava a muoversi. Haven non sapeva dove la stessero portando; se ne stava lì, in attesa che le porte si aprissero. Sperava solo che non fosse un posto terribile come la fredda segreta. Le porte si aprirono poco dopo e, senza perdere altro tempo, i guerrieri l'afferrarono per un braccio, tirandola dentro un appartamento magnifico.
Haven si guardò intorno sconvolta, lasciandosi trascinare ovunque la stessero portando. L'appartamento era talmente grande che avrebbe potuto contenere tutto il suo Branco della Luna d'Argento.
Dove sono? si chiese, mentre i suoi occhi curiosi saettavano da una parte all'altra.
Tutto lì dentro sembrava costoso. Superarono file e file di stanze prima di fermarsi finalmente davanti a una. Aprirono la porta e uno dei due la spinse dentro senza tanti complimenti.
Colta alla sprovvista, Haven barcollò in avanti, cadendo a terra. Atterrò malamente sul tappeto, sbucciandosi un ginocchio. Un dolore acuto le attraversò la gamba, costringendola a chiudere gli occhi e a stringere i denti mentre cercava di rialzarsi. Si precipitò verso la porta e provò ad aprirla.
Era chiusa a chiave.
«Maledetti!» urlò. «Aprite subito questa porta!» Haven prese a colpire la porta con forza.
Diede calci, tirò, picchiò, urlò e imprecò, ma nessuno venne ad aprire. Esausta, si arrese e rientrò nella grande stanza. Le ginocchia le tremavano mentre cedeva e si lasciava lentamente cadere a terra. Si rannicchiò sul pavimento e ben presto le lacrime le appannarono la vista.
«Mamma, papà... mi mancate così tanto» sussurrò, lasciando finalmente scorrere le lacrime che aveva trattenuto per tutti quei giorni. Non si era mai mostrata debole. Persino quando i suoi genitori erano morti, si era rifiutata di piangere.
Suo padre le diceva sempre che era forte, e lei ci aveva sempre creduto. Per questo non aveva mai mostrato alcuna debolezza.
Ma ora era stanca, davvero stanca.
Era stata tradita dall'uomo che amava. Era stata tradita dalla sua stessa migliore amica. Era stata tradita dal Beta di suo padre... un uomo che aveva sempre considerato come un padre. Era stata cacciata dal suo stesso branco e nessuno aveva detto una parola per difenderla. Aveva guidato il Branco della Luna d'Argento e aveva sofferto per rimettere in sesto i suoi membri dopo il micidiale attacco dei reietti, e quello era il modo in cui la ripagavano? Togliendole il titolo e cacciandola via?
E adesso, solo perché aveva deciso di aiutare uno sconosciuto, era stata presa contro la sua volontà e rinchiusa con la forza.
Haven pianse e pianse, lasciando scorrere le lacrime. Buttò fuori tutto il dolore e la frustrazione, mentre il pianto le rigava il viso.
Rimase lì, singhiozzando in silenzio per un tempo che le parve infinito, prima che, lentamente, la stanchezza iniziasse a farsi strada.
Le palpebre le si fecero pesanti mentre lottava per tenerle aperte. Fallì miseramente, e presto il buio la avvolse.
