Alpha Lucious

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CAPITOLO 2

Capitolo 2 - L'ALPHA FEMMINA

«Che cosa intendi dire?» Haven si voltò, cercando risposte sul viso di Tristan. Lui distolse lo sguardo, incapace di sostenere i suoi occhi.

Fu Mika, la sua migliore amica, a risponderle, con un'espressione di sfida dipinta sul volto.

«Il padre ha detto che devi lasciare il branco, ragazza.» Ghignò, incrociando le braccia sul petto.

Haven si girò verso il vecchio Beta di suo padre, che era anche il padre di Mika.

«Come avete potuto farmi questo?» ringhiò.

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Haven era l'unica figlia dell'Alpha Brian e di Lucia del branco della Luna d'Argento. Il vecchio Alpha non aveva mai avuto un figlio maschio, perciò aveva addestrato sua figlia a diventare una giovane donna molto forte. A diciassette anni, era praticamente la più forte tra i licantropi del suo branco, con il sangue Alpha che le scorreva nelle vene.

Haven aveva perso i genitori in uno scontro scoppiato tra il suo branco e alcuni lupi solitari. In seguito, aveva preso il controllo del branco, diventando un Alpha femmina.

«Haven, secondo te quando troveremo finalmente i nostri compagni?» le chiese Mika, la sua migliore amica d'infanzia, mentre l'aiutava a sistemarle i lunghi capelli.

«Hai i capelli tutti aggrovigliati, che hai combinato?» si lamentò, cercando di districare la chioma dell'amica.

Haven arrossì a quelle parole. Gli eventi della notte precedente le inondarono la mente, facendola diventare rossa come un peperone. Mika se ne accorse e smise di spazzolare per guardare l'amica, che stava avvampando.

«Perché arrossisci? Oh, Selene, è successo qualcosa?» domandò, riprendendo a spazzolare. Haven annuì leggermente, guardandosi intorno per assicurarsi che non ci fosse nessuno a portata d'orecchio.

Quando fu sicura che non ci fosse nessuno, trascinò Mika verso il suo letto.

«Non dirlo a nessuno, ok?» continuò, sempre più rossa. «Beh... ecco, ieri notte... Tristan e io... ci siamo accoppiati.» Disse finalmente, coprendosi il viso con le mani.

A quelle parole, il cuore di Mika sprofondò. Come poteva essere successo? No, era impossibile. Aveva sempre saputo che Tristan avesse un debole per la figlia del vecchio Alpha, ma non pensava che si sarebbe spinto a tanto.

No, impossibile! Tristan era suo. Apparteneva solo a lei!

Haven, nascondendo timidamente il viso, non si accorse dell'espressione di Mika. Non sentendo nulla, sbirciò per guardarla.

«Che c'è? Non dici niente. Non sei felice per me?» chiese Haven con innocenza.

Felice? Oh, Selene! Mika avrebbe voluto strangolare Haven lì, in quel preciso istante. Era stata lei ad amare Tristan per prima. Lo amava da quando erano bambini. Come aveva osato Haven farle una cosa del genere?

Prima le aveva rubato la scena. Era sempre e solo Haven, Haven, Haven. Haven questo, Haven quello. Tutti adoravano Haven.

Perché non lei? Cos'aveva Haven di così diverso? Anche lei era bella e forte. Perché Tristan non aveva scelto lei?

«Ma Haven, perché non me l'hai detto prima? Tristan non è il tuo compagno!»

"È mio", avrebbe voluto aggiungere, ma rimase in silenzio.

«Non possiamo saperlo con certezza. Voglio dire, al mio prossimo compleanno scopriremo tutti chi sono i nostri compagni e, chissà, forse Tristan è il mio» disse Haven, arrossendo.

«E poi, Tristan mi piace da un sacco di tempo... è sempre stato la mia cotta. Non posso credere di piacergli anch'io. Ha detto che dobbiamo aspettare che compia diciotto anni prima di marchiarmi» squittì felice. Mika le rivolse un sorriso tirato, stringendole le mani.

«Sono felice per te, Haven» disse, prima di lasciare la stanza. Il cuore le doleva mentre si dirigeva verso l'unico posto a cui riusciva a pensare in quel momento.


Tristan tornò alla sua forma umana dopo la battuta di caccia. Gli altri guerrieri lo salutarono tutti mentre si avviava verso la sua stanza. Era stanco, voleva darsi una rinfrescata e poi andare da Haven, il suo amore. Sorrise al ricordo della sua confessione della sera prima. Haven era l'unica donna che desiderava; gli piaceva fin da quando erano bambini, ma non aveva mai avuto il coraggio di farsi avanti fino a ieri sera...

Entrò nella sua piccola stanza, dove aleggiava ancora il profumo di Haven. Non vedeva l'ora di rivederla quella sera.

Andò a lavarsi e poco dopo uscì con un asciugamano addosso. Percepì un odore e si voltò, trovando Mika, l'amica di Haven, sulla soglia.

«Che ci fai qui, Mika?» le chiese mentre andava a prendere dei vestiti. Era cresciuto con lei e l'aveva sempre considerata una sorella. Il padre di Mika, il vecchio Beta, lo aveva portato al Branco della Luna d'Argento quando era solo un cucciolo. Aveva appena perso i genitori in un attacco di lupi solitari e da allora si sentiva in debito con lui. Gli aveva salvato la vita.

Mika entrò e si chiuse la porta alle spalle. Tristan, che aveva appena preso una maglietta, si girò a guardarla, inarcando un sopracciglio.

«Che c'è, Mika?» domandò, mentre lei gli si parava proprio davanti. Tristan strinse gli occhi quando la vide iniziare a spogliarsi.

«Ma che stai facendo?!» quasi urlò, indietreggiando.

«Accoppiati con me» disse lei, togliendosi il top e gettandolo sul letto.

«Ti prego, Tristan, sii mio» continuò, facendosi più vicina. Tristan ringhiò quando le mani di lei si posarono sul suo petto nudo. La spinse via e raccolse il top.

«Mettiti questo e smettila, qualunque cosa tu stia cercando di fare» disse con fermezza, lanciandoglielo in faccia. A quel gesto, Mika s'infuriò. Come osava rifiutarla?

«Devi amarmi, Tristan, devi!» gridò.

Tristan strinse gli occhi, poi scoppiò a ridere.

«Sei come una sorella per me. Mi dispiace, Mika, ma te l'ho già detto, smettila con questa follia, per favore. È una bambinata.»

«È per colpa sua, vero? Di Haven? Mi rifiuti per lei?» chiese Mika, con tristezza.

«Sono innamorato di Haven e lo sai. Ti prego, lasciami in pace, Mika, per l'amor di Selene» sospirò Tristan.

«Vedremo fino a che punto ti spingerai per il tuo amore» ridacchiò Mika. Gli occhi di Tristan diventarono neri mentre la guardava rivestirsi lentamente.

«Cosa vuoi dire?» le chiese con un ringhio sommesso.

«La ucciderò. Ucciderò la tua amata Haven se non farai come dico. Hai un debito con mio padre ed è ora che tu lo ripaghi» disse Mika con un sorriso malvagio.


«Come hai potuto farmi questo?» ringhiò Haven, guardando il vecchio Beta.

«Sono il vostro Alpha, non potete cacciarmi dal mio stesso branco! Il Branco della Luna d'Argento mi appartiene!» dichiarò, a buon diritto.

«Nessuno ti ha nominata Alpha» si intromise Mika, parandosi di fronte a Haven.

«E questo non è più il Branco della Luna d'Argento! Da oggi è il Branco della Luna Nera, e lui è il vostro nuovo Alpha» sogghignò Mika, spostandosi per far avanzare Tristan. Lui guardò Haven con occhi tristi. Non c'era niente che potesse fare, in quel momento.

A quelle parole, il cuore di Haven andò in frantumi. Tristan l'aveva tradita? Ricacciò indietro le lacrime che minacciavano di scendere mentre gli si avvicinava. Non appena lo raggiunse, un sonoro schiaffo gli colpì la guancia.

«Come hai potuto, Tristan?! Come hai osato tradirmi in questo modo?! Dopo... dopo tutto quello che abbiamo condiviso, è così che mi ripaghi?» domandò, sentendosi spezzare il cuore.

«Cosa avreste condiviso?!» ringhiò Mika, parandosi davanti a Tristan. Lo sguardo di Haven ribolliva di rabbia mentre osservava la persona di cui si era fidata di più rivolgerle un sorriso diabolico.

«Tutti noi abbiamo condiviso qualcosa di speciale» disse Mika, mostrando il collo su cui spiccava il marchio di Tristan, a indicare che ora era lei la sua Luna. Haven indietreggiò istintivamente a quella vista.

«Arrestatela! Ha osato schiaffeggiare il vostro nuovo Alfa!» ordinò il vecchio Beta, e decine di guerrieri attaccarono Haven. Gli occhi di Haven brillarono di lacrime mentre lanciava un ultimo sguardo a Tristan, prima di trasformarsi nella sua lupa argentata. Non poteva restare lì a combattere. Non poteva combattere la sua stessa gente.

Si lanciò nella foresta, lasciandosi alle spalle il suo amato branco.


Haven corse per ore. Al chiaro di luna, il suo magnifico manto argentato splendeva di una luce meravigliosa.

Corse per tutta la notte, cercando di fuggire dal dolore che provava. Al mattino era stanca e indolenzita. La sua lupa rallentò, fino a entrare al passo in un'ampia radura.

«Ehi, chi abbiamo qui?» disse una voce maschile, costringendola a voltarsi con la guardia alta. In quell'istante, decine di lupi erranti la circondarono. Erano tutti maschi.

«È bellissima» disse uno.

«Un altro lupo errante? E questa è una femmina» si intromise qualcun altro. Tutti la desideravano, quella splendida lupa davanti a loro.

«Vieni con noi, tesoro, ti terremo al sicuro» propose uno, mentre gli altri scoppiavano a ridere.

Haven ringhiò rabbiosamente, scoprendo le zanne affilate.

«Questa qui scotta. Mi sa che prima ci divertiremo un po', ragazzi» disse un lupo errante prima di trasformarsi. Gli altri lo imitarono, mutando a loro volta in lupi enormi. La maggior parte di loro era grigia, altri avevano il pelo castano chiaro o scuro.

Mostrando le zanne a Haven, balzarono in aria e la attaccarono.

Haven combatté senza pietà, artigliando e mordendo i lupi che la circondavano. Essendo un'Alfa, era leggermente più grande delle altre lupe comuni, quasi quanto i lupi erranti che la stavano attaccando.

Haven affondò le zanne nel collo di uno di loro. Dopo averlo scaraventato via, schivò il morso di un altro e gli graffiò il muso, facendolo guaire di dolore. Artigliava e mordeva chiunque osasse avvicinarsi, lasciando una scia di sangue ovunque andasse.

Il suo splendido manto argentato si macchiò di sangue mentre attaccava senza tregua, ferendo gran parte dei lupi erranti. Ma altri continuavano ad arrivare e a unirsi all'attacco. Più Haven combatteva, più si indeboliva.

Sapeva che era solo questione di tempo prima che la bloccassero a terra.

Un lupo la sorprese alle spalle e riuscì a graffiarle un fianco. Haven emise un ringhio di dolore, mentre alcuni dei lupi sogghignavano. Godettero nel vederla soffrire.

Haven morse il lupo al collo e lo scagliò contro gli altri, facendoli cadere all'indietro.

Quella era la sua occasione. Si diede alla fuga. Si precipitò nella foresta, cercando di seminare i lupi erranti che le stavano alle calcagna.

Dopo un'ora di corsa, la lupa di Haven era esausta e ritornò alla sua forma umana. Cercò di ripulirsi mentre si rimetteva i vestiti, che ormai erano ridotti a brandelli.

Si guardò intorno, cercando di capire dove fosse. Era finita in un'altra radura.

La foresta era così vasta che doveva essersi persa. Haven si voltò per andarsene, quando i suoi occhi notarono qualcosa, o meglio, qualcuno. Un uomo giaceva al centro della radura; sembrava morto.

La curiosità ebbe la meglio su di lei e si avvicinò lentamente allo sconosciuto. Quando lo vide, trattenne il respiro: il suo corpo era circondato da una pozza di sangue.

«Come mai è da solo in questa foresta immensa?» si chiese Haven, accovacciandosi per osservarlo più da vicino. Stava sanguinando dal collo. Poteva vedere la ferita rimarginarsi lentamente.

Haven si rialzò con un'alzata di spalle, pronta ad andarsene. I randagi erano ancora alle sue calcagna. Potevano spuntare da un momento all'altro. Si girò e iniziò ad allontanarsi, ma si fermò di colpo, voltandosi di nuovo a guardare.

Non poteva lasciare quel pover'uomo a morire da solo. Sospirando, tornò indietro e si accovacciò per sentirgli il polso. Respirava ancora.

Haven si strappò un pezzo di stoffa dalla veste e gli asciugò delicatamente il sangue. Pulì l'area intorno alla ferita prima di gettare via lo straccio. Lo sguardo le cadde sui suoi muscoli levigati e la mano, quasi senza volerlo, gli sfiorò gli addominali scolpiti.

«Cosa stai facendo, Haven? Concentrati!» si rimproverò, rendendosi conto di essersi lasciata distrarre dal suo corpo attraente.

Strappò un altro pezzo di stoffa e sollevò un po' la testa dell'uomo, cercando di bendare la ferita per accelerare il processo di guarigione.

L'uomo emise un leggero grugnito mentre apriva lentamente gli occhi.

Haven non aveva prestato molta attenzione al suo viso finché non lo sentì muovere piano una mano.

Alzò lo sguardo e incrociò quello dell'uomo, che la stava fissando. Il respiro le si bloccò in gola quando i loro occhi si incontrarono. In tutta la sua vita, non aveva mai visto un uomo tanto bello. L'intensità di quegli occhi neri la paralizzò, incapace di distogliere lo sguardo.

Le sue mani si fermarono mentre entrambi si fissavano. Il tempo sembrò rallentare e gli occhi di Haven corsero alle sue labbra leggermente socchiuse.


Lucious sentì qualcuno sollevarlo mentre qualcosa gli strofinava il collo. Aveva perso i sensi per la mancanza di forze e per la ferita al collo, che guariva più lentamente del solito. Aveva già contattato mentalmente il suo Beta quando aveva ripreso conoscenza poco prima, e aveva appena chiuso gli occhi per riposare quando sentì un fruscio leggero nell'erba accanto a sé. Qualcuno si era accovacciato al suo fianco e delle mani delicate gli avevano cercato il polso. Subito dopo, la persona si sedette e usò un pezzo di stoffa per pulirgli il sangue dalla ferita.

Troppo stanco per parlare o anche solo per muoversi, Lucious rimase lì, a occhi chiusi, lasciando che quella persona continuasse a fare ciò che stava facendo. Sentiva che l'intruso non rappresentava una minaccia.

La ferita si era quasi richiusa quando finalmente decise di aprire gli occhi. Il suo sguardo si posò su una bellissima ragazza inginocchiata di fronte a lui. La sua pelle candida contrastava con i lunghi capelli argentati, che splendevano magnificamente sotto il sole del mattino. La ragazza interruppe ciò che stava facendo e alzò la testa, incrociando il suo sguardo.

Fu in quel momento che tutto si fermò. Si sentì come se il mondo intero si fosse bloccato, mentre i suoi occhi si perdevano negli occhi azzurri più belli che avesse mai visto.

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