Capitolo 5 Capitolo 5
Scott entrò nel bar e si diresse verso il tavolo dove i suoi amici erano seduti.
Appena si sedette, Logan lo guardò con un sorrisetto. «Non pensavo che ti saresti fatto vedere. Credevo fossi occupato ad allenare il tuo nuovo allievo.» Ridacchiò.
Scott scosse la testa. Afferrò una birra, la aprì con l’apribottiglie e ne bevve un sorso direttamente dalla bottiglia.
«Sono davvero sorpreso che tu abbia accettato di lasciarlo stare da te» disse Ethan. «È ovvio che quel tizio sia un guaio. Non ho idea di cosa stesse pensando l’allenatore quando vi ha messi insieme.»
«Fidati, se dipendesse da me, lo sbatterei fuori dalla mia stanza e fuori dalla squadra» rispose Scott con un sospiro profondo, bevendo un altro sorso di birra. «Ma non posso farlo. Non ancora.»
Logan si sporse in avanti e abbassò la voce. «Ho fatto qualche ricerca. Di quel tipo non c’è niente di buono.» Scosse la testa. «Ho sentito che finisce sempre in rissa, che lo buttano dentro di continuo, e che i suoi amici buoni a nulla poi lo tirano fuori pagando ogni volta. Non ha la fedina pulita. Ti consiglio di muoverti in fretta. Qualsiasi cosa, pur di toglierlo dalla squadra e levarlo di mezzo.»
Ethan annuì. «Come sta andando l’allenamento? Ti sta dando problemi? Dimmi solo una parola e ce ne occupiamo noi.»
Scott fece un gesto vago con la mano, liquidando la cosa. «Non ce n’è bisogno. Ci sto già pensando io.»
Logan ed Ethan si scambiarono uno sguardo e sorrisero. Si sporgessero entrambi in avanti, curiosi.
«Che intendi, Scott?» chiese Logan, con quel ghigno malizioso ancora stampato in faccia.
Scott sbuffò piano. «Non avrai mica pensato davvero che lo stessi semplicemente allenando, vero? Voglio quel cretino fuori dalla squadra con tutto me stesso. Sto solo fingendo di allenarlo. Lo faccio spaccare in palestra, ma sul ghiaccio non gli do un vero allenamento.»
«Ecco perché sul ghiaccio è diventato ancora peggio.» Logan scoppiò a ridere. «Mi chiedevo perché non fosse migliorato da quando hai cominciato ad allenarlo. Adesso capisco.» Batté le mani. «Bel lavoro, amico. Proprio ben fatto.»
«Se l’allenatore vede quanto fa schifo, non avrà altra scelta che cacciarlo dalla squadra» disse Scott, abbandonandosi contro lo schienale e facendo ruotare la bottiglia tra le dita. «Problema risolto.»
«È un piano solido» convenne Ethan. «Devi liberartene in fretta. Ho sentito anche un’altra cosa su di lui. All’inizio non volevo crederci, ma troppa gente me l’ha confermata. E lui non è neanche discreto.»
Scott aggrottò la fronte. «Che cosa?»
Ethan abbassò la voce. «Ho sentito dire che è gay.»
«Cosa?!» sbottò Logan. «È gay? Dici sul serio?»
«Ne sei sicuro?» chiese Scott, senza riuscire a nascondere la sorpresa.
Ethan annuì. «Sì. E lo dice apertamente. Solo che il resto della squadra non lo sa. Riesci a immaginare cosa succederebbe se lo venissero a sapere? La sua vita peggiorerebbe ancora. Potrebbero perfino buttarlo fuori dalla squadra. Ha un caratteraccio. Se la gente comincia a prenderlo di mira e lui continua a finire in rissa, l’allenatore lo manderebbe via di sicuro.»
Logan si appoggiò allo schienale. «Capisco cosa intendi. È un modo facile per farlo cacciare dalla squadra. Non dobbiamo nemmeno faticare. Basta spargere la voce e lasciare che tutto vada in pezzi da solo. Tu che ne pensi, Scott?»
Scott rimase in silenzio. Non aveva nessun problema con il fatto che Jace fosse gay. Il mondo non era più mentalmente chiuso come un tempo. Ma usare quello contro di lui? Quello gli sembrava davvero meschino. Non aveva intenzione di abbassarsi a tanto. Preferiva gestire la cosa a modo suo.
Scott scosse la testa. «Lascia perdere. Non userò la sua identità contro di lui.»
«Merda.» borbottò Logan. «Lo sapevo che avresti detto così. Tu e i tuoi principi. Perché scegliere la strada più difficile quando ce n’è una più facile?»
«Non lo farò.» disse Scott con fermezza. «E nemmeno voi. È davvero troppo meschino. Noi siamo meglio di così.»
Logan ed Ethan si scambiarono un’altra occhiata e sorrisero. Conoscevano Scott fin troppo bene.
«Va bene.» Logan alzò una mano in segno di resa. «Ma ti stai perdendo un sacco di divertimento.» Finì il suo drink, se ne versò un altro e ne prese un sorso.
Lo sguardo di Ethan vagò per il bar, in cerca di una ragazza con cui flirtare. Fu allora che notò Jace entrare con i suoi amici. Diede in fretta un colpetto alla gamba di Logan. «Ehi. Guarda chi è appena entrato.» Fece cenno verso Jace.
Logan e Scott si voltarono in quella direzione nello stesso istante. Gli occhi di Scott incontrarono subito quelli di Jace.
Jace aggrottò leggermente la fronte, chiaramente sorpreso di vederlo lì. Ma quando il suo sguardo cadde sulla bottiglia di birra nella mano di Scott, sbuffò incredulo. Scott gli aveva detto di non bere. Eppure eccolo lì, a bere con i suoi amici.
«Stronzo. Vediamo come mi fermi adesso.» mormorò Jace con un sorrisetto. Fece l’occhiolino a Scott prima di tornare a voltarsi verso i suoi amici.
Logan sbatté le palpebre. «Hai visto? Ti ha fatto davvero l’occhiolino? Non dirmi che quello scemo ha una cotta per te.»
«Ma che cazzo stai dicendo?» sbottò Scott, con il disgusto evidente nella voce.
«E per quale altro motivo ti farebbe l’occhiolino?» ribatté Logan.
«Farai meglio a chiudere quella bocca prima che ti infili questa bottiglia giù per la gola.» lo avvertì Scott, stringendo la mascella.
«Va bene. Ma stai attento quando gli stai intorno. Non dire che non ti avevo avvertito. Conosco il suo tipo. Se non fai attenzione, potrebbe trasformarti in uno come lui. O peggio... potresti innamorarti di lui senza nemmeno rendertene conto.»
«Sì, come no.» sbuffò Ethan. «È l’ultima cosa che Scott potrebbe mai essere. Bevi la tua birra e smettila di parlare.»
Scott rimase in silenzio. Non era mai stato attratto dagli uomini, e dubitava che lo sarebbe mai stato. E anche se lo fosse stato, essere attratto da uno come Jace sarebbe stata l’ultima cosa sulla sua lista. Quello stronzo non era neanche il suo tipo.
Lentamente, lanciò di nuovo un’occhiata a Jace.
Ma Jace lo stava già fissando.
Jace sollevò la sua bottiglia di birra e sorrise con aria di scherno. Quell’insopportabile espressione di trionfo gli era stampata in faccia. Scott non desiderava altro che prenderlo a pugni fino a cancellargliela. Ma invece alzò il dito medio e mimò con le labbra: «Vaffanculo.»
Jace ridacchiò piano.
«Vaffanculo anche tu.» rispose.
